I castelli piacciono molto agli architetti. La forma geometrica con poche concessioni decorative e il muro di cinta che li delimita chiaramente rispetto al contesto costituiscono un'immagine facilmente afferrabile e riconoscibile. Tradizionalmente il possesso di un'immagine di questo tipo vien considerato essenziale per la forma architettonica: nel suo recente Intenzioni in architettura, Norberg-Schulz ha parlato a questo proposito di pregnant form.[2]
Oggi di castelli non se ne costruiscono più. Militarmente sono del tutto obsoleti e sostituiti dalle basi aeree e missilistiche. E non solo i castelli, ma tutte le forme della guerra han subito significative trasformazioni: le battaglie ad esempio. Se esaminiamo la rappresentazione d'una battaglia sette-ottocentesca, ci rendiamo conto del grande ordine visuale che regna sul campo. I soldati si dispongono secondo figure geometriche regolari, in modo che il comando possa controllarli e dirigerli. Il comandante poteva vedere tutta la zona di battaglia e trasmettere i suoi ordini per mezzo di aiutanti di campo. Rimaneva seduto sul suo cavallo, e sotto il forte fuoco nemico controllava ciascun reparto su di un fronte di 4-5 miglia, studiando il nemico e adeguando la disposizione delle forze allo sviluppo della situazione tattica.[3]
Le battaglie attuali non hanno più bisogno d'una immagine visuale chiara. Il controllo e il comando non si realizzano più attraverso una visione diretta, ma mediante i nuovi mezzi di comunicazione e di esplorazione come la radio e il radar. La disposizione dei soldati, liberata dalle esigenze della comunicazione visuale diretta, può prendere forme difensive più efficaci. Questa è una delle ragioni per cui non esistono vedute generali delle battaglie attuali. La guerra attuale è fotogenica solo nei primi piani, come verifichiamo tutti i giorni in TV e sui giornali.
Questo fenomeno di perdita di valore delle forme visuali chiare si sta producendo pure in architettura e in urbanistica. La città murata con gli edifici rappresentativi emergenti sugli altri, o la città del XIX secolo con le mura demolite ma con un tracciato regolare di strade e una collocazione strategica dei monumenti e degli edifici rappresentativi, fornivano ai cittadini un'immagine chiara della loro città. Le città attuali al contrario van perdendo l'immagine chiara, sia perché vengono distrutti i nuclei antichi e gli ampliamenti monumentali ottocenteschi, sia perché alle zone di nuova crescita vengon date forme ogni volta visivamente più confuse e disordinate. Basta confrontare, nella pianta d'una città come Barcellona, il degrado che va subendo la forma urbana passando dall'ampliamento (ensanche) ottocentesco alle zone che lo circondano. La situazione è nuova: non si tratta della sostituzione d'una immagine di città con un'altra, ma della sua scomparsa, perché la società attuale non ne sente più la necessità.
Una delle ragioni della sua necessità era che l'architettura e la forma della città agivano come mezzi di comunicazione e di espressione dei valori della società. Con un popolo praticamente analfabeta e con mezzi di comunicazione di massa scarsi o mancanti, l'architettura aveva la funzione di mezzo di comunicazione. L'importanza del potere civile o religioso si esprimeva attraverso la qualità e la grandezza degli edifici. Per questo motivo a Firenze emergevano sugli altri edifici il Duomo e Palazzo Vecchio, a Karlsruhe le strade convergevano sul palazzo del Principe, a Bologna il primato politico e sociale si esprimeva mediante la costruzione della torre più alta.
Oggi i mass media si sono perfezionati e sviluppati enormemente. Il ruolo che svolgevano l'architettura e la forma urbana è passato a mezzi più efficaci come i libri, la stampa e la televisione. I valori della Chiesa si esprimevano nelle chiese (e non è casuale l'uso della medesima parola) e specialmente nella più importante di tutte, la basilica di S. Pietro. I Papi incaricavano i migliori architetti e artisti, ben coscienti del ruolo che rivestiva l'architettura. Ma oggi, chi conosce la sede centrale della Coca Cola? L'architettura non può competere con i nuovi mezzi di comunicazione, l'informazione che questi danno è molto più rapida, ricca ed economica. Il ruolo che svolgeva nella città antica la visione giornaliera della cattedrale e del palazzo è oggi svolto dalla visione giornaliera di giornali e TV.
Ciò nonostante si continuano a costruire edifici espressivi, perché gli architetti non vogliono accettare la perdita del ruolo di mezzo di comunicazione che l'architettura aveva. Come non l'ha accettata il mondo culturale universitario, quello che più appoggia gli architetti: nei campus universitari degli Stati Uniti e della Gran Bretagna son stati costruiti alcuni dei migliori edifici attuali. Ma optano, a volte, per edifici espressivi anche dirigenti di società e uomini d'affari che nella loro pratica quotidiana, per ragioni d'efficacia, han rinunciato al potere espressivo dell'architettura. La loro formazione culturale e la loro ideologia, propensa a conservare i valori stabiliti - in questo caso quello dell'architettura come mezzo espressivo e artistico -, li obbliga a espiare in questo modo i loro quotidiani 'peccati'. Si tratta comunque di eccezioni, fra cui potremmo citare la Ford Foundation di Roche con altri edifici commerciali a Manhattan. Per analoghi motivi la maggior parte degli edifici selezionati per il premio FAD di Barcellona sono costruiti da piccoli imprenditori, che per posizione sociale e formazione culturale sono quelli che più condividono la fiducia nelle possibilità espressive dell'architettura. Come si vede, l'architettura espressiva è sempre legata ad ambienti culturali nei quali tradizionalmente s'è accettato il suo valore e la sua importanza come mezzo di comunicazione.
Tuttavia non in tutti gli edifici cessa di aver senso il ruolo espressivo della forma. La casa ne è un esempio. I singoli individui, se non dispongono di altri mezzi di comunicazione più efficaci, devono ricorrere al vestito, all'auto e alla casa per esprimersi e farsi conoscere dagli altri. Gli studenti che vivono nella residenza progettata da Aalto al MIT personalizzano con manifesti le porte delle loro camere. Esprimersi mediante la casa è tanto più importante quanto minori sono i mezzi di cui disponiamo in altre sfere della nostra attività. Il valore espressivo della casa è meno importante per un dirigente industriale - che può esprimersi pienamente attraverso le decisioni che prende nella sua impresa e nel suo tempo libero - che per un operaio, il quale praticamente dispone solo della casa per farsi conoscere dagli altri. È un tema che dovrebbe essere approfondito.
La forma visuale chiara dell'architettura dipendeva anche dal fatto che serviva per orientarsi in città. I campanili delle chiese della città medievale o i monumenti della città ottocentesca adempivano bene a questo ruolo. Ma oggi, con l'entrata dell'auto nella città, non è possibile che gli edifici continuino a svolgere questo ruolo di orientamento a causa dei sensi unici, delle carreggiate asimmetriche, dei giri a destra per andare a sinistra. Per migliorare la fluidità del traffico, i monumenti sono stati spesso spostati dalle loro posizioni strategiche. Le variazioni della circolazione sono troppo frequenti per poter basare l'orientamento in città su elementi così rigidi e fissi come gli edifici: la segnaletica, più flessibile e chiara, li sostituisce vantaggiosamente.
Di recente si son svolti in Spagna tre concorsi per il progetto delle università autonome di Madrid, Barcellona e Bilbao, cui la rivista Nueva Forma ha dedicato il numero di gennaio 1970. Tutti i progettisti, ritenendo che le necessità varieranno nel tempo, han proposto delle megastrutture capaci di ospitare le varie funzioni con la massima flessibilità. Però la massima flessibilità non si ottiene con una megastruttura, che ha nella sua crescita e nel suo funzionamento molte limitazioni e servitù, ma con degli edifici indipendenti legati da una buona rete di comunicazione. Gli edifici indipendenti hanno una capacità di crescita e di funzionamento più semplice, flessibile e spesso anche più economica. Il fatto che a priori si sia pensato ad una megastruttura, senza che lo richiedesse il bando, si spiega solo con la volontà degli architetti di dare all'università un'immagine fortemente espressiva, per comunicare i valori dell'istituzione anche a spese della flessibilità. Comunque nessuno di questi progetti verrà costruito perché l'amministrazione, al momento d'iniziare i lavori, farà un altro concorso-appalto fra imprese costruttrici. L'opera architettonica verrà disattesa a favore d'un edificio ritenuto più affidabile e economico. Il concorso fra gli architetti è stato solo una forma di compromesso con costoro, che credono ancora all'architettura espressiva, mentre l'università dispone di ben altri mezzi per comunicare i propri valori.
L'architetto continua a sognare i castelli. Se non li può costruire, li tiene presenti nelle sue visioni ideali e utopiche degli insediamenti umani del futuro. Non vuole accettare la perdita del valore comunicativo e quindi la perdita inevitabile delle forme visuali chiare in architettura e in urbanistica. Perciò attacca sistematicamente l'urban sprawl, la città giardino e gli edifici senza forma che crescono lungo le strade. Difende la città compatta, la megastruttura e l'opera architettonica. Ma l'opera architettonica, espressiva in sé, perde quasi sempre la battaglia con l'edificio volgare e anonimo, che slegandosi dai problemi espressivi si mostra molto più efficace e flessibile alle necessità del cliente e degli utenti. È un fallimento paragonabile a quello della 'bella', ma inefficace e suicida, carica della Brigata Leggera britannica a Bataclava durante la guerra di Crimea (Richardson ci ha fatto sopra un film) che segnò la fine del 'bel gioco' della guerra. Il generale francese Bosquet, che l'osservava, esclamò: C'est magnifique, mais ce n'est pas la guerre.[4]
[1] [Titolo originale "Sueños de castillos", 1971, in La estrellas de la arquitectura, Tusquets, Barcelona 1975, pp. 9-18. Sust pensa che gli architetti sbaglino a sognare 'castelli', cioè forme visuali chiare, concluse, che sarebbero a suo dire superate dai tempi. Non sono della medesima opinione: basti vedere che, proprio all'inizio degli anni '70, quando Sust scriveva, Botta poneva le basi della sua fortuna professionale proprio scegliendo forme visuali chiare e facilmente memorizzabili come cubi e cilindri di derivazione illuminista, kahniana, evidentemente gradite sia ai clienti che ai media. Nel testo originale sono inserite undici illustrazioni, irriproducibili per la loro scarsa qualità: 1) Castello de la Mota, Medina del Campo (Valladolid); 2) Lo Xanadu di Bofill a Calpe (Alicante); 3) I. M. Pei, National Center for Atmospheric Research, Table Mountain Boulder (Colorado); 4) Stampa rappresentante la battaglia di Malplaquet, 1709; 5) Foto della guerra arabo-israeliana; 6) Firenze, il Duomo e Palazzo Vecchio emergenti sulla città, ripresi da Piazzale Michelangelo; 7) Pianta di Karlsruhe; 8) Bologna, le torri Asinelli [scritta Alsinelli] e Garisenda; 9) Porte delle camere degli studenti, personalizzate con manifesti, nella Baker House di Aalto; 10) Hans Hollein, Carrier City; 11) Stampa riproducente la carica della Brigata Leggera a Bataclava, Guerra di Crimea, 1853-56].
[2] Christian Norberg-Schulz, Intentions in Architecture, Universitetforlaget, 1963 [tr. it. Intenzioni in architettura, Lerici, Milano 1967].
[3] Maresciallo Montgomery, Historia del Arte de la Guerra, Aguilar, Madrid 1969, p. 296.
[4] Maresciallo Montgomery, cit., p. 422.