CONFERENZA DI CONSENSO
"L'INTEGRAZIONE DEI SERVIZI
GERIATRICI"
II GRUPPO DI LAVORO: L'ASSISTENZA
DOMICILIARE INTEGRATA
Ostuni 11-12 Aprile 1995
Tutors: A.Pagni - F.Rengo
Discussant: G.Abate, L.Bartorelli, A.Bavazzano,
L.Bellino, C.Cricelli, A.De Benedetti, G.Della Tommasa, D.Fontanari, G.Munari,
G.Palombi, P.Spolaore
Premessa
Il Piano Sanitario Nazionale (PSN) relativo al triennio
1994-96, individua, ove si esclude l'Assistenza Ospedaliera, le seguenti
attività e prestazioni sanitarie, erogate dal Servizio Sanitario
Nazionale (SSN), secondo livelli uniformi di assistenza sanitaria:
1) Assistenza Sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro;
2) Assistenza Sanitaria di base attuata dal Medico di Medicina
Generale (MMG) e dal Pediatra;
3) Assistenza Specialistica semiresidenziale e territoriale, nelle
quali sono comprese molte delle attività sanitarie a favore
dei disabili (consultorio materno-infantile, assistenza psichiatrica,
assistenza riabilitativa);
4) Assistenza sanitaria residenziale a non autosufficienti e lungodegenti
stabilizzati per far fronte alla disabilità in tutte le età
5) Attività di supporto alla organizzazione assistenziale.
Le suddette attività e prestazioni sanitarie saranno erogate
dal SSN secondo le seguenti organizzazioni funzionali:
a) il Distretto Sanitario di Base (DSB) struttura organizzativa funzionale
della Azienda Sanitaria Nazionale (ASL), capace di realizzare un
elevato livello di integrazione tra i diversi Servizi che erogano
le prestazioni sanitarie e tra questi e i Servizi Socio- Assistenziali,
in modo da consentire una risposta coordinata e continuativa ai bisogni
sanitari della popolazione;
b) le Strutture per le attività di
riabilitazione di I° livello (attività di Assistenza Domiciliare
Integrata - ADI - e nelle Strutture Assistenziali Socio-Sanitarie)
e di II° livello nella fase post-acuta nelle lungodegenze o in
ambulatorio;
c) sperimentazione gestionale;
d) il Sistema di Valutazione e di Controllo della Attività Sanitaria.
Nell'ambito del PSN, oltre ai livelli uniformi di assistenza socio-sanitaria,
sono riportati i Progetti Obiettivi e le Azioni Programmate. I primi rispetto
alle seconde si distinguono in quanto postulano il coinvolgimento trasversale
ed intersettoriale di altre amministrazioni per una azione di tutela che
travalica l'esclusivo ambito sanitario.
Il Progetto Obiettivo "Tutela della Salute degli Anziani" (POA) definisce
gli interventi da compiere per assicurare l'assistenza geriatrica, garantendo
un approccio globale ed integrato alla persona, che identifichi le diverse
componenti delle compromissioni anatomo-funzionali e consenta la formazione
di programmi terapeutico-riabilitativi individualizzati e continuativi.
In questa logica per gli anziani non autosufficienti il PSN definisce
i seguenti interventi prioritari:
1) istituire le Unità di Valutazione geriatrica (UVG);
2) attivare e potenziare il Servizio di ADI, in modo da assistere
entro il 1996 almeno il 2% degli ultra-65enni non ospitati in Residenze
Sanitarie Assistenziali (RSA), che siano non autosufficienti, parzialmente
autosufficienti, o a rischio di invalidità;
3) attivare in via sperimentale la spedalizzazione domiciliare (SD);
4) attivare i Centri Diurni di riabilitazione.
Il PSN 1994-96, pur contenendo quanto sopra esposto, non delinea in
maniera esplicita in che modo nel DSB le varie strutture assistenziali
debbano tra loro coordinarsi e integrarsi, anche se in maniera chiara indica
la necessità di attuare una assistenza globale e continuativa per
l'anziano non autosufficiente. Il PSN lascia alla autonomia regionale la
definizione dell'organizzazione dell'Assistenza Geriatrica (AG), sulla
scorta delle linee giuda contenute nel PSN stesso.
Modalità per modificare l'attuale organizzazione del DSB per renderlo aderente al PSN 1994-96 ed al POA.
L'attuale organizzazione sanitaria e la nuova rete
dei Servizi assistenziali geriatrici disegnata dal PSN possono essere così
schematizzate (in grassetto sono indicati i Servizi o Strutture di nuova
istituzione secondo il POA):
È evidente che i "Servizi residenziali" ed i "Servizi Territoriali
e Domiciliari", necessari per garantire la cura continuativa dell'anziano
disabile, devono essere opportunamente programmati dalle ASL, al fine di
definire la consistenza necessaria delle singole strutture a livello distrettuale
(UVG, ADI, Centri Diurni, Centro Sociale, Centri di Riabilitazione), interdistrettuale
(RSA, Ospedale diurno) o addirittura inter-ASL (RSA, Ospedale, Ospedale
Diurno, Spedalizzazione Domiciliare).
Per limitare al minimo i disagi per i pazienti che
hanno bisogno di AG, è auspicabile che nel DSB si istituisca un
ufficio unico per l'Assistenza continuativa attraverso il quale il paziente
può accedere tramite la valutazione congiunta del MMG e del "Case
Manager", all'UVG e quindi alla Rete dei Servizi Geriatrici Territoriali
(ADI, RSA).
Validità della UVG e suo ruolo nell'Assistenza Geriatrica nel DSB
In analogia alla UVG ospedaliera, risultati positivi si ottengono in
termini di mortalità, di qualità di vita e di costo-beneficio
anche a livello del DSB, solo quando l'UVG è responsabile sia della
valutazione che del piano individuale di assistenza, ovviamente sempre
in accordo con i MMG.
Dal complesso delle esperienze finora condotte, la metodologia impiegata
dall'UVG appare efficace a patto che vengano rispettati alcuni principi:
1) gli interventi devono essere concentrati su quei soggetti che presentano
un grado di disabilità, anche importante, ma suscettibile
di essere conservato o migliorato;
2) in ogni DSB deve operare almeno una UVG;
3) per quanto riguarda gli anziani a domicilio è necessaria
una identificazione precoce dei soggetti a rischio, poichè
la segnalazione spontanea da parte dell'anziano o dei familiari è
spesso tardiva o può venire addirittura omessa;
4) il successo dell'UVG è possibile solo se si realizza una
integrazione tra servizi sociali e sanitari ed è operante
una rete coordinata di Servizi che comprendono sia la fase ospedaliera
che i vari tipi di assistenza sul territorio;
5) la segnalazione del caso da assistere, la programmazione dell'intervento
e la periodica rivalutazione devono far capo ad un unico coordinamento,
che per il singolo paziente deve essere affidato ad una sola persona;
6) i dati clinico-epidemiologici individuano quale fascia di massimo
rischio geriatrico le donne ultra-75enni, sole, residenti nelle aree
metropolitane.
L'accesso all'ADI ed alla RSA deve essere valutato e proposto obbligatoriamente
dall'UVG. Per tutti gli altri casi, che non hanno bisogno di ADI o di ricovero
in RSA, può essere sufficiente una consulenza specialistica geriatrica
, proposta dal MMG, senza far ricorso necessariamente al più complesso
intervento dell'UVG.
Una utile funzione di filtro può essere effettuata dall'unità
funzionale costituita dal MMG e dal "Case Manager", adottando il modello
della "Continuing Care Service" della British Columbia (Canada).
Il "Case Manager" è una figura parasanitaria, capace, con strumenti
di valutazione obiettivi ed uniformi di funzionare quale filtro per l'accesso
all'UVG e in grado di risolvere i casi meno complessi. Resta comunque inteso
che il "Case Manager" svolge anche il compito di "Tutor" del caso clinico
vagliato dall'UVG.
Una recente indagine, condotta nell'ambito del Progetto Finalizzato
Invecchiamento, Sottoprogetto 5 "Qualità della Vita ed Autosufficienza
(SP5)" del CNR, ha messo in evidenza la ottima capacità dell'infermiere
professionale (Case Manager) di selezionare i casi da indirizzare all'ADI,
utilizzando la "Scheda di Valutazione dell'Anziano a Domicilio" (SVAD).
La SVAD è l'unico strumento validato tra quelli attualmente
utilizzati nel nostro Paese.
Il Centro ADI deve lavorare in stretta collaborazione con il MMG e
l'UVG ed il personale ad esso afferente può essere costituito da
personale dipendente e/o convenzionato e deve essere dimensionato alle
esigenze assistenziali del DSB.
Quale paziente "geriatrico" accede all'ADI
È evidente come il punto critico dell'ADI dipenda strettamente
da una precisa individuazione di condizioni patologiche e di caratteristiche
di disabilità, che possono trarre vantaggio concreto dal servizio.
La mancata individuazione di criteri e standard specifici per l'ADI comporta
il rischio di un semplice allargamento dell'offerta, senza una contemporanea
contrazione di domanda su altri punti della rete dei Servizi. In una situazione
di limitate risorse, quale quella che sta attraversando il nostro SSN,
ciò potrebbe determinare il mancato decollo dell'ADI.
Occorre pertanto una chiara distinzione fra Assistenza Domiciliare
Sanitaria (ADS) (accessi programmati del MMG ed assistenza infermieristica)
o sociale (aiuto domestico) e l'ADI, destinata a problemi complessi contemporaneamente
sociali e sanitari, a cui si accede attraverso il filtro dell'UVG. Comunque,
anche per ottenere l'Assistenza infermieristica o quella sociale, costituirà
un elemento decisivo per la efficienza gestionale la possibilità
da parte del "cliente" o dei suoi familiari, di rivolgersi ad un ente erogatore
unico, all'Ufficio distrettuale per l'Assistenza Continuativa che provvede
a disporre il servizio.
La dimissione programmata dall'ospedale rappresenta una delle modalità
più logiche e semplici per accedere all'ADI. Sono un esempio di
dimissioni programmate tutti quei casi di ictus o di fratture di femore
che, superata la fase acuta ospedaliera, possono essere efficacemente assistiti
a domicilio anche per quanto riguarda la componente riabilitativa.
Nell'ambito di un progetto di sperimentazione, si potrebbe ulteriormente
verificare la validità dell'ingresso in ADI di alcuni soggetti dimessi
dall'ospedale attraverso il MMG opportunamente informato e coinvolto. In
tal senso, anche molti dei pazienti dimessi dalle RSA e dalla SD potrebbero
essere avviati all'ADI.
In ogni singolo caso di ADI dovrà essere presa in considerazione
la composizione del nucleo familiare, la sua disponibilità e l'eventuale
presenza continuativa presso il domicilio dell'anziano. Se la presenza
di un supporto "informale" è indispensabile per una corretta Assistenza
Domiciliare, in alcuni casi il Volontariato, oltre ad integrare l'impegno
del nucleo familiare, può sostituirsi a questo. Il Volontariato
dovrà essere coinvolto, in modo programmato, in una serie di iniziative
che vanno dall'aiuto nell'assunzione di cibo, all'uscita di casa per compiti
elementari fino ad un aiuto per far riprendere all'anziano il suo ruolo
nella Comunità.
L'ADI deve necessariamente prevedere una durata limitata nel tempo,
variabilmente adeguata alla tipologia del singolo paziente, e comunque
deve prevedere una rivalutazione.
L'ADI, così come tutte le prestazioni fornite dal SSN, deve
essere sottoposta a "Verifica-Revisione-Qualità" (VRQ), nell'ottica
della ottimizzazione delle risorse. Uno studio di VRQ applicato all'ADI
dovrebbe tener conto sia delle risorse impiegate che dei risultati ottenuti,
in termini di riduzione di mortalità, dei ricoveri ospedalieri ed
in RSA e di miglioramento della capacità funzionali e quindi della
Qualita della Vita.
Il ruolo del Medico di Medicina Generale (MMG) nell'assistenza geriatrica
Il MMG recita un ruolo centrale nel nuovo modello di AG previsto dal
PSN. Tale centralità è confermata nel PSN dalla presenza
nell'organizzazione strutturale e funzionale dell'ADI.
D'altra parte, se consideriamo che l'AG privilegia all'ospedalizzazione
i Servizi territoriali, è evidente come la gestione del paziente
anziano disabile, anche se utente di una assistenza specifica extra ospedaliera,
resta affidata al MMG, a cui è deputato l'invio del paziente disabile
all'UVG, l'accettazione e la condivisione del programma di interventi assistenziali
concordati prima col Case Manager e poi con l'UVG, la prescrizione farmaceutica
e di tutte le altre prestazioni mediche eventualmente necessarie.
In questa logica è evidente come a domicilio del paziente debba
essere depositata la cartella clinica dell'ADI, possibilmente uniforme
a livello nazionale, nella quale devono essere riportati tutti gli interventi
assistenziali integrati.
Importante è il costante dialogo del MMG con l'UVG, il Case
Manager ed il personale dell'ADI destinato al singolo caso clinico.
Comunque, è indiscutibile che in tutti i Paese in cui esiste
un Servizio Sanitario pubblico il MMG svolge un ruolo molto importante
ed in futuro è prevedibile che nuove e più pesanti responsabilità
gli verranno affidate dal SSN.
In questo contesto è indispensabile ed auspicabile che la formazione
gerontologica-geriatrica del MMG sia particolarmente curata nell'ambito
della formazione permanente del MMG. A tal fine si propone che la Società
Italiana di Gerontologia e Geriatria e la Società Italiana di Medicina
Generale elaborino un pacchetto normativo unico nazionale rivolto a tutti
i MMG.
In conclusione dobbiamo convenire che se venisse meno il ruolo del
MMG verrebbe gravemente menomata la possibilità di realizzare nel
nostro Paese il nuovo modello di AG previsto dal PSN, perdendo quella figura
professionale in cui si realizza il massimo di sintesi delle conoscenze
della storia clinica del paziente.