Direttore dell'A.S.A.M.

Prof. Gianni Oliva

 

collane

 

Culture Regionali d’Italia

Saggi e testi - Collana diretta da Gianni Oliva,

Pietro Gibellini, Giovanni Tesio

Fine Secolo

Collana di testi italiani diretta da Gianni Oliva

Athenaeum

Lettereratura italiana - diretta da Gianni Oliva

Letteratura dell'Italia Centro-Meridionale

Collana diretta da Gianni Oliva

Varia / Atti di Convegno

Varia / Saggi

Varia / Testi

Varia / Carteggi

 

 

 

collana

 

Culture Regionali d’Italia

Saggi e testi - Collana diretta da Gianni Oliva,

Pietro Gibellini, Giovanni Tesio

 

 

 

Sandro Baldoncini

Per vaghezza d’alloro

Olimpo da Sassoferrato, Eurialo D’Ascoli e altri studi

Roma, Bulzoni, 1981, pp. 188

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 1 )

 

Indice del volume:

Premessa, 9 / Un’improponibile conciliazione: petrarchismo e tradizione di popolo nel Libro novo di Olimpo da Sassoferrato, 11 / L’anima discorde. Per la Vita disperata di Eurialo d’Ascoli, 37 / Vita disperata di Eurialo d’Ascoli, 55 / Nota al testo, 56 / Il canzoniere a sacco. Girolamo Zoppio imitatore del Petrarca, 81 / Il poeta in zoccoli e guazzerone. Per un bilancio della poesia dialettale picena tra Ottocento e Novecento,105 / La " Fraternitas S. Jacobi ". Contributo a una storia, 127 / Notizia per una storia dell’erudizione marchigiana nel secolo XVIII, 151 / Nota, 179 / Indice dei nomi, 183.

 

Il saggio del Baldoncini costituisce un affondo sugli apporti peculiari dell’area marchigiana al progetto di ricostruzione di una letteratura nazionale con metodo regionalistico. L’autore focalizza in modo particolare l’attenzione sul Piceno, area centrale esente sia dall’influsso romagnolo che da quello abruzzese, dall’età del Petrarca al diciottesimo secolo. La letteratura regionale marchigiana ha costituito un terreno quasi inesplorato fino all’altezza di questo saggio, se si prescinde dall’opera di Giovanni Crocioni e, su un piano ben diverso, se si eccettua l’angusta erudizione locale. I saggi raccolti sono di diverso argomento con particolare riguardo agli aspetti della lirica rinascimentale.

 

 

 

Gianni Oliva

Le frontiere invisibili

Cultura e letteratura in Abruzzo

Roma, Bulzoni, 1982, pp. 350

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 2 )

 

Indice del volume:

Premessa, 9 / Letteratura abruzzese come problema di metodo, 13 / "Lo chiaro e lo fuscu": Buccio di Ranallo e l’agiografia di Santa Caterina d’Alessandria, 33 / 1. Aspetti dell’agiografia altomedievale e medievale in Abruzzo,35 / 2. La leggenda di Santa Caterina d’Alessandria e la sua diffusione in Abruzzo: letteratura e iconografia, 45 / 3. Sulla identità di Buccio e sulle finalità della leggenda, 59 / 4. Le redazioni settentrionali e la leggenda bucciana, 72 / Un poeta al patibolo, 87 / Il parlar rozzo. La poesia dialettale abruzzese dell’Ottocento post-unitario, 109 / 1. La situazione linguistica dagli appunti di Gustav Rolin, 111 / 2. Testimonianze pre-unitarie e studi sui dialetti dopo l’Unità, 114 / 3. Antologie e repertori di poesia dialettale, 116 / Il moralismo di Giustino Razionale, 119 / 5. Carduccianesimo e poesia del quotidiano di Fedele Romani, 123 / 6. Il verismo di Gaetano Murolo, 126 / 7. Verismo e bozzettismo di Luigi Anelli, 134 / 8. Verso il Novecento: Alfredo Luciani, 142 / Domenico Ciampoli nel giornalismo letterario dell’Ottocento, 157 / 0. Preliminari, 159 / 1. Le riviste abruzzesi e "La Palestra dei giovani", 160 / La "Rivista Nuova" e il giornalismo napoletano, 172 / 3. "La Fronda" e le riviste fiorentine, 181 / 4. Le riviste milanesi, romane e torinesi, 188 / Variazioni sul testo di una lirica dispersa di "Canto Novo", 195 / 1. Un episodio di giornalismo bizantino, 197 / 2. Esercizi di anatomia, 201 / Una fonte per "La veglia funebre", 221 / Romualdo Pàntini nella letteratura "fin de siècle", 229 / 1. La critica d’arte e la via "marzocchina" al Rinascimento, 231 / 2. Cronistoria della poesia pantiniana, 247 / 3. Noterella sul teatro, 264 / Appendice: Fogli di taccuino, 271 / I. Ancora su Luigi Anelli e sul suo dialetto, 273 / II. La poesia di Pinori, 296 / III. Polsi tra poesia e musica, 309 / IV. Il "poema sinfonico" di Giulante, 320 / V. L’inverso della norma, 323 / VI. Racconti di Falcone, 326 / VII. Da Venezia all’Abruzzo, 328 / VIII. L’Abruzzo magico di Porto, 331/ Nota, 335 / Indici, 337 / Indice dei nomi, 339 / Indice generale, 349.

 

Gli studi qui raccolti si presentano come contributi volti a verificare alcuni momenti dell’attività letteraria in Abruzzo. Dietro di essi agisce la convinzione che la regione in sé è un fertile campo d’indagine che permette, oltre tutto, il disegno di nuove prospettive di storia letteraria. Essa è il particolare necessario al quadro generale, che non avrebbe ragion d’essere senza gli apporti fecondi dei vari serbatoi territoriali. Una caratteristica di fondo dell’Abruzzo letterario è l’apertura dei suoi confini culturali a dispetto dell’orografia e di chi lo voleva hortus conclusus, imbastardito da usanze primitive e barbariche. Dal Medio Evo ad oggi, invece, la regione è stata teatro di una circolazione di idee più o meno in consonanza con quelle diffuse nei maggiori centri culturali; un’apertura all’esterno che ne ha fatto un territorio dalle frontiere tutt’altro che insormontabili, anzi, per così dire,invisibili.

 

 

 

Pietro Gibellini

L’Adda ha buona voce

Studi di letteratura lombarda dal Sette al Novecento

Roma, Bulzoni, 1984, pp. 360

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 3)

 

Indice del volume:

Notizia, 9/ Una situazione. La poesia dialettale del ‘900 in Lombardia, 11/ Due Testi. La voce del Parini e il "precettore d’amabil rito", 147/ "Scendeva dalla soglia…" o la metamorfosi del dolore, 173/ Tre e Tre Autori. La voce di Baudelaire, la libreria di Praga, 209/ Ragioni portiane per Delio Tessa, 235/ Gadda e Foscolo, 253/ Occasioni Contemporanee. Erba, 307/ Boccardi, 313/ Prosa ticinese, 317/ Sinigaglia, 330/ Orelli, 334/ Goffi, 337/ Sereni, 340/ Indice dei nomi, 347.

 

L’Adda ha buona voce si apre con un ampio saggio sulla poesia dialettale del ‘900 in Lombardia, indagandone il retroterra culturale, fissandone una tipologia poetica e ideologica attraverso il vaglio di una produzione fittissima e pressoché inesplorata, per enuclearne infine le poche autentiche personalità espressive. Seguono due letture variantistiche: quella sul Giorno del Parini coglie l’opposizione formale tra due antitetiche "focalizzazioni"; quella sui Promessi sposi del Manzoni scava tra le pieghe dello stile l’intreccio ideologico ed etico di un romanzo storico che è anche romanzo d’idee. Tre studi di carattere intertestuale tracciano un rapporto contrastivo, ma concretamente verificabile, fra Porta e Tessa, fra Baudelaire e Praga, fra Foscolo e Gadda. Infine una scelta di note "a caldo" insegue la persistenza di un filo lombardo in autori contemporanei (Sereni, Erba, Sinigaglia, Boccardi, Goffi, Orelli, i prosatori del Canton Ticino).

Ricondurre gli strumenti della filologia e della stilistica a una prospettiva critico-interpretativa e storiografica, è il traguardo metodologico cui mirano queste pagine.

 

 

 

Alfredo Barbina

La mantellina di Santuzza

Teatro siciliano tra Ottocento e Novecento

Roma, Bulzoni,1983, pp. 334

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 4. )

 

Indice del volume:

Premessa, 9 / Nota ai testi, 23 / Vita teatrale in Sicilia dopo il 1850 / 1) Linee della ricerca e fortuna dei Mafiusi, 27 / 2 ) Riflessi letterari e discussioni, 33 / 3 ) Teatri nell’isola, 45 / 4 ) Prima e dopo l’impresa garibaldina: repertori e compagnie, 54 / 5 ) Giovanni Grasso e la "covata" dei grandi attori, 72 / 6 ) Compagnie teatrali di Nino Martoglio, 80 / 7) Dai tentativi di evoluzione scenica del primo Novecento ai Teatri stabili del primo dopoguerra, 87 / D’Annunzio "siciliano", 107 / Pirandello-Martoglio. Storia d’una amicizia, 133 / 1 ) Il carteggio Pirandello - Martoglio,135 / 2 ) Martoglio a Roma, 139 / 39 Il sodalizio Pirandello-Martoglio, 143 / 4 ) L’aria del continente, 149 / 5 ) ‘A vigilanza; Cappiddazzu paga tuttu, 152 / 6 ) ‘A birritta ‘ccu i ciancianeddi, 165 / 7 ) Qualche nube nell’amicizia, 175 / Appendice: I. Lettera inedita di Pirandello a Martoglio, 181 / II. La vertenza cavalleresca Martoglio-Berrini, 182 / III. Le lettere inedite di Martoglio a Boutet, 186 / Fortuna del Pirandello siciliano, 191 / L’amara vocazione teatrale di Federico De Roberto, 219 / Gramsci e il teatro siciliano (con una lettera inedita di Piero Gobetti), 243 / Appendice: I. Sulle origini del teatro dialettale siciliano (Una lettera inedita di Martoglio a Stanis Manca), 267 / II. "Gli occhioni neri e profondi" di Marinella Bragaglia, 278./ III. Polemiche e discussioni (Interventi di G. Pitrè e Nino Martoglio), 285 / IV. Giovanni Grasso e la "Commedia dell’arte" di Lucio D’Ambra, 296 / V. Il teatro dialettale siciliano, di Luigi Capuana, 306 / VI. Il Novelli, il Capuana e l’arte dell’attore, 316 / Indici, 321 / Indice dei nomi, 323 / Indice generale, 333.

   

La mantellina di Santuzza apporta nuovi contributi di taglio storico - documentario allo studio della vita teatrale italiana tra Ottocento e Novecento. Questo saggio fa seguito a Teatro verista siciliano dello stesso autore, opera che negli anni settanta risvegliò un vivo interesse per il settore della sicilianistica teatrale fino ad allora poco esplorato e spesso pregiudizialmente sottostimato. Il saggio del Barbina raccoglie ricerche (alcune già pubblicate, altre inedite) che abbracciano quasi un secolo: dalla prima dei Mafiusi, il lavoro di Mosca-Rizzotto dato alle scene nel 1863, al ruolo dei Teatri stabili nel secondo dopoguerra. L’opera approfondisce aspetti inesplorati del mondo del teatro siciliano e pone in rilievo il contributo di protagonisti della levatura di Pirandello, Martoglio, De Roberto, Gramsci, Gobetti. Mediante il richiamo ad uno scritto critico di Capuana, La mantellina di Santuzza appunto, Barbina esprime nel titolo viva attenzione al teatro dialettale e alla scena popolare.

 

 

 

Giovanni Tesio

La provincia inventata

Studi di letteratura piemontese tra Otto e Novecento

Roma, Bulzoni, 1983, pp. 335

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 5 )

 

Indice del volume:

Premessa, 9 / Il sangue della provincia. ( Dialetto e dialettalità nella letteratura piemontese dall’Unità ad oggi ), 11 / Lunga presenza di Massimo d’Azeglio nella letteratura subalpina, 41 / Massimo d’Azeglio e l’elaborazione della Bufera di Edoardo Calandra, 77 / Le due edizioni della Bufera, 109 / Su alcuni imprestiti di Guido Gozzano, 143 / La composizione delle Memorie della mia vita di Giovanni Giolitti, 171 / Il Don Pipeta l’Asilé del Pietracqua "rinnovato in italiano" da Augusto Monti, 197 / Appunti per una lettura di Vietato Pentirsi, 241 / Appendice: I. Augusto Monti e le edizioni dei Sanssossì, 277 / II. Un carteggio quasi sconosciuto tra Costantino Nigra e Giovanni Pascoli, 298 / III. Un carteggio inedito tra Gabriele D’Annunzio e Riccardo Gualino, 307 / Nota, 325 / Indici, 327 / Indice dei nomi, 329 / Indice generale, 335.

 

In La provincia inventata Tesio esprime le linee di una letteratura di frontiera, quella piemontese, in lingua e in dialetto, tra Ottocento e Novecento. La funzione di raccordo degli studi raggruppati dall’autore è assolta da un metodo di lavoro ancorato all’aderenza documentaria più che alla coerenza di sviluppo di un percorso tematico. Il volume infatti connette autori diversi in un discorso di caratterizzazione regionale, che fa luce su un mondo considerato "minore", eppure fecondo di prospettive.

 

 

 

Guglielmo Zappacosta

Il Gymnasium perugino

e altri studi sull’Umanesimo umbro

(con testi inediti e rari)

a cura di Vincenzo Licitra

Roma, Bulzoni, 1984, pp. 296

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 6)

 

Indice del volume:

V. Licitra, Premessa,VII / S. Pasquazi, Ricordo di Guglielmo Zappacosta, XI / Parte prima. Il Gymnasium perugino e gli studi filologici del Quattrocento, 3 / Parte seconda. I.Tre Orationes di F. Maturanzio, 97 / II. Della Grammatica latina di Sulpizio da Veroli, 141 / III. In morte di Grifone Baglioni: il poemetto di Sulpizio da Veroli e l’orazione funebre di F. Maturanzio, 167 / IV. Il De moribus puerorum: carme giovanile di Sulpizio da Veroli, 215 / V. Commento del Cantalicio a Giovenale, 229 / Indice, 289.

 

Il libro postumo di Guglielmo Zappacosta ci porta nel territorio dell’Umanesimo umbro, che sul versante letterario era sempre stato considerato una manifestazione assolutamente marginale rispetto a quello di Firenze, Roma e Napoli. Zappacosta si era adoperato per dare dignità a questa porzione di letteratura occupandosi del Gymnasium perugino e della sua produzione, attraverso la riscoperta e lo studio degli scritti di alcuni suoi esponenti, principalmente Francesco Maturanzio e Sulpizio da Veroli. La padronanza perfetta della lingua latina di Zappacosta restituisce una testualità chiara e fedele, ma soprattutto eloquente del livello raggiunto, in ambito umanistico, dall’ambiente perugino. L’operazione di edizione e di cura del lavoro, condotta da Vincenzo Licitra, ha il merito di aver reso fruibili gli studi di Zappacosta, i cui risultati scientifici sarebbero rimasti vittime della prematura scomparsa dello studioso.

 

 

 

Michele Dell’Aquila

Humilemque Italiam

Studi pugliesi e lucani di cultura letteraria tra Sette e Novecento

Roma, Bulzoni, 1985, pp. 460

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 7)

 

Indice del volume:

Introduzione: La cultura letteraria delle regioni: una cultura "minore"?, 11/ Sezione I: Presenze e livelli di cultura residenziale. 1) Note per una storia della cultura in Puglia tra Sette e Ottocento, 33/ 2) Ideologia e cultura della Restaurazione in Puglia (1815-1830), 83/ 3) La cultura in Puglia nell’età ferdinandea (1830-1859), 149/ 4) Valdemaro Vecchi e la "Rassegna Pugliese" (1884-1913), 188/ 5) "Iapigia". Rivista pugliese di archeologia, storia e arte (1930-1946), 206/ Sezione II: Cultura d’esilio e d’emigrazione. Intersezioni di cultura. 1) Intellettuali meridionali esuli in Piemonte nel decennio 1849-59: Giuseppe Massari, 233/ 2) Sud mitico e Sud storico nell’opera di Tarchetti, 281/ 3) Nicola Zingarelli e il "Giornale storico della letteratura italiana", 324/ Sezione III: Studi di cultura lucana. 1) I "Contadini del Sud" di Scotellaro: inchiesta sociologica e mediazione letteraria, 377/ 2) Malumori scotellariani (e il mito della America), 402/ 3) Il lungo sogno ininterrotto (note sulla poesia in lingua di A. Pierro), 423/ Nota, 441/ Indice dei nomi, 445/ Indice, 457.

 

"Humilemque videmus Italiam": questi due versi, tratti dal III libro dell’Eneide, sigillano nell’esemplare incisività del linguaggio poetico di Virgilio, la connotazione geografica ed orografica delle coste della Puglia, quali appaiono ad Enea e ai Troiani esuli in cerca di una nuova patria. Più tardi con Dante l’aggettivo "umile" viene ad assumere una valenza più ampia e pregnante, come è evidente dal verso del I Canto dell’Inferno in cui è l’Italia ad essere "umile" ma degna tuttavia della morte di "Camilla e Turno e Niso di ferute" (Inf., I, vv.106-108). La scelta dell’espressione virgiliana quale titolo del volume si configura quindi come il simbolo di uno studio sulla cultura pugliese ricca di fermenti intellettuali vivi ed originali e capace di stare al passo con le più stimolanti e inedite opzioni artistiche nazionali ed europee. I saggi, composti per circostanze diverse, spesso per convegni di studio, risultano organicamente legati dall’intenzione di delineare la fisionomia dell’esperienza culturale della Puglia. Si scopre così l’essenziale contributo (seppure autonomo e a tratti eccentrico rispetto alle grandi sedi della vita intellettuale più celebrata) che questa regione ha saputo offrire alla generale formazione della letteratura italiana: un contributo esercitato attraverso la corroborante dialettica che si instaura tra ambiti micro/macro e che permette ad entrambi di crescere e migliorare se stessi.

 

 

 

Vincenzo Cardarelli

Pagine sparse (1904-1912)

Giornali romani e fiorentini

a cura di Clelia Martignoni

Roma, Bulzoni, 1988, pp. 441

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 8)

 

Indice del volume:

Introduzione: Il giovane Cardarelli: vocazione precoce di un futuro moralista, 7/ Regesto dei giornali e delle collaborazioni 1904-1912, 77/ Avvertenza al testo, 96/ Dalla provincia. Propaganda nell’Agro, 97/ Corsivo senza titolo, 100/ Il Congresso del Libero Pensiero, 102/ Non basta il risveglio. Che faranno i deputati?, 104/ L’istinto della conservazione, 106/Il caso Cardarelli, 109/ Maximo Gorki ha sposato, 111/ La politica di Re Sciabbecco, 116/ Germogli di civiltà sulla deserta terra dell’Agro. Una conversazione con Sibilla Aleramo, 118/ Emilio Zola, 126/ Da Piazza Colonna al Campidoglio e al Foro, 133/ Malinconie romane. Sotto il portico di una casa insigne, 136/ Decorazioni italo-americane, 140/ Il sermone, 142/ Di varie cose inutili, 146/ L’ultimo sacrifizio, 149/ Tra i villaggi di paglia, 152/ L’agonia di Carnevale, 155/ La Sfinge necessaria, 157/ Roma di notte (Impressioni), 162/ Un esempio, 166/ Le logge del Palazzetto Venezia. Considerazioni bizzarre, 172/ Abele e Caino, 175/ Il pastore Brand, 177/ I nostri decadenti, 183/ Malinconie romane. Sotto la luna, 189/ L’Antipapa, 193/ Al contatto del male. Una visita al lazzaretto, 197/ Malinconie romane. Stagioni che si avvicendano, 204/ Il miracolo di San Saba, 207/ La Fortuna di un critico. G. A. Borgese, 211/ Malinconie romane. Beniamino e i suoi compagni, 218/ Il mito della terza Italia, 223/ La neve, 228/ All’"Ombroso", 230/ L’acqua va al mare, 231/ Gli amanti di Verona, 233/ Il re al telefono, 235/ Tre momenti, 237/ Il passatismo dei futuristi, 241/ Il creatore dei "Cahiers de la Quinzaine". Charles Péguy, 243/ La prima tragedia di Hebbel. Giuditta, 251/ L’arte di fingersi ( "I colloqui" di Guido Gozzano), 257/ Polemiche di gioventù, 265/ Spiriti che ammoniscono, 267/ Inquisizione di un romanzo recente, 274/ Tre briciole d’oro, 280/ La Vita e il Libro, 286/ Charles Péguy, 291/ Torino - Roma, 306/ Le distrazioni d’un uomo d’ingegno, 313/ Charles-Louis Philippe, Lettres de jeunesse…, Paris), 319/ Inquietudini contemporanee, 321/ Femina quasi virago. Caterina Sforza, 327/ Critica e critica (Intorno agli "Studi" di E. Cecchi), 334/ Metodo estetico. (A proposito del "D’Annunzio" di A. Gargiulo), 342/ Schede di commento ai testi, 355/ Appendice: Cardarelli sovversivo: dall’Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, 419/ Bibliografia 1904-1912, 423/ Tavola delle abbreviazioni bibliografiche, 433.

 

Il volume raccoglie un’antologia del vasto tirocinio giornalistico di Vincenzo Cardarelli (1904-1912), dagli esordi romani sui fogli socialisti rivoluzionari ("La lotta", 1904) e sindacalisti ("L’Azione", 1907; "Il germoglio", 1908) al socialismo riformista dell’"Avanti!" di Bissolati e Treves, fino al fiorentino, raffinato ed estetizzante "Marzocco" con cui chiude la sua tumultuosa avventura. Corredano l’opera una ricca introduzione, un apparato finale di Note con l’analisi puntuale dei testi antologizzati, la bibliografia completa degli scritti del periodo in esame e un ragguaglio sul Cardarelli "sovversivo" estratto dall’Archivio Centrale dello Stato.

 

 

 

Tobia R. Toscano

Il rimpianto del primato perduto

Studi sul teatro a Napoli

durante il decennio francese (1806-1815)

Roma, Bulzoni, 1988, pp. 223

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 9)

 

Indice del volume:

Premessa, 1/ Per una storia del teatro di San Carlo dalla rivoluzione del 1799 alla caduta di Murat, 7/ 1.1 1799-1815: mutazioni politiche e mondo teatrale, 9/ 1.2 Tra rivoluzione e reazione, 15/ 2. Il decennio francese, 27/ 2.1. Il teatro di San Carlo tra governi e impresari, 27/ 2.2. La grande depressione, 46/ 2.3. Voluptè du roi Joseph, 54/ 2.4. La rinascita interrotta: la meteora Manfroce, 64/ 2.5. Vi piace ‘Mozart’? Ovvero gli scherzi del capitano Friederich, 81/ 2.6. Les Rois s’amusent: teatro e musica alla corte dei Murat, 91/ 2.7. Il tramonto di Paisiello, 101/ 2.8. Tutti a casa, 111/ Gabriele Rossetti e il teatro. In margine a una inedita ‘memoria’ sulla decadenza del melodramma, 115/ 1. Il noviziato poetico di Gabriele Rossetti, 117/ 2. Gabriele Rossetti poeta del Teatro di San Carlo, 121/ 3. I ‘pupilli’ del regime: Gabriele Rossetti e Nicola Antonio Manfroce, 143/ 4. Rossetti recensore: l’"Ecuba" di Manfroce, 148/ 5. Nell’esilio di Londra: le ultime delusioni, 150/ 6. La ‘memoria’ sul melodramma. Tra esperienza e teoria, 156/ 7. Da librettista a salmista, 164/ Appendice1. Una memoria inedita sulla decadenza del teatro musicale, 167/ Appendice 2. Una sconosciuta recensione del Rossetti sul "Monitore delle Due Sicilie", 189/ Indice bibliografico, 197/ Indice dei nomi, 213/ Indice generale, 223.

 

La storia culturale di Napoli capitale coincide inevitabilmente, ma senza esaurirsi in essa, con la storia della politica e delle istituzioni. I saggi raccolti in questo volume intendono offrire una prima verifica della storia del Teatro di San Carlo durante il decennio francese (1806-1815) e della situazione in cui i quadri culturali della città tentarono di operare la salvaguardia di una specificità della tradizione teatrale napoletana dal ‘contagio’ del rinnovamento proveniente dall’estero ma anche da altre regioni d’Italia. Paisiello e Mozart, prima, Rossini poi: una lotta impari e dall’esito scontato in partenza. Il primato musicale di Napoli si avviava a diventare così nient’altro che un consunto blasone di accademia.

 

 

 

Pietro Gibellini

I panni in Tevere. Belli romano e altri romaneschi

Roma, Bulzoni, 1989, pp. 360

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 10).

 

Indice del volume:

Notizia, 7/ Giuseppe Gioachino Belli. Interpretazioni del Belli. Giuseppe Gioachino Belli, romano, 15/ "La vita dell’omo" e il quaresimale del Belli, 65/ I sensi del Belli. La voce del Belli, 91/ Gli occhi del Belli, 111/ Fortuna e sfortuna del Belli. Un restauro: "La fanga de Roma", 145/ Un’attribuzione: "L’abbagnatura", 157/ Notizie su Belli e Verga, 163/ Belli transalpino, 177/ Romani e romaneschi. Trittico romanesco. Avviamento a Trilussa, 219/ Il vangelo di Dell’Arco, 227/ La satira di Trombadori, 233/ Trittico vigoliano. Fughe, cavalli, selve, 245/ Fantasmi di pietra, 280/ Un posto per Vigolo, 287/ Indice dei nomi, 295.

 

Nel volume sono raccolti vari studi incentrati sulla figura di Giuseppe Gioachino Belli, protagonista non solo dell’universo poetico romano, ma elemento di spicco dell’intera cultura nazionale ed europea. Attraverso il 1° saggio della serie viene così a delinearsi un ritratto a "tutto tondo" del Belli, il cui ingegno trova ideale cornice geografica nella Roma contemporanea: "Urbs Aeterna" vivida di splendori e di artistiche magnificenze. Ma nel Belli la capitale svela anche la sua ambigua natura di crogiuolo di mille vizi e di mille meschine esperienze umane; la stessa doppiezza di Roma trova il miglior agio d’esprimersi attraverso il sapiente uso belliano del dialetto assurto al rango di alter-ego della vivace e schietta genuinità del popolo in contrapposizione con la ufficialità fredda e rigorosa della lingua nazionale parlata negli ambienti socialmente elevati. La consapevolezza di muoversi in un mondo ricco di contraddizioni genera nel Belli, accanto alla vena più cronisticamente spensierata, un filone meditativo, "quaresimale" che nel volume è oggetto del secondo saggio. Seguono poi due capitoli sulla oralità e sulla iconografia belliana. La sezione finale si sofferma sulla "fortuna e sfortuna" del poeta romanesco e sui suoi rapporti con la Sicilia descritta dal Verga e con la Francia del Sainte-Beuve. Al testo è poi acclusa una appendice dedicata ad altri artisti romani e romaneschi che si sono misurati in modo diverso con la poderosa poesia di Belli: da Giorgio Vigolo al Trilussa ironico, dal lirico Dell’Arco al satirico Trombadori.

 

 

 

Carlo De Matteis

Buccio di Ranallo: critica e filologia

Roma, Bulzoni, 1990, pp. 342

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 11)

 

Indice del volume:

Premessa, 5/ Approssimazioni biografiche, 9/ L’opera di Buccio dall’agiografia all’epica civile, 41/ I. Il poemetto su Santa Caterina d’Alessandria, 43/ II. I sonetti, 92/ III. La"Cronica", 110/ Per una nuova edizione della"Cronica", 197/ Buccio nel tempo, 291/ Appendice, 313/ Legenda Beate Catherine virginis, 315/ Indice dei nomi, 335.

 

I saggi di questo volume intendono mettere a fuoco l’opera di un poeta della provincia italiana del Trecento, Buccio di Ranallo, il quale, aquilano di origine, si colloca entro la cultura letteraria dell’area mediana, inglobante regioni come l’Umbria e le Marche, il Lazio pontificio e l’Abruzzo angioino. Carlo De Matteis opera il recupero di uno scrittore "minore" che ha fatto le spese di quell’ imperialismo storiografico a lungo dominante in Italia, e che pertanto ha goduto di ben scarsa fortuna presso gli studiosi. Ma Buccio percorre un itinerario di notevole rilievo storico e culturale a partire dal poemetto agiografico su Santa Caterina d’Alessandria, fino all’epica civile della Cronica in versi, attraverso l’esperienza, assai ricca di elementi innovativi, dei sonetti. Questa ricerca vuole inoltre offrirsi come contributo alla storia dell’Italia mediana tra la fine del XIII secolo alla prima metà del XIV, nello studio di una figura di scrittore la cui opera rivela una insospettata vitalità.

 

 

 

Giuseppe Mezzanotte

La Serrata di Pian d’Avenna

a cura di Mario Cimini

Roma, Bulzoni, 1991, pp. 446

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 12)

 

Indice del volume:

Premessa, 5/ Introduzione: I. La Serrata di Pian D’Avenna e la fine del razionalismo positivistico, 13/ II. Antropologia e arte, 31/ III. Tra socialismo e mito del lavoro, 49/ IV. "Prima di tutto la poesia si alimenta di contrasti", 75/ Per un’analisi sintagmatica, 87/ Nota al testo, 103/ Da le "Mortifere mani" a "La serrata": una questione non di soli titoli, 117/ Criteri di trascrizione, 143/ Simbologia grafica, 149/ La serrata di Pian d’Avenna, 151/ I - La serrata di Pian D’Avenna, 153/ II - Gracie Barry a Minnie Gray, 161/ III - Minnie Gray a Gracie Barry, 168/ IV - Gracie Barry a Minnie Gray, 174/ V - Minnie Gray a Gracie Barry, 184/ VI - Minnie Gray, 189/ VII - Minnie Gray a sir Walter Gray, 190/ VIII - Minnie Gray a sir Walter Gray, 196/ IX - Sir Walter Gray a Minnie Gray, 208/ X - Miss Minnie scrive le sue impressioni, 212/ XI - Il punto di minore resistenza, 218/ XII - Miss Lawson, 238/ XIII - Minnie Gray scrive i suoi ricordi, 255/ XIV - Gracie Barry a Minnie Gray, 277/ XV - Il dottor Cortivo a Minnie Gray, 285/ XVI - Sidney Clennam a Minnie Gray, 292/ XVII - Il dottor Cortivo a Minnie Gray, 298/ XVIII - Sestilio Morescanti, 308/ XIX - Minnie Gray a Gracie Barry, 317/ XX - Il pulimento, 322/ XXI - Sestilio Morescanti, 328/ XXII - Minnie Gray al dottor Cortivo, 339/ XXIII - Il dottor Orso Cortivo a Minnie Gray, 343/ XXIV - Sestilio Morescanti, 347/ XXV - Le rondini, 354/ XXVI - Sidney Clennam a Minnie Gray, 359/ XXVII - Il diadema, 368/ XXVIII - Le tristi verità, 373/ XXIX - Le tre fanciulle, 381/ XXX - L’impronta, 392/ XXXI - Il dottor Orso Cortivo a sir Walter Gray, 404/ XXXII - Minnie Gray a sir Walter Gray, 412/ XXXIII - La serrata di Pian d’Avenna, 418/ XXXIV - Sestilio Morescanti, 429/ VARIANTI, 431/ Indice dei nomi, 443.

 

Riflettendo un microcosmo perfettamente compatibile con un universo più vasto, questo romanzo inedito di Giuseppe Mezzanotte, appare tessuto di motivi cardini attorno a cui ruota la prospettiva ideologica e drammatica del racconto: lo sviluppo industriale dell’Abruzzo, le lotte operaie di fine secolo, il contrasto tra padroni e lavoratori, le ideologie sociali, ma anche l’antropologia come pre-psicanalisi, l’incerta scienza dell’uomo globale, la figura del "mostro" nella società e, sul piano della tecnica narrativa, il gusto della suspence – tipica del romanzo giallo –, l’elemento criminologico, lo scandaglio indagatore. Il lungo saggio introduttivo, oltre a fornire i referenti culturali e letterari del romanzo e a distinguere tra cultura e letteratura – ossia tra ragioni di rilettura storica e ragioni artistiche –, consente un ingresso deciso all’interno del testo al fine di ricostruirne filologicamente la genesi e analizzarne le strutture narrative. Nel volume sono riprodotte alcune fotografie e caricature dell’autore, unitamente ad una pagina autografa della prima redazione del romanzo conservato presso l’A.S.A.M.

 

 

 

Giovanni Tesio

Piemonte letterario dell’Otto-Novecento

da Giovanni Faldella a Primo Levi

Roma, Bulzoni, 1991, pp. 286

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 13)

 

 

Indice del volume:

Premessa, 7/ Ritratti: Augusto Monti, 11/ Lalla Romano, 63/ Natalia Ginzburg, 87/ Giovanni Arpino, 115/ Su Primo Levi: Primo Levi, 141/ Su alcune giunte e varianti di Se questo è un uomo, 173/ Premesse su Primo Levi poeta, 197/ Primo Levi tra ordine e caos, 225/ Occasioni: Due edizioni per un importante inedito di Giovanni Faldella, 251/ I."Giornale Storico della Letteratura Italiana", 251/ II."Studi Piemontesi", 271/ L’aria di Roma e gli scrittori piemontesi da Alfieri a Soldati, 293/ In margine agli Scritti letterari di Franco Antonicelli, 325/ La parte in dialetto: Per una storia del feuilleton dialettale in Piemonte, 347/ Le edizioni del Don Pipeta l’Asilè di Luigi Pietracqua, 371/ Luigi Pietracqua e il romanzo massonico, 387/ Teatro piemontese (1857-1915): appunti preliminari e prospettive critiche, 421/ Per una lettura della Cichin-a ‘d Moncalé, 447/ Appendice/ Interventismo e prigionia (1917-1918) nelle lettere di Augusto Monti alla famiglia, 473.

 

In questo saggio vengono raccolti i risultati di un’attività critica di tredici anni, dal 1975 al 1988, tutti connessi a un luogo ed a un tempo determinati: il Piemonte letterario dell’Otto-Novecento. Si va dai ritratti di Augusto Monti, Lalla Romano, Natalia Ginzburg, Giovanni Arpino, Primo Levi, al quale è riservata una sezione specifica, a occasioni apparentemente divaganti e invece intonate ad un percorso di ricerca che tende a sottolineare a mo’ di filo conduttore un particolare clima morale. Qualche intervento è poi dedicato a circostanze in cui prevalga il dialetto come medium espressivo, nella fattispecie legato a due vicende particolarmente curiose e sintomatiche del Piemonte postunitario: il teatro e il romanzo d’appendice, i quali convivono in intreccio di scambi e di intenzioni.

 

 

 

Gianni Oliva

La scena del vero

Letteratura e teatro da Verga a Pirandello.

Roma, Bulzoni, 1992, pp. 368

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 14)

 

Indice del volume:

1. Il teatro della semplicità e il percorso di Verga, 7/ 2. Sulla tipologia del personaggio: i fratelli Trao, 59/ 3. Carteggi verghiani, 75/ 4. "Comparatico" e il modello verghiano, 109/ 5. Capuana, Musco e il ruolo dell’attore, 127/ 6. La rivoluzione negata: un dramma inedito di Capuana, 149/ 7. De Roberto e il cinema: una sceneggiatura inedita de "I carbonari della montagna", 181/ 8. Pirandello e l’altrove: un viaggio reale e mentale, 275/ 9. Pirandello, D’Annunzio e Antonelli, 297/ Appendice: Taccuino capuaniano, 323/ 1. Appunti di bibliografia capuaniana (1982-1990), 325/ 2. La "Giacinta" sommersa, 343/ 3. Favole siciliane, 351/ Nota, 356/ Indice nomi, 359.

 

Il titolo del volume, La scena del vero, indica in modo emblematico il teatro verghiano, una delle più significative esperienze drammaturgiche del secondo Ottocento e forse l’unica che con la sua carica sperimentale sia degna di figurare nel variegato panorama europeo di quegli anni. All’insegna della semplicità, Verga tenta l’adesione più completa alla realtà, facendo rivivere sul palcoscenico la gestualità e il linguaggio quotidiani e pretendendo di conseguenza dagli attori una recitazione senza enfasi, in opposizione ai tempi che autorizzavano il proliferare di attori istrioni, pronti a tradire il dettato dell’autore. Ma La scena del vero è anche, in senso più ampio, l’ambiente culturale che, in un modo o nell’altro, ruota attorno a Verga sulla strada del realismo. A Capuana, a De Roberto, a Pirandello sono dedicati, infatti, alcuni capitoli che idealmente si ricollegano alle ricerche e ai saggi prodotti in precedenza nell’area del Verismo dall’autore di questo libro.

 

 

 

Luigi Murolo

Le muse fra i negozi

Letteratura e cultura in un centro dell’Italia meridionale

Roma, Bulzoni, 1992, pp. 382

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 15)

 

Indice del volume:

Premessa, 9/ La cultura di Buccio. Influenze umanistiche e riuso dell’antico nel Vasto del XV secolo, 13/ Storia di una tavola. Michele Greco da Valona e il trittico di Cona di Mare, 47/ La memoria e l’abitare. Innigo III d’Avalos, villa Cipressi e il modello tansilliano del podere, 73/ Il cibo negato. Un caso di santità popolare nel XVII secolo, 101/ Il cilindro e il rasoio. Antonio Rossetti tra cultura dotta e cultura subalterna, 143/ Il medico e lo storico. Luigi Marchesani e il paradigma semeiotico, 199/ Terra incognita. Divagazioni su Mommsen viaggiatore, 243/ "Affare Schibezo". Letteratura e cultura del consumo ittico nell’Abruzzo meridionale, 267/ Taccuino. I. La Merope e il Vello d’oro. Appunti per teatro, erudizione, letteratura, spettacolo in una festa d’Ancien règime. II. Esperienze del teatro pubblico nell’Abruzzo meridionale. III. L’immaginario fine secolo di una città tra fotografia e cinema. IV. Inghilterra e terra d’origine nelle riflessioni di Gabriele Rossetti. Un tentativo d’approccio. V. Storie di gergo. VI. Temi culturali delle rappresentazioni "ad pastores" in Abruzzo. 285/ Indice, 371.

 

Ordinati sotto il titolo di una citazione tassiana, i saggi raccolti in questo volume tentano di ripercorrere, nell’universo circoscritto di una città dell’Abruzzo meridionale e marittimo - Vasto -, alcune delle modalità in cui viene storicamente delineandosi l’articolata orditura della circolazione delle idee. Svolto così attraverso il variegato contesto dei rapporti orizzontali tra luoghi e verticali tra culture, l’intreccio qui esibito di temi solo contenutisticamente differenti può configurare un possibile tracciato d’indagine per ricostruire la figurazione storico-antropologica di uno spazio urbano complesso, diversamente non esperibile sul versante delle sensibilità letteraria ed artistica.

 

 

 

 

La lingua e il sogno

Scrittori in dialetto nell’Italia del primo Novecento

Atti del Convegno (Chieti, 13-14 Dicembre 1991)

a cura di Vito Moretti

Roma, Bulzoni, 1992, pp. 676

(Coll. "Culture regionali d’Italia"/ 16)

 

Indice del volume:

Premessa, di Vito Moretti, 5/ Giovanni Tesio, Introduzione al primo Novecento dialettale, 9/ Franco Brevini, La svolta dialettale novecentesca, 37/ Benito Sablone, Il mistero, l’ansia, la traccia, 59/ Pietro Gibellini, La poesia in dialetto milanese fra le due guerre, 71/ Vito Moretti, Pier Paolo Pasolini a Casarsa. La scrittura dialettale come identità, 83/ Francesco Piga, La poesia dialettale veneta nel primo trentennio del Novecento, 103/ Giancarlo Rati, "Bellu tempu, si’ firnitu": la poesia in dialetto a Terni tra fine Ottocento e primo Novecento, 125/ Rosanna Silvestri, Il teatro dialettale romanesco agli inizi del secolo e Checco Durante, 153/ Lucio Felici, La poesia romanesca da Pascarella a Dell’Arco, 167/ Francesco Di Gregorio, Per l’edizione dei "Versi romaneschi" di Innocenzo Cervelli, 197/ Sandro Baldoncini, Di alcuni poeti dialettali piceni tra Otto e Novecento, 219/ Michele Dell’Aquila, L’ira, il riso e il pianto: scrittori in dialetto nella Puglia del primo Novecento, 245/ Raffaele Giglio, Tristitia e laetitia nel volto di una città: Napoli, 275/ Vittoriano Esposito, La poesia di Totò tra gioco e ironia, 333/ Carlo De Matteis, La metrica dell’ultimo Di Giacomo, 349/ Pasquale Tuscano, Canto e racconto nei poeti dialettali calabresi del primo Novecento, 375/ Carmine Chiodo, Motivi e peculiarità della poesia dialettale di Vittorio Butera, 409/ Paolo Mario Sipala, Linea della poesia siciliana: Di Giovanni e Martoglio, 525/ Francesco Nicolosi, Temi e forme della poesia di Ignazio Buttitta, 539/ Gianni Oliva, Luigi Antonelli e il dibattito per la fondazione del teatro dialettale abruzzese, 567/ Umberto Russo, Il teatro di Cesare De Titta, 583/ Ermanno Circeo, La poesia dialettale abruzzese di Alfredo Luciani, 599/ Marcello De Giovanni, Nostalgia "larica" e dialetto nella poesia di Fedele Romani, 613/ Igino Creati, La poesia di Modesto Della Porta, 627/ Tito Spinelli, Lessicografi abruzzesi del primo Novecento, 635/ Sebastiano Martelli, La poesia-favola in dialetto di Michele Cima, 665.

 

Gli scritti raccolti in questo volume sono le relazioni lette al Convegno nazionale "La lingua e il sogno. Scrittori in dialetto nell’Italia del primo Novecento", tenuto a Chieti nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere il 13 e 14 dicembre 1991. I contributi si sono prefissi di verificare sui testi della letteratura dialettale i punti fermi della più recente esegesi e di approfondire per aree linguistiche la conoscenza di talune scritture, in rapporto alle estetiche novecentesche e alle autonome specificazioni delle culture regionali. In questo senso il volume concorre in maniera feconda alla definizione della realtà letteraria della nostra penisola, attraverso le voci più significative della sua provincia, sino a rendere adeguatamente complessi i percorsi e le fisionomie della cultura primonovecentesca.

 

 

 

Raffaele Giglio

Letteratura in colonna

Letteratura e giornalismo a Napoli nel secondo Ottocento

Roma, Bulzoni, 1993, pp. 349

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 17)

 

Indice del volume:

Letteratura e giornalismo a Napoli nel secondo Ottocento: Premessa,9/ Le definizioni,13/ Il problema Napoli, 18/ La scrittura, 24/ Letterati-giornalisti e giornalisti-letterati, 31/ Letterati e giornalisti: Premessa, 37/ Federigo Verdinois, 38/ Carlo Dela Balzo, 52/ Giulio Massimo Scalinger, 63/ Gaetano Miranda, 74/ Riccardo Forster, 86/ Altri letterati-giornalisti, 97/ Onorato Fava, 99/ Pasquale De Luca, 102/ Vittorio Imbriani giornalista: Premessa, 107/ La concezione del giornalismo, 110/ L’impegno giornalistico: testate e pseudonimi, 115/ Gli inizi dell’attività, 120/ L’esperienza dell’età matura. Il "Giornale Napoletano di Filosofia e Lettere", 126/ Il "Giornale Napoletano della Domenica", 131/ Repertorio delle collaborazioni: testate e articoli, 133/ Il giornalismo della Domenica: La nascita del giornalismo domenicale: "Il Fanfulla della Domenica", 153/ L’esigenza napoletana tra creazione e imitazione, 163/ Le testate, 172/ L’impegno svolto, 190/ Il giornalismo dialettale (1860-1880): "A lengua nosta": la grande stagione del giornalismo napoletano, 195/ I fogli dialettali, 203/ I giornalisti, 212/ Tra cultura e società. L’impegno sociale, 217/ La cultura dialettale, 222/ Materiali di/per una lettura del giornalismo dialettale. Le testate, 229/ Versi, 239/ Saggio di un repertorio bibliografico ricavato dai periodici napoletani del secondo Ottocento (1870-1900): Premessa, 257/ I parametri di lavoro, 260/ Esemplificazione, 262/ Il periodico: "Giornale napoletano della Domenica", 264/ Indice degli autori, 271/ Indice dei soggetti, 286/ Pseudonimi, 306/ L’esigenza di un repertorio, 306/ Siglari: Siglario biblioteche, 311/ Siglario per il repertorio del cap.VI, 311/ Nota bibliografica, 315: Indici: Indice dei nomi di persona, 319/ Indice delle testate, 333/ Indice degli pseudonimi, 341/ Indice delle illustrazioni, 345.

 

Il volume comprende alcuni saggi che tendono ad evidenziare il rapporto tra la letteratura e le espressioni più significative del giornalismo napoletano, in un arco di tempo che, per eventi storici e conseguenti evoluzioni sociali, vide la "rinascenza" della cultura partenopea e la sua libera affermazione nel contesto italiano, ed europeo. In effetti l’autore traccia, esaminando il giornalismo del secondo Ottocento, l’evoluzione di una parte della letteratura napoletana di quel periodo, rivisitando con brevi medaglioni alcuni letterati in rapporto allo specifico impegno da loro svolto sulle colonne dei giornali.

 

 

 

Giuseppe Mezzanotte

I racconti di Samuele Weller

a cura di Antonella Di Nallo

Roma, Bulzoni, 1995, pp. 288

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 18)

 

Indice del volume:

Introduzione/ 1. I racconti di Samuele Weller, 7/ 2. Le fantasie scientifiche, 39/ 3. Nota al testo, 55/ 3.1 Alcune redazioni a confronto, 63/ 3.2 Criteri di trascrizione, 74/ 4. Profilo bio-bibliografico, 78/ Racconti/ All’editore del presente libro, 87/ Come io salvai uno dalla morte, e lo condussi a ben morire, 95/ Il ferraiolo e l’arpione, 129/ Come io, essendo andato per affari a Corato, fui preso per ladro di cani, 141/ Ait latro ad latronem, 161/ Come io vinsi la causa e perdei la lite, 187/ Gli amanti siderati, 221/ L’orribile mostro, 239/ C’era una volta un re e una regina, 251/ Appendice/ La statua violata, 259/ La mente e lo specchio, 273/ Note per una novella d’amore, 279.

 

Nelle novelle che compongono la raccolta sono disseminati indizi che rimandano alla vicenda biografica dello scrittore, a partire dal nome del protagonista, Sam Weller - il lustrascarpe cresciuto sul ciottolato di Londra - che Mezzanotte, frequentatore, qui più che altrove, di Dickens , già prediligeva come pseudonimo per i suoi articoli giornalistici. L’inetto, l’uomo in conflitto col suo tempo, il "vinto dalla vita", in sostanza tanti "decadenti" personaggi mezzanottiani, sono rimpiazzati da un Weller che compie imprese straordinarie, un carattere vincente. Sotto questa vernice risalta però una personalità ben più complessa e tutt’altro che eroica: il fervore ottimistico e la fiducia nelle sorti progressive del metodo scientifico servono a svelare le contraddizioni e i pericoli di una fede incondizionata nella scienza e nelle sue possibilità operative. Il libro è arricchito da varie illustrazioni che riproducono l’autore in alcuni momenti di vita familiare e dalla riproduzione di una carta autografa della novella L’orribile mostro. Il ms. è conservato presso l’ASAM.

 

 

 

Fabio Cossutta

Gli ideali epici dell’Umanesimo e

l’ "Orlando innamorato"

Roma, Bulzoni, 1995, pp. 534

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 19)

 

Indice del volume:

Il problema della fusione dei cicli,7/ Armi e "dottrina" nella cultura di Orlando,79/ Le forme d’amore e Orlando,217/ Postille,431/ Colto ed inclito nel pubblico ideale del Boiardo,433/ In partibus infidelium,439/ Astolfo, the fool,465/ Il "triviale" nell’"Innamorato",485/ Indice dei nomi, 525.

 

Il volume affronta la scelta tanto discussa del Boiardo di prediligere il ciclo bretone a quello carolingio, nonostante l’influenza della cultura francese a Ferrara e presso gli Estensi. Ebbene, svalutare le battaglie sante significherebbe anche ridimensionare d’un sol colpo il valore e la funzione sia dell’Impero sia del Papato, e se richiamiamo alla mente che gli Estensi erano tributari per la loro investitura tanto all’Imperatore quanto al Papa, il discorso si farebbe ancor più carico di problemi e interrogativi. Cossutta abilmente avanza un’ipotesi: Boiardo pur supponendo sempre il mondo dei paladini di Francia come spunto ispiratore, a cui non intende affatto rinunciare, profila un’autentica fusione tra i due cicli. La corte bretone civilizza quella carolingia, immettendovi tutti quei valori dello spirito e del sentimento che arricchiscono l’individuo in quanto suoi peculiari, creando così un eroe cavalleresco che vive e partecipa in egual misura delle imprese belliche e di quelle amorose.

 

 

 

 

La letteratura drammatica in Abruzzo

Dal Medioevo sacro all’eredità dannunziana

Atti del Convegno

a cura di Gianni Oliva e Vito Moretti

Roma, Bulzoni, 1995, pp. 934

(Coll. "Culture regionali d'Italia" / 20)

 

Indice del volume:

G. Oliva - V. Moretti, Premessa, 13 / Sandro Sticca, La Passio e la Compassio nel teatro medievale abruzzese. Il contesto teatrale e spirituale, 17 / Giovanni Battista Bronzini, Medioevo abruzzese. Dalla drammatica recitata a quella rappresentata, 95 / Sabatino Ciocca, La mise en scéne nel teatro medievale abruzzese, 125 / Marco della Sciucca, Musica e spettacolarità nel Medioevo abruzzese tra liturgia e laicità, 137 / Annamaria Simone, La letteratura abruzzese del ‘400 tra esperienze colte e influenze popolareggianti e la poesia di Serafino Aquilano, 193 / Carlo De Matteis, La sacra rappresentazione quattrocentesca: I testi santoriani, 213 / Appendice: "La devotione et festa de Sancta Susanna", 240 / Carlo Vecce, La "Stephanium" di Giovanni Armonio Marso, 253 / Antonio Sorella, Marcantonio Epicuro e la drammaturgia del Cinquecento, 265 / Giuseppe Papponetti, Fra Medioevo e Barocco: momenti di teatro e ritualità teatrali in Sulmona, 289 / Italo Desiderio, Il teatro sacro del "Circolo istoniese", 307 / Vittoriano Esposito, "Bartolomeo Apostolo Martirizzato". Dramma sacro dell’abate Muzio Febonio, 333 / Luigi Murolo, "Labirinti animati" per il teatro gesuitico di Francesco Zuccarone, "medico della peste", 347 / Walter Tortoreto, L’attività del teatro in Abruzzo tra Sei e Settecento: Le Cappelle musicali e il Melodramma, 391 / Anna Maria Ioannoni Fiore - Carla Ortolani, Azioni sacre e cantate nel fondo della Biblioteca "M. Delfico" di Teramo. Contributo per una definizione della produzione librettistica sacra nei secoli XVIII e XIX , 413 / Appendice: "Sinossi cronologica", 427 / Vito Moretti, Il "Socrate immaginario" di Ferdinando Galiani. Una ipotesi di lettura, 433 / Valeria Giannantonio, Il " Socrate immaginario" dell’Abate Galiani: il problema filologico e l’allestimento dell’opera buffa, 451/ Anna Rita Savino, Opere teatrali nell’"Archivio Tiberi" di Vasto, 467, Appendici: "Nota al testo e criteri di trascrizione", 483 / "Riflessioni sul teatro", 487 / Umberto Russo, I drammi sacri inediti di Tommaso Maria Verri, 503 / Sandro Galantini, Il teatro di Francesco Michitelli da Teramo, 527 / Tobia R. Toscano, Gabriele Rossetti e Vincenzo De Ritis e la scrittura di libretti a Napoli nel primo ventennio dell’Ottocento.Tra conservazione classicistica e sperimentalismo metrico-tematico, 545 / Tito Spinelli, L’avventura teatrale di Valerico Laccetti , 575 / Enrico Di Carlo, Le tragedie di Pasquale de’ Virgiliis, 595/ Appendice: Biografia inedita, 617 / Mario Zuccarini, La librettistica sacra e profana a Chieti ,623 / Maria Luisa Patruno, Mito e storia nei drammi di Ettore Moschino, 637 / Gianni Oliva, Appunti sul "Buffalmacco", testo teatrale inedito di Romualdo Pàntini, 647 / Mario Cimini, Romualdo Pàntini, un lirico a teatro, 673 / Marilena Giammarco, Achille Ricciardi. Il "Teatro del colore", l’Avanguardia, 691/ Francesco Di Gregorio, Drammaturgia novecentesca inedita in Abruzzo. " Il ritorno del legionario" di Daniele Properzi, 713 / Appendice: "Il ritorno del Legionario", 735 / Liliana Biondi, L’esperienza teatrale di Nicola Moscardelli, 827 / Francesco Iengo, Realismo surrealista di Amar, 845 / Luciano Paesani, Giuseppe Amar fra sacro e profano, 857 / Giovanni Antonucci, Il teatro di Mario Federici, 871 / Nicola D’Antuono, Teatro e drammaturgia in una rivista abruzzese d’avanguardia: "I Novissimi", 881 / Emiliano Giancristofaro, "L’Annunziata" di Villa Pasquini di Lanciano", 897 / Indice dei nomi, 903.

 

Gli scritti riuniti in questo libro sono le relazioni svolte al Convegno Nazionale che ha avuto luogo a Chieti il 13, 14 e 15 dicembre 1994 su iniziativa congiunta del Dipartimento di Studi Medievali e Moderni e del Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo. L’avvenimento e questo volume di atti hanno il valore di ricognizione sull’attività drammaturgica abruzzese e sul suo sviluppo nel corso dei secoli. Questi studi concorrono quindi a definire la fortuna di questo genere letterario, in rapporto, però, non soltanto alle tecniche, ai canali di fruizione e alla dinamica dei gusti o delle pertinenze estetiche, bensì in relazione anche alla cultura nazionale e ai centri maggiori della penisola, con i quali l’Abruzzo mantenne contatti proficui e continui dall’età delle laudi in poi.

 

 

 

 

Novelle d’autrice tra Otto e Novecento

a cura di Patrizia Zambon

Roma, Bulzoni, 1998

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 21)

 

Indice del volume:

Introduzione 9 / Nota bibliografica 47 / Nota ai testi 81 / Maria Antonietta Torriani, Un velo bianco 85 / Maria Antonietta Torriani, Una vocazione 103 / Matilde Serao, Una fioraia 117 / Matilde Serao, Canituccia 125 / Eva Cattermole, Distacco 135 / Eva Cattermole, La vigilia 143 / Vittoria Aganoor, Dal vero 151 / Maria Majorchi, L'altra 159 / Anna Zuccari, Ipotenusa, va! 169 / Clarice Gouzy, Dileguano i sogni 181 / Grazia Deledda, Le tredici uova 187 / Ada Negri, L'appuntamento 197 / Maria Messina, Demetrio Carmine 205 / Maria Messina, Casa paterna 227 / Amalia Guglielminetti, Il ritratto a pastello 245 / Eugenia Codronchi Argeli, La sposa del grand'uomo 253 / Carola Prosperi, Una donna di casa 267 / Annie Vivanti, Notte di Vigilia 275 / Teresa Ubertis, Le due signore Derossi 291.

 

Uno degli aspetti più interessanti tra quelli che caratterizzano la storia letteraria italiana dell'ultimo Ottocento è la consistente presenza di scrittrici, che trova una sua ragione anche nella individuazione nella professione della scrittura di aspetti particolarmente congeniali alle donne. Tra Otto e Novecento - come era nel gusto dell'epoca - molto ricca è la produzione di racconti e novelle. Le autrici sono dotate ognuna di personalità propria, hanno gusto e individualità, hanno anche visioni del mondo spesso non sovrapponibili; e tuttavia si configura nella ricca e mossa, incalzante produzione delle novelle d'autrice tra Otto e Novecento una circolazione di temi, modi, motivi, situazioni narrative anche, così insistita, per certi versi così serrata, da costituire, è sembrato alla curatrice, uno specifico (sotto) sistema culturale nella civiltà letteraria del periodo, con i suoi significati perché con le sue ragioni.

 

 

 

 

L’isola che ride

Teoria, poetica e retoriche dell’umorismo pirandelliano

a cura di Marinella Cantelmo

Roma, Bulzoni, 1997, pp. 156

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 22)

 

Indice del volume:

Marinella Cantelmo, Di lemmi del riso, 9/ Giuseppe A. Camerino, Da Pirandello a Svevo. Alcuni motivi affini, 31/ Salvatore D’Onofrio, Le giare di Pirandello, 39/ Pietro Gibellini, Lo strappo nel cielo di carta: dal Mattia Pascal alla Cattura, 55/ Paola Giovanelli, L’ossessione del corpo nella poetica pirandelliana, 69/ Romano Luperini, La prova del riso. Per un contributo allo studio dell’ultimo Pirandello, 89/ Giovanni Palmieri, Ecografia dell’umorismo pirandelliano nel corpus di Svevo, 103/ Gino Rizzo, Agli inizi del Novecento: incontri Verga-Pirandello, 115/ Sarah Zappulla Muscarà, "La giara", dal testo narrativo al testo drammatico, 129/ Indice dei nomi, 147.

 

I saggi raccolti in questo volume sono stati presentati durante alcune giornate di studio tenute nell’a.a. 1995-96 presso il Dipartimento di filologia, linguistica e letteratura dell’Università di Lecce. Le singole relazioni si muovono tra teoria storico-critica e poetica compositiva, e puntualizzano aspetti finora lasciati in ombra dalla critica pirandelliana. Pirandello lettore da una parte, i lettori di Pirandello dall’altra concorrono a riproporre il tema dell’umorismo pirandelliano come una sorta di "cannocchiale rovesciato" attraverso il quale, oggi, si è sollecitati a riconsiderare non solo l’opera del girgentano, ma tutto un secolo di letteratura.

 

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Gianni Oliva

L’operosa stagione

Verga, D’Annunzio e altri studi di letteratura postunitaria

Roma, Bulzoni, 1997, pp. 409

(Coll. " Culture regionali d’Italia " / 23 )

 

Indice del volume:

I. Itinerario del Verga novelliere, 13 / L’esordio " campagnolo ", 13 / La svolta di Vita dei campi, 18 / Economia e istinto del corpo: le Novelle rusticane, 24 / Il gioco prospettico del "coro" e del "narratore", 26 / Verismo non solo rusticano: periferia urbana e drammi borghesi, 30 / La negazione radicale, 34 / il tessuto di finzioni, 36 / Esercizi di anatomia per il Verga milanese, 39 / 1.Il Bastione di Monforte e i mondi possibili, 39 / I mondi possibili, 39 / Autore implicito e narratore, 45 / Il punto di vista, 47 / Lo spazio, 48 / Tempo della scrittura e dell’avventura, 49 / 2. In piazza della Scala: nota sui tempi verbali e sul sistema dei personaggi, 52 / 3. Semplice storia: due modelli d’analisi a confronto, 57 / Preliminari al Mastro don Gesualdo, 67 / Il 1889 e i tempi del romanzo, 67 / Il Mastro nella produzione verghiana: la fase sperimentale, 69 / La lunga elaborazione, 71 / Tra prima e seconda edizione (1888-1889), 76 / La roba e il nichilismo verghiano, 78 / Stile, struttura e tecnica di rappresentazione, 81 / Il Piccolo archivio: un esperimento per il teatro verista, 85 / Domenico Ciampoli e i modelli letterari del realismo, 93/ Lingua, dialetto e stile nel Ciampoli novelliere, 125 / Il problema linguistico, 125 / L’uso dei vocabolari, 128 / Sintassi e stile, 136 / Le Fiabe abruzzesi di Domenico Ciampoli, 147 / Gaetano Carlo Chelli: L’eredità Ferramonti e i racconti sconosciuti, 156 / Appunti bibliografici, 163 / II.D’Annunzio: il ritorno del testo, 169 / D’Annunzio: il percorso del verso, 178 / D’Annunzio: il percorso in prosa, 195 / Terra vergine: l’Abruzzo-Africa, 214 / Giovanni Episcopo: un "piccolo libro" di ricerca, 232 / III. La Scapigliatura: un’avanguardia italiana, 245 / Categoria dello spirito ed etichetta storiografica, 245 / Milano "capitale morale" e la nascita della Scapigliatura, 246 / Il termine e la poetica, 249 / Maledettismo e nostalgia, 251 / Satanismo e contrasto tra ideale e reale, 252 / L’invenzione dello stile, 254 / Altri scapigliati, 256 / La cosiddetta "scapigliatura democratica", 257 / Torino e la "Scapigliatura piemontese", 258 / Per una tipologia del racconto scapigliato, 265 / Appunti sul Buffalmacco: testo teatrale inedito di Romualdo Pàntini, 268 / L’autografo, 268 / Problemi di datazione, 271 / Buffalmacco: un personaggio storico, 273 / Altri personaggi, 279 / Sulla lingua del Buffalmacco, 283 / La collaborazione di Domenico Oliva al "Giornale d’Italia". Bibliografia degli scritti critici  (1901-1913), 290 / Riviste in Abruzzo durante la Grande Guerra, 343 / La scena fuori centro e l’utopia di Antonelli, 362 / Tra numeri e grafici: la linea di produzione editoriale della casa editrice Carabba  (1877-1924), 373 / Avvertenza e dedica, 391 / Indice dei nomi, 393.

 

"L’operosa stagione" è quella degli ultimi anni dell’Ottocento, in cui si avvicendano le più svariate forme letterarie, spesso in contrasto tra loro: da un lato l’adesione al reale come proiezione di una mentalità oggettiva e positiva, dall’altro il tentativo di andare al di là di esso rivendicando i diritti dell’io. Tutto questo crea un clima complesso e irripetibile, in cui si giocano i destini culturali dell’Italia del Novecento. D’altra parte ora come non mai si assiste al risveglio di una provincia vitale e appunto operosa, che riflette in scala i problemi nazionali. Verga e il realismo post-unitario, D’Annunzio e dannunziani, la periferia centro-meridionale, sono alcuni dei percorsi di studio e di ricerca proposti in questo libro che raccoglie in questo volume oltre un decennio di studi e ricerche.

 

 

 

Antonella Iannucci

Luigi Gamberale e la cultura italiana

ed europea tra Ottocento e Novecento

Biografia attraverso le lettere

Roma, Bulzoni, 1997, pp. 311

( Coll. "Culture regionali d’Italia" / 24)

 

Indice del volume:

Introduzione: 1. L’epistolario e il fondo librario,11 / 2. Criteri di lavoro,14 / I. La formazione (1840-1884) / 1. I primi anni d’insegnamento, 19 / 2.Tra scuola e critica, 27 / 3. La prima traduzione italiana di D. G. Rossetti, 31 / 4. A Catanzaro tra insegnamento e traduzione: le versioni dai poeti europei, 41 / 5. Vagabondaggio d’insegnante e contatti con scrittori dell’Ottocento (Giacosa, Carducci e altri), 54 / II. Gli anni della maturità (1884-1902) / 1. L’incontro con Whitman, 63 / 2. Il periodo di Lucera e il laboratorio pedagogico, 77 / 3. Tormentata fine secolo a Campobasso, 93 / 4. L’"esilio" calabrese e la battaglia contro i politici, 107 / 5. Pascoli e il progetto di traduzione integrale di Whitman, 126 / III. Dagli anni operosi alla vecchiaia (1903-1929) / 1.Giornalista a tempo pieno: la difesa di O. Wilde e la "Rivista d’Italia", 133 / 2. La collaborazione al "Marzocco", 148 / 3. Grandi eventi letterari: l’accoglienza alla traduzione completa di Leaves of Grass, 156 / 4. La misteriosa vicenda della "Fedra" di Umberto Bozzini: ancora su D’Annunzio "plagiario" ?, 162 / 5. Piccoli eventi letterari: una lettera di Pascoli,170 / 6. Il periodo de "Il Rinnovamento" (1911-1913), 175 / 7. L’epoca della Grande Guerra e altre traduzioni, 183 / 8. Le ultime traduzioni: la nuova edizione di Whitman, i drammaturghi elisabettiani e Tagore, 204 / Bibliografia degli scritti di Luigi Gamberale, 219 / Scritti su Luigi Gamberale, 223 / Appendice: Lettere scelte, 225 / Indice dei corrispondenti, 293 / Indice cronologico, 297 / Indice dei nomi, 305.

Il volume di Antonella Iannucci mira a ricostruire la figura, la vita, il pensiero e l’opera di Luigi Gamberale (1840-1929) con uno scrupoloso lavoro di analisi condotto sul ricco carteggio dello scrittore molisano, in gran parte inedito, custodito presso le"Biblioteche Riunite Comunale e B. Labanca" di Agnone, città natale di Gamberale. Attraverso la lettura di un materiale finora poco conosciuto e poco studiato l’autrice mira a delineare la fase della formazione, gli interessi culturali, le relazioni intellettuali intrecciate in Italia e all’estero dal Gamberale, fino a far emergere l’imponente levatura del pedagogista, del traduttore e del sensibile interlocutore della cultura europea a lui contemporanea.

 

 

 

Mario Cimini

La "Rivista nuova di scienze,

lettere ed arti" (1879-1881)

Storia, indici e carteggi

Roma, Bulzoni, 1997, pp. 308

(Coll. "Culture regionali d’Italia" / 25)

 

Indice del volume:

I. Introduzione: 1. La "Rivista nuova" e il giornalismo culturale a Napoli dopo l’Unità, 13/ 2. Carlo Del Balzo: l’uomo, lo scrittore, l’animatore culturale, 22/ II. In nome del realismo, 35/ III. Novellistica e letteratura di viaggio, 63/ IV. Teatro napoletano postunitario: l’angolazione critica della "Rivista nuova", 83/ V. "Scienze ed arti", 113/ VI. Carteggi: Nota introduttiva, 125/ Carteggi, 131/ VII. Indici: 1. Indice cronologico, 231/ 2. Indice dei titoli recensiti, 257/ 3. Indice alfabetico degli autori, 267/ 4. Indice per argomenti, 281/ Indice dei nomi, dei periodici e dei quotidiani, 297.

 

La "Rivista nuova" fu espressione del vivace moto intellettuale che pervase la Napoli postunitaria, distinguendosi nel contesto del coevo giornalismo letterario per chiarezza di princìpi critici e ferma volontà di riscattare l’immagine del Meridione. Ingiustamente dimenticata anche dalla storiografia più attenta, essa costituì un formidabile strumento di promozione delle istanze realistiche, ancora latenti nella cultura italiana degli anni ‘70-’80. Il volume vuole essere un contributo alla riscoperta di una realtà culturale misconosciuta, al di là di certi deformanti stereotipi storico-critici: a questo mirano le diverse e complementari prospettive d’analisi di cui si avvale, e questo fine persegue anche la ricostruzione, tramite le testimonianze dirette dei protagonisti, dell’intensa attività intellettuale che fece da sfondo alla redazione del periodico.

 

 

 

collana

 

Fine Secolo

Collana di testi italiani diretta da Gianni Oliva

 

 

 

Domenico Ciampoli

Trecce nere

Novelle abruzzesi

a cura di Dario Redaelli

Chieti, Vecchio Faggio, 1990, pp. 240

(Coll. "Fine secolo" / 1).

 

Indice del volume:

Introduzione, 5/ Profilo bio-bibliografico, 22/ Indicazioni bibliografiche, 24/ Nota al testo, 29// Trecce nere, 31/ Sylvanus, 53/ La mietitrice, 77/ Biscione, 95/ La strega, 107/ Michelaccio, 129/ Zingara, 155/ La ladra, 171/ Come un fiore, 183/ Marina (storiella azzurra), 229.

 

La raccolta di novelle Trecce nere inquadra la produzione dell’abruzzese Domenico Ciampoli nel panorama degli scrittori che, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, si pongono nella scia delle soluzioni compositive adottate dalla narrativa di Verga. Nei bozzetti del Ciampoli emergono l’interesse dello scrittore per le tradizioni folkloriche d’Abruzzo e l’intento di rappresentare l’ "uomo interiore", con i suoi intimi affetti e le sue debolezze. In questo senso, sempre sull’esempio verghiano, anche lo studio ambientale merita spazio in quanto elemento in grado di influire sulla vita psicologica degli esseri umani. Attraverso le 10 novelle si disegna così l’immagine di un universo popolare rivissuto dagli occhi di un autore colto e raffinato, attento ai fenomeni letterari della propria epoca, da Verga alla Serao a Fogazzaro. Ciampoli però seleziona con intuito le tendenze e gli autori più interessanti e in maniera tutta personale ne ripropone motivi e stilemi, riuscendo così ad ergersi come valido testimone di un periodo storico e culturale nel quale la narrativa nazionale si muove tra attardato Romanticismo, idillio campagnolo, Verismo e Decadentismo.

 

 

 

Ettore Moschino

I Lauri

a cura di Maria Luisa Patruno

Chieti, Vecchio Faggio, 1990, pp. 176

(Coll. "Fine secolo"/ 2).

 

Indice del volume:

Introduzione, 5/ Profilo bio-bibliografico, 34/ Opere di Ettore Moschino, 36/ Bibliografia della critica, 38/ I Lauri, 41/ I Lauri, 43/ Fronde elleniche, 49/ Athena, 49/ Omero, 50/ Saffo, 50/ Eschilo, 51/ La gloria, 52/ La città morta, 53/ Il cantore ribelle, 54/ Corone bibliche, 57/ La profezia di Giovanni, 57/ La madre orbata, 57/ La vecchia siriaca, 58/ La peccatrice, 59/ La resurrezione, 59/ Salomè, 60/ Gesta e legende, 65/ Tristano e Isotta, 65/ - Il racconto dell’arpeggiatore, 65/ - Il filtro, 66/ - Nella foresta, 68/ - Il sogno d’Isotta, 70/ - Il vascello d’amore, 75/ - Le urne degli amanti, 75/ Gli invincibili, 77/ Lauda francescana, 77/ La dannazione di don Giovanni, 80/ Manon, 88/ Nel cerchio solare, 91/ L’inno della primavera, 91/ Sogno d’una notte di mezza estate, 97/ Ora ardente, 100/ Minuetto d’autunno, 104/ Cime bianche, 105/ Sul cuore d’Italia, 107/ Aprile italico, 107/, Le aquile romulee, 109 /Pompeiana, 110/ Il golfo magico, 110/ Ponte vecchio, 111/ Sonetti d’Abruzzo, 112/ - La Marsica, 112/ - La veglia, 112/ - I pastori, 113/ - Sul piano di Scùrcola, 114/ - L’eremita, 114/ - Il cigno, 115/ - La furia, 116/ - Aquila, 116/ Ginestre di Marsica, 117/ Hortus animæ, 119/ Ante diem festum paschæ, 119/ Resurrectio, 121/ Armonie, 121/ La chimera, 122/ L’idolo, 123/ Favola nuziale, 123/ Amebeo notturno, 124/ Risveglio, 126/ Il delitto, 127/ Delirio, 128/ L’ignota, 129/ La felicità, 130/ Antonio e Cleopatra, 131/ Sul Cidno, 131/ Sera di battaglia, 131/ Antonio e Cleopatra, 132/ Canti moderni, 133/ Parabola, 133/ Il canto della pace notturna, 135/ Inno alla miseria, 139/ Canto alla terra madre, 142/ Il canto degli armenti, 146/ Il canto del lavoro, 151/ Il commiato de’ lauri, 157.

 

Concepiti come canti celebrativi della gloria poetica e militare, I Lauri rievocano gesta eroiche ed esemplari, esaltando altresì i miti della terra, del lavoro, della stirpe. L’autore rivolge costantemente lo sguardo al passato, in cui proietta le proprie attese deluse dal presente e, attraverso il susseguirsi di personaggi storici, biblici, leggendari, ricostruisce un itinerario ideale, al cui termine pone se stesso, ad un tempo erede e continuatore di quella medesima tradizione di grandezza e di eccezionalità. Prima opera della vasta produzione di Ettore Moschino, questa raccolta poetica, considerata in una prospettiva storica e culturale, rappresenta un documento, stilistico linguistico ideologico, del dannunzianesimo nel primo Novecento, in ispecie per il persistente intreccio fra classicismo, naturalismo ed estetismo.

 

 

 

Matilde Serao

Vita e avventure di Riccardo Joanna

a cura di Raffaele Giglio

Chieti,Vecchio Faggio,1992, pp. 245

(Coll. "Fine secolo" /3)

 

Indice del volume:

Introduzione, 5 / Profilo bio-bibliografico, 20 / Indicazioni bibliografiche, 23 / Nota al testo, 28 / Vita e avventure di Riccardo Joanna / I. Piccolo, 33 / II. La grande giornata, 73 / III. I capelli di Sansone, 111 / IV. Il quarto d’ora di Rabelais, 149 / V. Eldorado, 183 / VI. Una catastrofe, 205.

 

Vita e avventure di Riccardo Joanna apparve nella primavera del 1887, quando la Serao aveva già conosciuto il successo letterario attraverso le raccolte di novelle e con i tre romanzi che precedono Joanna: Cuore infermo, 1881, Fantasia,1883 e il meno fortunato La conquista di Roma, 1884. Vita e avventure di Riccardo Joanna si colloca alla fine di un felice ciclo produttivo che aveva evidenziato nell’autrice una vivace tensione verso un verismo personale, il desiderio di confrontarsi con una società in trasformazione, nonché con una felicità espressiva ed inventiva.

Il romanzo indica una tendenza narrativa nuova della Serao, quella del romanzo-saggio. L’opera si colloca come unica creazione in un periodo contrassegnato da pressanti impegni familiari e da disagi economici legati all’iniziativa dei coniugi Scarfoglio: la fondazione del " Corriere di Roma "(1885 ). Il romanzo rappresenta una società in evoluzione attraverso la problematica del giornalismo italiano degli anni Ottanta, in una Roma capitale in cui era confluito un enorme numero di testate.L’opera è scandita in tre precisi momenti, che si attuano in tre diverse città: Napoli, Roma, Milano, e narra le vicende di un giornalista, Riccardo Joanna, appunto, dagli oscuri inizi al successo come direttore di un giornale proprio, alla decadenza e al fallimento. Per questa figura la Serao attinge molti tratti sia dalla propria esperienza biografica, sia dalla società romana contemporanea.

 

 

 

Enrico Panzacchi

Racconti

a cura di Valeria Giannantonio

Chieti, Vecchio Faggio, 1993, pp. 192

(Coll. "Fine secolo" / 4)

 

Indice del volume:

Introduzione,5/ Profilo bio-bibliografico,21/ Indicazioni bibliografiche,22/ Nota al testo,29/ Povero Guermanetto!,31/ Infedeltà,39/ La statua,55/ Ombra mesta,61/ Galatea,677 Primo ricordo,75/ Dal taccuino d’un astemio,79/ Lorenzetta,85/ Fra Ginepro,93/ Al "Lohengrin", 99/ Coi sordini, 105/ Cantores!, 113/ Evocazione,119/ Philomena, 125/ In repubblica, 131/ Primo passo, 137/ Dopo dieci anni,141/ In casa dell’amico,145/ La mia unica traversata,155/ Ai piedi della Santa, 167/ Al di là della siepe, 177/ Occhi accusatori, 183.

 

Il volume ripropone la stampa di una raccolta che nel 1885 aveva segnato una svolta assai significativa nell’ambito della produzione artistica dell’autore, in un periodo di fondamentale importanza per le trasformazioni tanto delle istanze teoriche quanto degli stessi istituti formali e dei procedimenti stilistici del genere novellistico. Panzacchi manifesta la sua adesione allo zolismo, ma è lontano dalle forme e dalle tecniche narrative verghiane, sperimentando piuttosto soggetti di ascendenza romantica e di ispirazione rusticale. Nonostante sia innegabile che Verga, in quegli anni, fosse venuto configurandosi come il modello più naturale e diretto, il nostro autore preferisce recuperare, nell’ambito del filone campagnolo, alcuni temi e motivi legati alla valorizzazione dell’intonazione lirico- moralistica. Inoltre, il clima di estenuazione borghese e la tematica amorosa, spesso ispirata a vicende adulterine, evidenziano l’accoglimento da parte del Panzacchi di tematiche care alla letteratura sentimentale e psicologica, oltre che romantica.

 

 

 

collana

 

Athenaeum

Lettereratura italiana - diretta da Gianni Oliva

 

 

 

Paola Del Giudice

L’icona vuota

L’alterazione dei segni e l’identificazione

degli oggetti nella poesia di Edoardo Cacciatore.

Chieti, Solfanelli, 1991, pp. 104

(Coll. "Athenæum". Sezione: Letteratura italiana / 1).

 

Indice del volume:

Prefazione di Alfredo Giuliani, 5/ L’icona vuota, 7/ Bibliografia, 99.

 

Questo saggio fornisce un contributo notevole al riconoscimento del valore di Edoardo Cacciatore, ponendolo nella giusta luce attraverso una valutazione critica della sua poesia, in precedenza affidata solo ad articoli su riviste o a interventi sparsi. Mediante un percorso originale di analisi testuale, la Del Giudice traccia un profilo approfondito dell’autore, entra nel suo mondo poetico e ne individua con sapienza le peculiarità. Il titolo emblematico dell’opera – spiega Giuliani nella prefazione – è un esempio del metodo seguito nella ricognizione critica: isolando dalla poesia di Cacciatore un’immagine tra le tante possibili, Del Giudice ne inventa in qualche misura la virtù rappresentativa, ne fa uno stemma dell’espansione metaforica, del ragionamento ininterrotto, delle continue sinestesie che identificano l’intero lavoro dello scrittore.

 

 

 

 

D’Annunzio. Per una grammatica dei sensi

a cura di Gianni Oliva

Chieti, Solfanelli, 1992, pp. 272

(Coll. "Athenæum". Sezione: Letteratura italiana / 2).

 

Indice del volume:

Gianni Oliva, Prefazione, 5/ Lucilla De Fabritiis, "Primo vere": per una grammatica dei sensi, 11/ Giorgio Pannunzio, Il simbolo prossemico nel D’Annunzio novelliere, 47/ Luigi Murolo, L’esperienza del "Selvaggio". Codici sensoriali nel giovane D’Annunzio, 81/ Valeria Giannantonio, L’universo dei sensi nell’"Isotteo", 121/ Gianni Oliva, Andrea Sperelli e l’"Invenzione" del mondo, 147/ Esmeralda Pagano, Senso e metafora del senso nel "Trionfo della morte", 185/ Rosanna Silvestri, La metafora dei sensi nel "Giovanni Episcopo", 203/ Rosa Parente, Colori al buio: appunti sul codice cromatico del "Notturno", 221/ Luciano Vitacolonna, Aspetti multimediali del "Libro segreto", 229/ Appendice, 243/ Indice dei nomi, 261/ Autori, 267.

 

Il titolo del volume già chiarisce pienamente l’intento con il quale ci si è accostati all’universo artistico dannunziano: nel curatore del testo e negli scrittori dei singoli saggi, imperante è la volontà di "addentrarsi" criticamente nel sistema sensoriale sotteso alle opere del Vate.

La scoperta della predilezione di D’Annunzio per la trasfigurazione del mondo esterno mediante la rielaborazione del proprio intimo sentire e percepire, confuta la limitante affermazione crociana del decadente Gabriele quale "dilettante di sensazioni". Al contrario, il libro, scaturito da un seminario di studio organizzato dalla Cattedra di Letteratura Italiana della Facoltà di Lettere e Filosofia di Chieti, mira a dimostrare come il poliedrico pescarese, proprio grazie all’uso sapiente delle facoltà "sensitive", riesca a "rimodellare" la realtà circostante, donando addirittura ad essa, nelle proprie opere poetiche e narrative, una profondità di significati che si cela sotto la mera apparenza.

Attraverso un attento lavoro interpretativo, condotto sugli scritti dal Primo Vere al Libro segreto, passando per l’Isotteo e il Piacere, gli autori dei saggi riescono a fornire un panorama esaustivo delle opzioni creative dannunziane. L’attenzione degli studiosi si sofferma sulle frequenze d’uso di elementi tratti dall’universo dei colori e dei profumi, ad esempio, oppure riconosce, analizzando il versante della prossemica, quale sia la maestria del D’Annunzio nel "captare" le più moderne e suggestive teorie europee sul problema dello spazio e della percezione attraverso i recettori fisici. Insomma, alla fine dell’avvincente lettura, ciò che risalta ancora una volta, è la straordinaria capacità dell’abruzzese di produrre un’arte ricca, fantasiosa e originale, pur traendo gli spunti e gli stimoli compositivi dalla consueta ed ordinaria realtà che lo circonda. Il volume è il primo frutto del laboratorio dannunziano dell’Università di Chieti.

 

 

 

Simonetta Di Santo

Nel giardino di Dante

Il sistema della vegetazione nella "Commedia"

Chieti, Solfanelli, 1993, pp.144

(Coll. "Athenæum". Sezione: Letteratura italiana / 3).

 

Indice del volume:

Introduzione, 5/ Sulle tracce del metodo, 9/ Il riferimento al reale, 19/ La vegetazione e le astrazioni allegoriche, 89/ Appendice, 113/ Indice dei nomi, 133/ Indice dei luoghi danteschi esaminati, 137.

 

Il saggio è una ricostruzione del sistema vegetale della Divina Commedia, un microcosmo solo in apparenza silenzioso ed inerte, in realtà estremamente duttile a rivelare gli estremi dell’atteggiamento mentale dantesco ed assieme la sua personale percezione del reale. La strada percorsa è quella della sperimentazione compiuta su un materiale opportunamente selezionato e catalogato al fine di recuperare, sulla base delle informazioni desunte, Dante a Dante. Tutto questo nella convinzione che un testo, accanto a quanto direttamente veicolato, contenga anche una serie di informazioni implicite accessibili soltanto a chi ne possegga le chiavi di lettura, che il particolare tende a rivelare.

 

 

 

Luigi Murolo

Lo scriba del fuoco

Studi sulla poetica di D’Annunzio

Chieti, Solfanelli, 1993, pp. 208

(Coll. "Athenæum". Sezione: Letteratura italiana / 4).

 

Indice del volume:

Premessa, 5/ Avvertenza, 8/ "…Il teatro è teatro". La "Persefone" di D’Annunzio: storia di un dramma mai scritto, 11/ La macchina delle meraviglie. Strategia dell’invenzione e poetica filmica in Gabriele D’Annunzio, 41/ Primato dell’occhio e trasmutazioni: "L’uomo che rubò la Gioconda", 63/ "Per sentieri profondi". D’Annunzio e la costruzione letteraria del "paesaggio moderno di fantasia", 89/ Luoghi, corpi, cose. "Spazio" e "abitare" nella poetica di Gabriele D’Annunzio, 113/ L’esperienza del "selvaggio". Codici sensoriali nel giovane D’Annunzio, 139/ "[…] a traverso terre ignote". Appunti per una lettura di "Ecloga fluviale", 175/ Indice dei nomi, 203.

 

Con la metafora dello "scriba del fuoco" l’autore vuole cogliere l’effigie dell’homo ludens dannunziano che caratterizza l’orizzonte letterario e metaletterario in cui viene inscrivendosi la complessa pratica artistica di D’Annunzio. Una pratica per cui – stando sempre all’aforistico dettato di Gabriele – "ogni opera d’arte ha la sua cuna terrestre e […] v’è una certa predestinazione, segreta o manifesta, nella figura de’ luoghi ov’ella incomincia a vivere". Al termine del lungo viaggio nelle fitte trame della poetica dannunziana Murolo rinviene la glossa segreta del poeta che rischiara la volontà di oltrepassare i limiti della scrittura. Il superamento di ciò che egli chiama il più compiuto tra i "giochi mentali" risulta tutto lì, intrigato entro il viluppo di un ludus mortale che, nel segno della "deserta conoscenza quadrata", consuma l’infinita disperazione per l’immutabilità delle cose, per la loro malinconia, per la follia. Specifiche indagini à part entière condotte nell’universo-D’Annunzio, –dalla fondazione etologica di Terra Vergine alla sintassi dei sensi, dall’inventio del Festspieltheater mediterraneo di Albano al "meraviglioso" nel cinema, dal "paesaggio letterario moderno di fantasia" all’immaginario dello "spazio" e dell’"abitare"– sviluppano nuove acquisizioni sulla poetica del Vate. L’individuazione del solidale raccordo tra codici culturali storicamente discontinui (e diversi) restituisce il necessario interesse per lo slargamento cognitivo di quella mirata categoria di "stile" che, nella prassi dell’artifex (ancor prima che in teoria), coglie il tratto distintivo del "genio" inteso come capace di imprimere "alle forme un carattere che si sovrappone alla loro realtà esteriore, [che] la purifica e la innalza".

 

 

 

Luciano Vitacolonna

Percorsi interpretativi

Dallo strutturalismo al proceduralismo

Chieti, Solfanelli, 1993, pp. 154

(Coll. "Athenæum". Sezione: Letteratura italiana / 5)

 

Indice del volume:

Introduzione, 5/ Capitolo primo: Testo, testo letterario, interpretazione, 9/ Capitolo secondo: La novella di Chichibio, 33/ Riferimenti bibliografici, 41/ Capitolo terzo: Lettura di A se stesso, 43/ Capitolo quarto: Aspetti sintattico-stilistici e simbolici della prosa manzoniana: "Quel ramo del lago di Como…", 63/ Capitolo quinto: Per un’interpretazione strutturale de La pioggia nel pineto, 81/ Capitolo sesto: Struttura e organizzazione dei mondi possibili di Fontamara, 91/ Riferimenti bibliografici, 107/ Capitolo settimo: Contributo a una testologia semiotica procedurale, 109/ Riferimenti bibliografici, 136/ Capitolo ottavo: Aspetti dell’analisi di testi multimediali, 139/ Bibliografia, 151.

 

Questo volume vuole essere un contributo sia teorico che applicativo alla testologia semiotica. Nei saggi proposti è ravvisabile come unico, chiaro tracciato unificante il passaggio teorico-metodologico dallo strutturalismo linguistico stricto sensu ad una testologia semiotica procedurale di tipo multimediale. In Percorsi interpretativi vengono infatti analizzati problemi e testi di vario tipo seguendo una prospettiva per cui la decodificazione è presentata non tanto nei suoi risultati, secondo una visione statica, ma nel suo modo di procedere e verificarsi, secondo una visione dinamica. L’interpretazione è quindi vista come una costruzione del significato nel concreto e dinamico attuarsi del processo comunicativo.

 

 

 

 

La capanna di bambusa

Codici culturali e livelli interpretativi per "Terra Vergine"

a cura di Gianni Oliva

Chieti, Solfanelli, 1994, pp. 264

(Coll. "Athenæum". Sezione: Letteratura italiana / 6)

 

Indice del volume:

Premessa di Gianni Oliva, 5/ Gianni Oliva, "Terra vergine": l’Abruzzo-Africa, 7/ Marilena Giammarco, Natura e mito in "Dalfino", 25/ Giorgio Pannunzio, Archetipi di alterità in "Cincinnato", 65/ Luciano Vitacolonna, Il "naturalismo" estetico-ferino di D’Annunzio: un’analisi strutturale di "Lazzaro", 81/ Lucilla De Fabritiis, "Campane" e le letture "fecondanti", 97/ Maria Lucia Zito, "Toto". Poesia e Anamnesi, 119/ Valeria Giannantonio, Considerazioni tematiche e vicende elaborative della novella "Fra’ Lucerta", 131/ Simonetta Di Santo, Dalla "Serpe" alla "Gatta": alla ricerca del ritmo, 155/ Mario Cimini, Archetipi culturali e primitivismo sociale in "Bestiame", 173/ Luigi Murolo, "Attraverso terre ignote". Appunti per una lettura di "Ecloga fluviale", 187/ Appendice: Antonio Sorella, Lettura linguistica di "Fiore fiurelle" e "Toto", 219/ Maria Luisa Patruno, Immagine e metafora zoomorfa in "Terra vergine", 231/ Indice dei nomi, 257, Autori, 259.

 

Il volume mette insieme studi che realizzano una vera e propria vivisezione di Terra vergine, condotta novella per novella, nella convinzione che il procedimento di analisi al microscopio aiuti a conoscere meglio il tessuto connettivo del libro della giovinezza dannunziana. I criteri metodologici adottati sono tra i più vari e vanno da quelli rigorosamente storico-filologici, all’interpretazione secondo codici culturali paralleli, alla dimensione strutturale e semiotica, al rilievo linguistico. Frutto di un connubio di esperienze seminariali e di ricerca, i rispettivi contributi sono unificati sotto un titolo apparentemente di fantasia, ma in realtà ricavato dalla dedica di Terra vergine a Giovanni Chiarini, esploratore teatino morto in Africa e lì sepolto, appunto, "sotto una capanna di bambusa". Il che stabilisce un’evidente analogia tra due conterranei: lo scrittore e l’avventuroso viaggiatore, l’uno e l’altro alla scoperta di terre selvagge e inesplorate.

 

 

 

 

"Cronaca Bizantina" (1881-1886)

Indici a cura di Carlotta Moreni

Introduzione di Gianni Oliva

Roma, Bulzoni, 1997, pp. 215

(Collana "Athenæum" nuova serie / 7)

 

Indice del volume:

Introduzione di Gianni Oliva, 9/ Bibliografia essenziale, 39/ Notizie editoriali, 43/ Indice degli autori, 49/ Indice dei soggetti, 103.

 

Il volume presenta gli Indici (per Autore e per Soggetto) della più significativa rivista dell’Ottocento post-unitario, che arrivò ad improntare addirittura di sè un’intera stagione, quella appunto detta "bizantina". Nella Roma di quegli anni si intrecciano numerosi fermenti culturali, dal classicismo realistico carducciano, al Naturalismo, fino alle avvisaglie del Decadentismo con la presenza di D’Annunzio e dei dannunziani. L’ampio saggio introduttivo ripercorre il ruolo e la poetica della "Cronaca" attraverso i suoi protagonisti e ne chiarisce la fortuna critica con l’analisi dei principali studi sull’argomento. Il libro costituisce quindi, un indispensabile strumento di studio e di consultazione.

 

 

 

 

Nei Paesi dell’utopia

Identità e luoghi della letteratura abruzzese all’estero

Atti del Convegno (Chieti, 29-30 aprile 1997)

a cura di Vito Moretti

Roma, Bulzoni, 1997, pp. 370

(Coll. "Athenæum", nuova serie / 8)

 

Indice del volume:

Premessa, 9/ "Nei paesi dell’utopia". Le ragioni di un interesse, di Lida Buccella, 13/ Introduzione al Convegno. "La Letteratura della diaspora. Aspetti e problemi", di Vito Moretti,17/ Relazioni/ Gianni Oliva, "Sbalzato fuori della mia sventurata patria": Gabriele Rossetti ‘exul immeritus’, 43/ Umberto Russo, L’attività letteraria di Arturo Fornaro, 97/ Giuseppe Papponetti, L’Argentina e l’Abruzzo in "Vecchie storie" di Giovanni De Paulis, 105/ Renato Romano, Gli scritti di Beniamino De Ritis, 119/ Marilena Giammarco, Italia e America in "Personal Reminiscences" di Francesco Ventresca, 129/ Antonella Del Ciotto, Umberto Postiglione "americano", 149/ Elena Ricci, I romanzi di John Fante, 185/ Luigi Murolo, "Rievocare il passato". Pietro Di Donato e i registri della memoria, 205/ Luciana Pasquini, Il viaggio americano di Zopito Valentini, 225/ Vito Moretti, Il "Ciclo degli Emigranti" di Maria Ardizzi, 239/ Vittoriano Esposito, Poesia e narrativa di Giuseppe Gualtieri, 255/ Massimo Pamio, La poesia di Mary Di Michele, 265/ Anna Ventura, Alessandra Santroni Koussios: dalla Grecia e dall’‘oltre’, 275/ Carlotta Moreni Motta, "Histonium" e "La Voce di Fossacesia", 289/ Mario Cimini, "Il vastese d’oltre Oceano" e il giornalismo d’emigrazione, 299/ Appendici/ Francesco Di Vincenzo, Mario Fratti. Da L’Aquila a Broadway, 313/ Ferdinando Alfonsi, La poesia di Celestino De Juliis, 325/ Sebastiano Martelli, Cinema, letteratura ed emigrazione: un progetto "abruzzese-molisano" negli anni del fascismo, 331.

 

Il volume accoglie le relazioni svolte al convegno tenuto a Chieti il 29 e 30 aprile 1997 su iniziativa del Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo, dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Chieti e del Centro ASAM (Archivio Scrittori Abruzzesi e Meridionali) del Dipartimento di Studi Medievali e Moderni (Facoltà di Lettere) dell’Università di Chieti. Gli interventi rappresentano una ricognizione sulla letteratura abruzzese all’estero, cioè di quella complessa attività creativa ed intellettuale elaborata fuori penisola nel corso dell’Otto e Novecento che, per una sorta di pregiudizio critico, è rimasta fuori dai circuiti dell’editoria più frequentata. Essa si configura come una ragguardevole esperienza sia per i temi che trasceglie a verifica, sia per l’incontro che registra con le culture e i linguaggi dei nuovi territori, sia infine per le opportunità multiculturali che intercetta nelle proprie ragioni espressive o che rielabora.

 

 

 

 

Animali e metafore zoomorfe in Verga

a cura di Gianni Oliva

Roma, Bulzoni, 1999, pp. 450

(Coll. “Athenæum”, nuova serie / 9)

 

Indice del volume:

Gianni Oliva, Premessa, 9/ Antonella Di Nallo, La zoologia dell’amore nel Verga fiorentino, 15/ Mario Cimini, Tipologia e funzione animalesca in «Vita dei campi», 29/ Marilena Giammarco, La lupa e il lupo, 47/ Paola Paoletti, «I Malavoglia»: di molti animali e di qualche uomo, 109/ Fulvia Stella, Alla prima fame dell’inverno. Anime e animali tra “rusticane” e “milanesi”, 119/ Roberto Salsano, Umanità dell’asino di San Giuseppe, 137/ Luciano Vitacolonna, Dalla capinera al canarino: metafore ornitologiche in Verga, 149/ Vito Moretti, Il mondo animale nel «Mastro-don Gesualdo», 171/ Giorgio Pannunzio, La mosca al naso. Entomografia popolare e narrativa verghiana d’ambiente rusticano, 217/ Teresa Pardi, Animali e istinto fagico, 249/ Anna Rita Savino, Animali da cortile, 271/ Appendice. Dizionario di etologia verghiana, a cura di Mafalda Di Berardino, 285/ Indice dei nomi e dei personaggi, 439/ Autori, 447.

 

Il presente volume, terzo della serie scaturita dai laboratori seminariali della cattedra di Letteratura Italiana dell’Università di Chieti, affronta un tema mai esplorato sinora nella narrativa verghiana ed approfondisce le modalità specifiche della scrittura di Verga in rapporto sia agli orientamenti scientifici del tempo, sia ai princìpi del suo cosiddetto ‘realismo biologico’, sia infine alle coordinate di pensiero e ai valori che si delineano nelle regole veristiche dell’oggettività e dell’impersonalità. Lo scrittore, infatti, osservando i meccanismi fisiologici ed istintuali del comportamento, perviene ad una concezione disincantata dell’esistenza e, per tale via, attua nelle sue prose una riduzione omologatrice fra il mondo degli uomini e quello degli animali, con la convinzione che non vi siano vere e proprie differenze fra le due realtà e che la gran folla di esseri anonimi, che popola l’intera geografia della vita, non conosca che un destino comune di emarginazione, di rivalità, di solitudine e di sconfitta, prima di tornare a scomparire nel silenzio incommensurabile del non-essere. Nell’ottica del sistema biologico e della mera naturalità, la legge di riferimento finisce quindi coll’essere quella ‘fagica’ o dell’imperativo nutrizionale, che regola i processi della sopravvivenza e persino i linguaggi delle piccole e grandi occorrenze, generando così un ampio numero di metafore (se ne dà conto nel ‘Dizionario’ posto in appendice) e complessi aspetti di stile, di sintassi e di funzioni narrative, a chiarire i quali si rivolgono, appunto, i saggi qui riuniti.

 

 

 

Fabio Cossutta

Itinerarium mundi ac salutis: gli «Amorum libri» di Matteo Maria Boiardo

Roma, Bulzoni, 1999, pp. 311

(Coll. “Athenæum”, nuova serie / 10)

 

Indice del volume:

Premessa, 9/ Libro primo, o della «smisurata» esultanza, 25/ Libro secondo o dello «smisurato» sconforto, 127/ Libro terzo, o della «consolidata» misura nei rapporti umani e oltre, 207/ Indice dei nomi, 307.

 

Il saggio analizza il Canzoniere di Matteo Maria Boiardo individuandone i fili che lo percorrono e che lo legano dalla prima all’ultima lirica. Vengono evidenziati i rapporti con il Petrarca e la capacità di sintesi con cui il Conte di Scandiano rilegge Rime e Trionfi, e ripropone la tematica dell’amore in maniera originale, recependo e riversando le conquiste migliori e più alte della civiltà dell’Umanesimo, in conseguenza di cui anche il rapporto con la tradizione classica e medievale dà luogo ad un dialogo fitto di riprese e di mediazioni. La raccolta lirica del Boiardo, oltre a configurarsi come la più organica del Quattrocento, è tale non solo per la precisione simmetrica con cui sono costruiti i tre libri che la compongono, ma anche per le tappe che essi rappresentano, tappe di una formazione e di una edificazione dell’animo che, a differenza dei suoi predecessori medievali, non si realizza in un processo di fuga dal mondo, bensì attraverso una graduale, sofferta e meditata presa di coscienza della realtà terrena nei suoi più significativi aspetti e sfumature, al termine del quale l’anima, giungendo a possedere saldamente la giusta scala di valori nel suo arbitrio liberamente temprato, è predisposta e pronta a spiccare il volo verso le altezze e le beatitudini celesti.

 

 

 

Luciano Vitacolonna

Principi e contributi di semiotica del testo

Roma, Bulzoni, 1999, pp. 236

(Coll. “Athenæum”, nuova serie / 11)

 

Indice del volume:

Introduzione, 13/ Parte prima: problemi di semiotica generale: La semiotica, 17/ Il processo comunicativo, 29/ Il segno, 57/ Parte seconda: semiotica del testo: Dalla textlinguistik alla testologia semiotica. Un breve profilo storico, 87/ A proposito della (in)coerenza testuale, 109/ Per un’analisi testologico-semiotica, 127/ Due microanalisi, 157/ Parte terza: tipologie testuali: Testo letterario e interpretazione, 181/ Il testo narrativo, 193/ Bibliografia, 207/ Indice dei nomi, 231.

 

Quest’opera è concepita all’interno di un paradigma semiotico testologico. In quest’ottica sono considerati sia alcuni problemi di semiotica generale (il segno, la comunicazione, l’interpretazione), sia problemi specifici di semiotica del testo (la coerenza, il proceduralismo, ecc.). Gli aspetti teorici sono spesso affiancati dall’analisi dei testi concreti, interpretati sulla base delle più recenti acquisizioni della testologia semiotica.

 

 

 

 

«Le Pagine» (1916-1917)

a cura di Marilena Pasquini

Roma, Bulzoni, 200, pp. 261

(Coll. “Athenæum”, nuova serie / 12)

 

Indice del volume:

Introduzione, 9/Nota, 39/ A. I, n. 1, Giugno 1916, 41/ A. I, n. 2, Ottobre 1916, 57/ A. I, n. 3, Novembre 1916, 75/ A. I, n. 4, Dicembre 1916, 91/ A. I, n. 5, Gennaio 1917, 107/ A. II, n. 6, Febbraio 1917, 121/ A. II, n. 7, Marzo 1917, 137/ A. II, n. 8, Aprile 1917, 151/ A. II, n. 9, Maggio 1917, 167/ A. II, n. 10, Giugno 1917, 185/ A. II, n. 11, Luglio 1917, 199/ A. II, n. 12, Settembre 1917, 213/ A. II, n. 13, Novembre 1917, 229/ Scheda editoriale, 247/ Indici della rivista, 249.

 

Mentre la Grande guerra faceva registrare lo smarrimento dei vecchi centri di aggregazione intellettuale ed emotiva, tre giovani intellettuali, Maria D’Arezzo, Nicola Moscardelli e Giovanni Titta Rosa, legati al più ampio quadro delle riviste di filiazione vociana e lacerbiana, contribuivano alla ricostruzione di una nuova cultura di respiro europeo entrando in contatto con gli ambienti d’avanguardia più qualificati del tempo attraverso una iniziativa editoriale intensa ed originale: “Le Pagine”(1916-1917). La rivista aquilano-napoletana, in particolare, fu la prima in Italia ad accogliere i contributi dei dadaisti Tristan Tzara e Marcel Janco. “Le Pagine”, nella sostanziale peculiarità d’impianto, perpetuano la lezione vociana di giornalismo di idee e di battaglia in una eticità forte e spesso risentita su cui si innesta una crisi di maturazione estetica che spinge alla ricerca di una poesia profonda, difficile, sofferta, molto distante da futurismo e lacerbismo, considerati ormai vacue espressioni di “cocottismo intellettuale”.

 

 

 

Marilena Giammarco

Luigi Antonelli. La scrittura della dispersione.

Roma, Bulzoni, 2000, pp. 305

(Coll. “Athenæum”, nuova serie / 13)

 

Indice del volume:

Premessa, 9/ Maschera nuda di Antonelli: Il destino dell’arte nella biografia, 17/ Le radici abruzzesi, 38/ Un letterato in cammino, 51/ La famiglia, “trappola per dispiaceri”, 65/ Il milieu romano anteguerra e Pirandello, 73/ Guerra e dopoguerra. Gli anni milanesi, 85/ Tra l’Abruzzo e Roma. Il periodo fascista, 95/ Il ritorno, 111/ Il vortice della scrittura: Una scrittura della dispersione, 117/ “Umorismo fantastico”, ironia e grottesco, strutture del comico, 125/ L’universo narrativo, 140/ Testi e metatesti tra narrativa e drammaturgia: Sdoppiamenti e fantasie di trionfo, 175/ Scambi di persona, inversione comica, gioco combinatorio, 183; Il palcoscenico citato, 194/ Metateatro “magico”, 206/ L’ascesa: La casa a tre piani, 236/ Lo sguardo sull’attrice, 244/ Per concludere, intorno al “teatro dell’esistenza”: La menzogna della scienza, 259/ Senso e non-senso della vita, 269/ Sperimentalismo e teatro-metafora, 280/ Bibliografia, 287/ Indice dei nomi, 301.

 

In questo volume si esamina per la prima volta il macrotesto antonelliano, considerando non solo la produzione teatrale dell’autore ma anche la scrittura narrativa e recuperando all’attenzione degli studiosi opere finora del tutto sconosciute o ignorate. Luigi Antonelli (Castilenti 1877-Pescara 1942), autore de L’uomo che incontrò se stesso (1918), è stato a lungo ritenuto dalla critica uno scrittore “grottesco” ed epigono di Pirandello, mentre rivendica un ruolo autonomo e non secondario nella generale rivisitazione della letteratura e del teatro italiani tra le due guerre. Autore complesso al di là di ogni apparenza, egli persegue un originale e coerente progetto letterario sapientemente orchestrato sulla strategia del mascheramento, della ripetizione e dell’inversione. Muovendosi tra narrativa e drammaturgia, l’opera antonelliana si apre infatti ad un vasto universo intertestuale e realizza una “scrittura della dispersione” in cui si annidano singolari concatenazioni strutturali, nuclei semantici, temi e motivi di grande modernità (dal dilemma epistemologico all’ecologia alla giustizia). Inoltre, con la sua poetica teatrale dell’“avventura” e dell’“umorismo fantastico” Antonelli schiude alla scena italiana del Novecento le porte del “metateatro magico”, teatro-metafora che esprime la dispersione delle illusioni della poesia nel mondo fenomenico e veicola in forma cifrata sofferti contenuti esistenziali.

 

 

 

collana

 

Letteratura dell'Italia Centro-Meridionale

Collana diretta da Gianni Oliva

 

 

 

Matilde Serao

La conquista di Roma

a cura di Wanda De Nunzio Schilardi

Roma, Bulzoni, 1997, pp. 252+LII

(Coll. "Letteratura dell’Italia Centro-Meridionale" / 1).

 

Indice del volume:

Introduzione, IX / Nota al testo, XLII / La conquista di Roma: Parte Prima, 1/ Parte Seconda, 71 / Parte Terza, 149 / Notizie biografiche, 241 / Riferimenti bibliografici: Opere di Matilde Serao, 245 / Studi critici, 248.

 

Un giovane deputato meridionale, Francesco Sangiorgio, muove alla conquista di Roma, anche se la città eterna "non si dà a nessuno – lo avverte un più esperto collega – la sua forza la sua potenza, la sua attitudine è in una virtù quasi divina: l’indifferenza". Ma il protagonista non rinuncia alla sua lotta e va alla ricerca del successo immergendosi nella vita sociale e politica della Roma umbertina, vivendo il conflitto tra passione e dovere. Rivive in questo romanzo della Serao, apparso nel 1885, il clima irripetibile ed effervescente dei salotti aristocratici, dei duelli, delle discussioni parlamentari del periodo post-unitario. Non si tratta, comunque, di un romanzo politico, ma di un grande affresco di costume, in cui la politica stessa costituisce lo sfondo per lo spettacolo del mondo "bizantino".

 

 

 

Giuseppe Mezzanotte

Tutti i romanzi

a cura di Antonella Di Nallo

Roma, Bulzoni, 1998, pp. 827

(Coll. "Letteratura dell’Italia Centro-Meridionale" / 2).

 

Indice del volume:

Introduzione, 9/ Nota ai testi, 37/ Riferimenti bibliografici, 49/ Notizie biografiche, 71/ Romanzi: Checchina Vetromile, 77/ La tragedia di Senarica, 193/ La setta degli spettri, 347/ Il tessuto di finzioni, 609/ L’erede, 757.

 

Dimenticato per lungo tempo, Giuseppe Mezzanotte (1855-1935) è tornato di recente alla ribalta dopo attenti studi e ricerche che lo hanno riscoperto protagonista di un’indimenticabile stagione a cavallo tra Naturalismo e Decandentismo. Nato a Chieti, ma vissuto in giovinezza nella Napoli di Matilde Serao, di Salvatore Di Giacomo, di Roberto Bracco e di Vittorio Pica, lo scrittore abruzzese assorbe gli umori e le tendenze di quel vivace clima letterario post-unitario, bilanciato tra giornalismo e letteratura, che fece della città partenopea la "capitale del mondo". I suoi romanzi (Checchina Vetromile, La tragedia di Senarica, La setta degli spettri, Il tessuto di finzioni, L’erede), riuniti in questo volume per la prima volta, sono il segno tangibile di una scrittura originale ed efficace, che ritrae personaggi e ambienti della Napoli ottocentesca e della provincia meridionale attraverso la lente deformante dell’umorismo e dell’ironia.

 

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La Casa Editrice Carabba e la cultura italiana ed europea tra Otto e Novecento

Atti del Convegno (Lanciano-Chieti, 1-4 dicembre 1996)

a cura di Gianni Oliva

Roma, Bulzoni, 1999, pp. 659

(Coll. "Letteratura dell’Italia Centro-Meridionale", sezione studi / 1).

 

Indice del volume:

Introduzione, 9/Gianni Oliva, Tra numeri e grafici: la linea di produzione editoriale della casa editrice Carabba, 11/ Vito Moretti, L’Abruzzo post-unitario e la nascita dell’editore Carabba, 29/ Marco Santoro, La casa editrice Carabba nel panorama editoriale otto/novecentesco, 39/ Emiliano Giancristofaro, Le vicende interne della editrice Carabba, 57/ Costantino Felice, Tra cultura ed impresa la parabola imprenditoriale dei Carabba, 67/ Riccardo Scrivano, Carabba, Papini, gli scrittori vociani, 87/ Bernardo Razzotti, "La cultura dell’anima": riflessioni sulla filosofia del primo Novecento, 97/ Franca Angelini, Slataper e Carabba, 103/ Paolo Mario Sipala, Carabba, Noto, un liceo, 109/ Luciana Pasquini, «In vacanza»: una rivista studentesca nella provincia post-unitaria, 113/ Alfredo Barbina, La pubblicazione dell’"Umorismo" e spigolature varie sul rapporto Pirandello/Carabba, 129/ Giorgio Baroni, La risonanza delle edizioni Carabba nella pubblicistica dell’epoca: rilevamento per campione, 139/ Antonella Di Nallo, Le "cose orientali" nella "Cultura dell’anima", 147/ Raffaele Giglio, Carabba e Scarfoglio, 161/ Raffaele Manica, Due curatori di libri stilnovisti per Papini e Carabba: Lamma e Cecchi, 175/ Pasquale Guaragnella, Il "ritratto" nelle parole. Sulla edizione papiniana degli "Scritti filosofici" di Paolo Sarpi, 185/ Wanda De Nunzio Schilardi, "San Gennaro" della Serao, 195/ Antonio Lezza, L’edizione delle opere di Bracco, 211/ Roberto Salsano, Flaubert, la "corrispondenza" edita da Carabba, e la cultura italiana, 231/ Gaetano Bonetta, L’editoria scolastica di Carabba nella storia dell’educazione italiana, 245/ Giorgio Pannunzio, L’editore Carabba e i testi dei classici greco-latini dalle origini al 1945, 253/ Rosella Frasca, La politica editoriale dei Carabba nella produzione scolastica per l’insegnamento del greco e del latino, 267/ Sebastiano Martelli, I sussidiari per le culture regionali, 289/ Giorgio Palmieri, Due editori meridionali a confronto nell’ultimo ventennio dell’Ottocento: Carabba e Colitti, 307/ Michele Dell’Aquila, Carabba di Lanciano/Vecchi di Trani: una vicenda parallela, 321/ Carmine Chiodo, Di alcuni libri editi da Rocco Carabba, 331/ Aldo Ferrari, Domenico Ciampoli e l’edizione Carabba dei "Canti popolari armeni", 375/ Luigi Murolo, Di una scelta editoriale di Domenico Ciampoli, 385/ Umberto Russo, I libri di interesse abruzzese, 399/ Giuseppe Papponetti, Gli intellettuali sulmonesi e Rocco Carabba, 407/ Paola Montefoschi, Uno "scrittore nuovo": Eugenio Montale, 427/ Marilena Giammarco, Le donne nel sistema editoriale. Annotazioni sul caso Carabba, 443/ Antonio Sorella, Le edizioni Carabba di interesse linguistico-dialettologico e la "riscoperta" dannunziana dell’abruzzese, 465/ Nicola D’Antuono, I Carabba e la cultura europea, 481/ Andrea Mariani, Il piacere della scoperta nei "minori" inglesi e americani, 493/ Nick De Marco, Blake e l’Italia: il fascino della visione, 503/ Francesca Saggini, Il cannibale dell’anima: Swift tradotto per Carabba, 509/ Clara Mucci, Carabba, Shakespeare e la cultura inglese del Rinascimento, 523/ Brigitte Battel, Gli autori francesi tra Sette e Ottocento nelle edizioni Carabba, 529/ Federica D’Ascenzo, Un capitolo della fortuna di Baudelaire in Italia, 539/ Daniela Galeone, Arte figurativa e pittura nelle edizioni Carabba, 557/ Anna Rita Savino, La "Rassegna abruzzese di storia ed arte" (1879-1900), 583/ Carla De Benedictis, Un episodio futurista: Geppo Tedeschi, 609/ Lorella Martinelli, La casa editrice Carabba e la letteratura di viaggio: uno studio su Barbey D’Aurevilly, 619/ Indice dei nomi, 627.

 

Attento a mediare le ragioni dell’editoria con quelle della cultura, Rocco Carabba rappresenta un caso esemplare della volontà e delle occasioni che impegnarono l’Abruzzo di fine Ottocento nella ricerca di un suo ruolo tangibile nella realtà italiana del tempo e nei circuiti intellettuali di provenienza europea. Intorno a sé, infatti, Carabba riuscì ad aggregare non solo le più vive intelligenze regionali e nazionali, ma anche gli interessi di una cultura che valicava gli ambiti localistici per proiettarsi sui più ampi orizzonti della spiritualità novecentesca.

 

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Giornali e riviste in Abruzzo tra Otto e Novecento

Atti del Convegno (Chieti, 3-5 maggio 1999)

a cura di Gianni Oliva

Roma, Bulzoni, 1999, pp. 752

(Coll. "Letteratura dell’Italia Centro-Meridionale", sezione studi / 2).

 

Indice del volume:

Gianni Oliva, Introduzione, 11/ Mario Cimini, Il giornalismo illuministico-romantico in Abruzzo, 17/ Teresa Pardi, La polemica classico-romantica nel “Giornale Abruzzese”, 45/ Nicola Scarpone, Poesia e prosa nel “Giornale Abruzzese di Scienze, Lettere e Arti”, 69/ Sandro Galantini, Giornali e giornalisti a Giulianova dalla fine dell’800 al Ventennio, 127/ Vito Moretti, Il giornalismo abruzzese fra satira e dialetto, 163/ Anna Rita Savino, Francesco Contaldi fra cultura ed editoria, 191/ Francesco Lullo, Come leggere le riviste abruzzesi dell’800 nel terzo Millennio, 239/ Costantino Felice, Modernità o tradizione? Le riviste abruzzesi tra Otto e Novecento, 245; Giuseppe Papponetti, La “Rassegna abruzzese di storia ed arte”, 257/ Luigi Ponziani, La stampa radicale e socialista tra crisi di fine secolo ed età giolittiana, 283/ Umberto Russo, Le riviste di Basilio Cascella, 293/ Carlotta Moreni, Sibilla Aleramo e “La Grande Illustrazione”, 301/ Maria Cristina Ricciardi, Il San Carlo Borromeo fra gli appestati di Teofilo Patini: ricezione dell’opera nella stampa abruzzese (1888-1907), 311/ Carmelita Della Penna, La stampa abruzzese di informazione nell’età giolittiana, 325/ Luisa Ciancaglini, Esempi di gionalismo giovanile ad Ortona agli inizi del secolo, 335/ Carmine Chiodo, La rivista della Libreria Editrice Lombarda: “Il Rinascimento” di Ettore Moschino, 357/ Antonella Del Ciotto, “La Fiaccola” di Vincenzo Bonanni, 395/ Maria Laura Priori, Le riviste di Zopito Valentini, 405/ Marilena Giammarco, Achille Ricciardi e Zopito Valentini, 419/ Luciana Pasquini, La collaborazione di Luigi Capuana ad “Aprutium”, 443/ Valeria De Gregorio Cirillo, “Aprutium” e la cultura francese, 463/ Roberto Salsano, Pirandello e le riviste abruzzesi, 479/ Francesco Iengo, Gli stranieri nelle riviste abruzzesi fra i due secoli, 493/ Marilena Pasquini, “Le Pagine” di Nicola Moscardelli, 501/ Antonella Di Nallo, Giornalismo d’occasione: “Marsica”, 521/ Giancarlo Quiriconi, Le riviste abruzzesi nel costituirsi della poesia novecentesca (1912-1918), 533/ Ilaria Schiaffini, “I Novissimi” di Achille Ricciardi: sintesi delle arti e occultismo, 551/ Alessandro Liberati, Dalla “Grande Illustrazione” al “Nuovo Convito”: la rivista di Maria Del Vasto Celano e la direzione artistica di Charles Doudelet, 569/ Donatella Dell’Aquilano, Letteratura e patria nel “Nuovo Convito”, 595/ Emiliano Giacristofaro, Il contributo allo studio del folklore de “L’Abruzzo” di Giuseppe Javicoli, 621/ Giorgio Pannunzio, Con garbata violenza: ideologia e politica in alcune riviste abruzzesi all’avvento del fascismo (1921-1927), 629/ Lucia Salini, Strutture simboliste ne “I nostri Quaderni”, 675/ Maria Concetta Masciarelli, Letteratura inglese ne “I nostri Quaderni”, 687/ Gianluca Vacca, Letteratura italiana ne “I nostri Quaderni” , 695/ Enrico Di Carlo, “Abruzzo Teramano”, 705/ Fausto Eugeni, “Teramo”. Mensile del Comune negli anni del fascismo (1932-1938), 725.

 

Il fervore di esperienze e di aggregazioni culturali e civili che si registrò in Abruzzo nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento sortì un rilevante numero di fogli periodici e di riviste che originò un giornalismo improntato non solo all’informazione, al dibattito o alla satira politica e di costume, ma anche alla testimonianza di un diverso impegno e alle peculiarità di un confronto con il quale l’intellighenzia abruzzese pervenne alla sua definitiva emancipazione e ai temi più solidi della sua fisionomia novecentesca.

 

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Il Giornale Abruzzese di Scienze, Lettere e Arti (1836-1844). Storia, regesto e indici

a cura di Mario Cimini, Teresa Pardi e Nicola Scarpone

Roma, Bulzoni, 2000, pp. 578

(Coll. “Letteratura dell’Italia Centro-Meridionale”, sezione studi / 3)

 

Indice del volume:

Mario Cimini, Il giornalismo illuministico-romantico in Abruzzo e il “Giornale Abruzzese”/ Teresa Pardi, La polemica classico-romantica nel “Giornale Abruzzese”/ Nicola Scarpone, Poesia e prosa nel “Giornale Abruzzese”/ Scheda editoriale e quadro sinottico della periodicità/ Nota esplicativa ai criteri di redazione del regesto/ Regesto/ Nota agli indici/ Indice cronologico/ Indice dei collaboratori e dei corrispondenti/ Indice degli argomenti/ Indice delle rubriche/ Indice delle poesie/ Indice dei racconti.

 

Pubblicato tra Chieti e Napoli dal 1836 al 1844, il “Giornale Abruzzese di Scienze, Lettere e Arti” costituì una delle esperienze culturali più innovative e significative non solo in ambito meridionale, ma dell’Italia tutta. Lo animava un gruppo di intellettuali di origine abruzzese, capeggiati dal teatino Pasquale De Virgiliis, eredi della migliore stagione illuministico-romantica e determinati a sfatare l’immagine di una regione culturalmente arretrata ed inerte, e perciò protesi a inserirla nel vivo di un dibattito di rilevanza nazionale, se non europea. Questo libro ambisce a restituire il circuito storico-critico e i momenti salienti di quell’esperienza, troppo a lungo ingiustamente marginalizzata, quando non dimenticata, coniugando gli intenti interpretativi con i supporti di utili strumenti di ricerca.

 

 

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Giuseppe Mezzanotte

Tutte le novelle

a cura di Antonella Di Nallo

Roma, Bulzoni, 1999, pp. 904

(Coll. "Letteratura dell’Italia Centro-Meridionale", sezione testi / 3).

 

Indice del volume:

Introduzione, 11/ Nota ai testi, 33/ Riferimenti bibliografici, 45/ Notizie biografiche, 67/ Le novelle edite: Domiziano e Lidia, 73/ Bozzetti, 145/ Meridiano, meridiana, meridiani, 199/ Novelle sette, 275/ I tre amori ed altre allegre novelle, 339/ La novella della cesta, rinvenuta e interpretata da Giuseppe Mezzanotte, 453/ Le novelle sparse, 469/ Le novelle manoscritte, 783/ Appendice: le novelle dell’anonimo, 795.

 

Frutto di un ampio lavoro di ricerca nell’archivio privato dello scrittore e sui più disparati giornali e periodici dell’Ottocento, è raccolta in questo volume tutta la produzione novellistica di Giuseppe Mezzanotte, un corpus imponente che permette di approfondire la conoscenza di un intellettuale appartato, schivo di natura e per giunta perseguitato dalla sfortuna editoriale. Centinaia di novelle, che rafforzano il piglio grottesco del suo modo di rappresentare la realtà meridionale. Napoli e Chieti, i due poli in cui si divide la sua esistenza, offrono all’attenzione della penna mezzanottiana una rassegna multiforme di tipi umani, studiati con gusto del particolare e della deformazione. Una generazione di deboli, se si vuole, attraverso cui Mezzanotte riesce a conferire alla sua arte un significato che va molto al di là dell’originaria e apparente vocazione provinciale. Una narrativa che porta impressi i segni di un’epoca di transizione, irrequieta e scettica dinanzi alle soglie del nuovo secolo.

 

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Luigi Capuana

Rassegnazione

a cura di Luciana Pasquini

Roma, Bulzoni, 2000, pp. 204

(Coll. “Letteratura dell’Italia Centro-Meridionale”, sezione testi / 4)

 

Indice del volume:

Introduzione, 11/ Notizie biografiche, 51/ Riferimenti bibliografici, 55/ Nota al testo, 59/ Rassegnazione, 63.

 

Scritto alla fine dell’Ottocento e pubblicato in volume nel 1907, Rassegnazione è l’ultimo romanzo di Luigi Capuana. Spesso sottovalutato dalla critica, il libro costituisce invece la testimonianza della crisi ideologica che attanaglia lo scrittore siciliano negli ultimi anni di vita. Si tratta di un romanzo diverso dalla precedente produzione. In esso Capuana esprime tutta la sua arte matura in un programmato abbandono del naturalismo della grande stagione. Il personaggio di Dario altro non è che una proiezione degli eroi del romanzo decadente, dal Des Esseintes di Huysmans al Dorian Gray di Wilde, all’Andrea Sperelli di D’Annunzio. Ma l’ammirazione di Capuana per il Vate si risolve in un sotterraneo superamento di quella poetica, essendo Rassegnazione romanzo critico verso il superomismo e l’artificio sostitutivo della realtà.

Studiato nella sua lunga e faticosa elaborazione, con attenzione alle varianti tra le diverse stesure, il romanzo si presenta qui per la prima volta in edizione filologicamente condotta.

 

 

 

 

 

collana

 

Varia / Atti di Convegno

 

 

 

 

I Rossetti tra Italia e Inghilterra

Atti del Convegno, (Vasto, 23-25 settembre 1982)

a cura di Gianni Oliva

Roma, Bulzoni, 1984, pp. 462

 

Indice del volume:

Programma dei lavori, 7/ Elenco dei partecipanti al convegno, 9 / Bibliografia sul convegno, 11/ Dalla provincia all’europa di Gianni Oliva, 13/ Relazioni e comunicazioni. Prima Parte / Pompeo Giannantonio, Gabriele Rossetti dantista, 21/ Enzo Bottasso, Gabriele Rossetti e Antonio Panizzi: antagonismo e incomprensione tra due italiani integrati nell’Inghilterra vittoriana, 33/ Giancarlo Rati, Le lettere di Gabriele Rossetti a Nicola Coletti, 61 / Raffaele Giglio, Due biografie parallele: Saffi e Rossetti, 71/ Tobia R. Toscano, La polemica di Gennaro Schenardi (1813-1845) sugli studi danteschi di Gabriele Rossetti, 83/ Antonio Cesare Pelino, Documenti rossettiani nell'archivio Mayo, 91/ Giorgio Petrocchi, Rileggendo "L’Arpa evangelica", 105/ Luciano Russi, Gabriele Rossetti e Carlo Pisacane. Per una storia dell'emigrazione politica in Inghilterra, 117/ Domenico Maselli, Teodorico Pietrocola Rossetti, 125/ Luigi Murolo, Il cilindro e il rasoio. Antonio Rossetti tra cultura dotta e cultura subalterna, 137/ Costantino Felice, Economia, societa e cultura a Vasto al tempo dei Rossetti, 157/ Ermanno Circeo, Per un'analisi della "Beatrice di Dante" di Gabriele Rossetti, 191/ Umberto Russo, La figura di Napoleone nella poesia di Gabriele Rossetti, 195/ Carmen Prencipe Di Donna, Il carteggio Rossetti-Ricciardi, 205 / Seconda Parte / Renato Barilli, Dante Gabriel Rossetti e il preraffaellitismo, 213/ Claude Rawson, Some aspects of rossettian verse and the "Colloquial tradition in English poetry, 223 / Tommaso Pisanti, I "primitivi" italiani e la poesia di D. G.Rossetti, 239 / G.G. Castorina, "The house of life": considerazioni su Rossetti sonettista, 251/ Gabriella Micks La Regina, D. G. Rossetti e Walter Pater: House of life e house beatiful nella "Waste land" vittoriana, 271 / Filippo Donini, La poesia di Cristina Rossetti, 309/ Maria Del Sapio, Canto d'amore di "Monna Innominata": il movimento del desiderio nella poesia di Christina Rossetti, 325/ Jacques Lethève, Rossetti et les preraphaelites devant l'opinion française, 343 / John Woodhouse, D. G. Rossetti, D'Annunzio e il preraffaellismo, 353/ Giovanni Allegra, Il preraffaellismo in Spagna come elemento dell'immaginario modernista. Idee, tematica, figure, 373/ Giuseppe Leonelli, Pascoli e il preraffaellismo, 395/ Fortunato Bellonzi, Introduzione al pomeriggio della terza giornata, 403/ Maria Teresa Benedetti, L'opera grafica di D. G. Rossetti, 405/ Bianca Saletti, I preraffaelliti nella critica d'arte in Italia tra Ottocento e Novecento, 427/ Rosella Gallo, D. G. Rossetti Jane Burden Morris: l'inquieta invenzione della bellezza preraffaellita, 437/ Altri Interventi / John Allitt, Gabriele Rossetti, Salvatore Cammarano and Gaetano Donizetti, 447/ Gaetano Gagliardi, Alcune traduzioni da Cristina G. Rossetti, 451/ Edward Neill, Paganini e Gabriele Rossetti, 455/ Francesco Anelli, La Polonia nella poesia di Gabriele Rossetti, 457/ Silvio Pasquazi e Vittorio Gabrieu, Conclusioni, 459.

 

Il volume raccoglie gli atti del convegno internazionale di studi sui Rossetti e può ritenersi il più impegnativo sforzo di sistemazione della famiglia anglo-italiana nell’ambito della cultura del Decadentismo. Non deve meravigliare che si sia scelto Vasto come sede di un incontro dalle prospettive così ampie. La "piccola patria", ove Gabriele nacque nel 1783, risulta la vera protagonista delle giornate rossettiame, perché si è inteso tornare alle radici, alle origini di una stirpe che improntò di sé l’Ottocento europeo.

 

 

 

L’ultimo Pirandello

Pirandello e l’Abruzzo

Atti del convegno (Chieti, 15-16 dicembre 1986)

a cura di F. Nicolosi e V. Moretti

Chieti, Vecchio Faggio, 1988, pp. 229

 

Indice del volume:

L’ultimo Pirandello/ Francesco Nicolosi, Introduzione al convegno, 15/ Fausto Curi, "L’Umorismo" di Pirandello nel sistema della modernità letteraria, 19/ Giacinto Spagnoletti, "Uno, nessuno e centomila" nella storia di Pirandello, 63/ Alfredo Barbina, Appunti inediti di Pirandello su Verga, 75/ Riccardo Scrivano, Società e religione nel "teatro dei miti", 87 / Alfredo Giuliani, Pirandello, un umorista nero,109 / Francesco Nicolosi, Il "sospetto" del divino. "La favola del figlio cambiato" e "I giganti della montagna", 117 / Pirandello e l’Abruzzo / Gianni Oliva, Episodi abruzzesi di Pirandello. Linee per una ricerca, 139 / Vito Moretti, Le caratterizzazioni narrative dell’Abruzzo pirandelliano, 183 / Umberto Russo, Pirandello e le riviste abruzzesi, 203/ Ermanno Circeo, Pirandello della novella "Notte" tra Leopardi e D’Annunzio, 219 .

 

Il volume raccoglie gli atti del convegno in occasione del cinquantenario della morte di Pirandello. L’incontro di studio è articolato in due sezioni, l’una dedicata all’ultima produzione di Pirandello, l’altra ai suoi rapporti con l’Abruzzo. Si tratta di due aspetti (in special modo il secondo) non molto frequentati dalla critica pirandelliana.

 

 

 

 

Poesia d’occasione e letteratura minore

abruzzese dell’Ottocento

Atti del seminario di studi (Chieti, 13 aprile 1991)

a cura di Vito Moretti

Chieti, Vecchio Faggio, 1992, pp. 175

 

Indice del volume:

Vito Moretti, Premessa / Umberto Russo, La poesia romantica a Chieti e Luigi Vicoli, 7/ Gianni Oliva, La linea dialettale vastese, 17 / Maria Luisa De Fanis, I "rozzi carmi" di Antonio Rossetti, 35 / Vittoriano Esposito, Il poeta pastore Cesidio Gentile e la sua "Leggenda Marsicana", 57/ Vito Moretti, La poesia di Domenico Stromei, 79/ Sandro Galantini, Giannina Milli: un primo approccio, 91/ Enrico Di Carlo, Mario Pilo e la Chieti di fine Ottocento, 127/ Sabatino Ciocca, Il poeta calzolaio. Dramma in un atto, 137 / Indice dei nomi, 171.

 

Sempre alla luce del rapporto tra micro e macro storia, le relazioni riunite in questo volume tentano un’esplorazione della cultura abruzzese pre e post-unitaria attraverso le voci di minore risonanza o di più modesto uditorio, che seppero comunque conservare un timbro proprio e un’autoctona caratterizzazione nei temi e nelle scritture.

 

 

 

 

Gabriele D’Annunzio

Un seminario di studio

Genova, Marietti, 1991, pp. 334

 

Indice del volume:

Lorenzo Braccesi, Memoria dell’antico e poesia del Nazionalismo, 9 / Gianni Oliva, Il taccuino di Lamothe, 23 / Mario Verdone, D’Annunzio e il cinema del suo tempo, 35 / Piero Santi, D’Annunzio e il dannunzianesimo nella cultura musicale italiana, 45 / Pietro Trifone, D’Annunzio e il linguaggio dei giornali, 55 / Piero Maragoni, L’estro periarmonico. Padre Orchi e l’usignolo dell’ Innocente, 65 / Pietro Gibellini, Storia e poesia dell’Alcione, 75 / Antonio Pinchera, Gabriele D’Annunzio dal metro al ritmo (Prolegomeni ad Alcyone), 87 / Carla Riccardi, Modelli di edizione critica per il Notturno, 127 / Valeria Giannantonio, Il tempo nell’Innocente e la poetica dannunziana, 145 / Luciano Vitacolonna, Per un’interpretazione strutturale: La pioggia nel pineto, 163 / Clelia Martignoni, Sul Forse che sì forse che no romanzo dell’ignoto, 171 / Giuseppe Leonelli, La casa paterna. Variazioni sul secondo libro del Trionfo della morte, 187 / Luigi Murolo, Lo scriba del fuoco. D’Annunzio e la costruzione letteraria del "paesaggio di fantasia", 197 / Niva Lorenzini, Il "linguaggio visibile" del Fuoco, 217 / Francesco Iengo, Ancora sulle "auctoritates" della prima narrativa dannunziana, 225 / Wigberto Rivera, Discesa, ascesa e senso di morte: per una rivalutazione dell’influsso nietzscheano nel Trionfo della morte, 235 / Annamaria Andreoli, Campioni simbolisti nel testo dannunziano, 247 / Alberto Frattini, D’Annunzio tra sperimentalismo e mistero: rileggendo il Libro segreto, 263 / Francesco Nicolosi, Suggestioni verghiane e sperimentazioni naturalistiche nella novelle dannunziane, 275 / Paola Montefoschi, Tentazioni ironiche nelle metamorfosi di Alcyone, 291 / Giovanni Antonucci, Sulla fortuna scenica di D’Annunzio, 301 / Valerio Magrelli, Cent’anni di Piacere, 311 / Domenico Rea, Su D’Annunzio, 319 / Alfredo Giuliani, "Tu debbi essere un ghiotto o furatore", 323 / Giuseppe Pontiggia, Trasformare tutto il linguaggio, 329.

 

Il volume raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Chieti presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dal 23 al 25 novembre 1988 per i cinquant’anni della morte di D’Annunzio. Ventisei saggi senza limite di interessi e di prospettive dovuti ai maggiori specialisti, che costituiscono un apporto innovativo alla più recente critica dannunziana.

 

 

 

 

Romualdo Pàntini nella cultura

italiana ed europea tra Otto e Novecento.

Atti del Convegno, (Vasto, 6-7 ottobre 1995)

a cura di Gianni Oliva

Vasto, Il Torcoliere, 1997, pp. 288

(Coll. "Biblioteca" / 1)

 

Indice del volume:

Gianni Oliva, Ragioni di un convegno, 9/ Giovanni Tesio, Excursus breve sui "Canti di vita", 15/ Vito Moretti, "L’Antifonario" pantiniano e l’alibi della scrittura, 25/ Antonella Di Nallo, Romualdo Pàntini nel viaggio della poesia, 37/ Giovanni Antonucci, Pàntini e il teatro del suo tempo, 55/ Mario Cimini, L’universalità del tragico: simbolo e realtà nel "Tiberio Gracco", 63/ Marilena Giammarco, Tra antico e nuovo teatro: "La Schiavona", 75/ Anna Rita Savino, Le carte teatrali inedite di Romualdo Pàntini, 113/ Luigi Murolo, Pàntini e il cinema. Appunti sulla sceneggiatura inedita di Naufragio, 131/ Andrea Mariani, Pàntini traduttore di Dante Gabriele Rossetti e George Meredith, 155/ Francesco Iengo, Romualdo Pàntini critico d’arte, 165/ Tito Spinelli, Romualdo Pàntini tra innovazione e tradizione: "L’arte a Parigi nel 1900" (1901) e "San Gimignano e Certaldo" (1904), 181/ Nicola D’Antuono, Due esteti: Vittorio Pica e Romualdo Pàntini, 207/ Federica D’Ascenzo, Pàntini lettore di Rimbaud, 229/ Umberto Russo, Pàntini nei giudizi dei contemporanei, 261/ Giorgio Pillon, Una testimonianza, 271.

 

 

Il volume raccoglie gli Atti del convegno di studi su Romualdo Pàntini tenuto a Vasto, città d’origine dell’intellettuale abruzzese, in occasione del cinquantenario della morte (1945-1995). La figura di Pàntini emerge dal testo in tutta la sua poliedrica ricchezza: dall’attività di poeta a quella di scrittore di drammi storici per il teatro, dalla collaborazione giornalistica a testate importanti, quali ad esempio il "Marzocco", alla pionieristica scelta di sceneggiare un soggetto per il cinema, dalla acribia nel tradurre il conterraneo Dante Gabriele Rossetti alla instancabilità nel viaggiare per esplorare sconosciuti orizzonti. Ogni elemento contribuisce a rendere il Pàntini ideale modello dell’intellettuale novecentesco, combattuto tra l’indirizzare le proprie inclinazioni creative nel sicuro alveo della tradizione classicista consolidata o, al contrario, allinearsi alle più ardite e nuove teorie del simbolismo e del decadentismo europei.

Ma Romualdo Pàntini offre soprattutto agli studiosi la possibilità di rilevare l’importante contributo che la disamina di una figura cosiddetta "minore" nel panorama artistico nazionale può apportare alla ricostruzione della temperie culturale dell’Italia tra Ottocento e Novecento.

 

 

 

collana

 

Varia / Saggi

 

 

 

Valeria Giannantonio

L’esordio poetico di D’Annunzio

Napoli, Loffredo, 1992, pp. 190

 

Indice del volume:

Dedica, 5 /L’incontro con le Odi barbare, 7/ Primo vere e le odi espunte dalla seconda edizione, 27/ Dalla prima alla seconda edizione di Primo vere, 59/ La metrica barbara, 117/ L’edizione lancianese di Primo vere, 153/ Indice dei nomi, 181.

 

Opera dell’esordio poetico di D’Annunzio, Primo vere, è un testo di notevole interesse, tanto per i suoi aspetti tematici e lessicali, quanto per le sue relazioni con l’area poetica carducciana. L’esame comparativo della prima e della seconda edizione, condotto sulle varianti, mostra le trasformazioni e le evoluzioni delle due raccolte nei termini di un progressivo distacco dai motivi classicistici e dai toni realistico-scapigliati, nonché in quelli di una graduale predilezione di motivi naturalistico-descrittivi e lirico-autobiografici. Il richiamo alle fonti utilizzate da D’Annunzio, nella stesura dei propri componimenti, chiarisce i caratteri di un esordio condizionato e influenzato dalla tradizione lirica ottocentesca, italiana ed europea. Convergenza e, in egual misura, distacco, dall’autorità del Carducci, si evince infine dal confronto tra la metrica barbara dannunziana e quella carducciana, proposto nell’opera.

 

 

 

Vito Moretti

Il plurale delle voci

La letteratura abruzzese tra Sette e Novecento.

Roma, Bulzoni, 1996, pp. 359

(Coll. Biblioteca di Cultura/ 522)

 

Indice del volume:

Premessa, 13/ Avvertenza,16/ I. Il progetto della pagina: Socrate immaginario di Ferdinando Galiani. Una ipotesi di lettura,19/ La poesia dialettale abruzzese dell’Ottocento, 35/ L’Abruzzo fra campagna e città nella narrativa realistica del secondo Ottocento (1882-1887): gli archetipi regionalistici, 75/ D’Annunzio di Terra Vergine e i modelli dell’apprendistato, 78/ Trecce nere di Domenico Ciampoli, 89/ Edoardo Scarfoglio e il Processo di Frine, 111/ Giuseppe Mezzanotte e la Tragedia di Seranica, 129/ Nell’officina dell’"Imaginifico": Contributi allo studio dello sperimentalismo di Gabriele D’Annunzio: Le risorse del dialetto, 153/ I testi per romanze e canzoni, 161/ Le scritture ripudiate, 169/ Le "disperse" e le "estravaganti", 179/ I versi delle opere in prosa e teatrali, 197/ Motti e massime, 203/ Dal taccuino. A proposito del XVII convegno dannunziano: D’Annunzio e le avanguardie, 207/ Una rilettura europea di D’Annunzio, 209/ Ennio Flaiano: Tempo di uccidere e la critica (1947-1994), 213/ Altre scritture: L’Autobiografia inedita di Domenico Stromei. Con un contributo bibliografico, 243/ Luigi Illuminati e la serenità della memoria. Con un carteggio inedito, 253/ Fonte Ciarlotta di Walter Cianciusi, 267/ Alfredo Fiorani e le metafore del quotidiano, 271/ La parola inestinta: L’originalità di Modesto Della Porta, 277/L’Antifonario di Romualdo Pantini e l’alibi della scrittura, 281/ La mia religione di Memmo Pinori e l’etica cristiana della liberazione, 295/ Notturni di Ugo Maria Palanza, 301/ Il paese natio in terra d’America: Preludio di Sandro Sticca, 307/ I Giorni di festa di Raffaele Fraticelli, 311/ Il governo delle idee: Il progetto editoriale di "Oggi e Domani", 315/ La Letteratura della dissacrazione di Vittoriano Esposito, 321/ L’Abruzzo nelle proposte metodologiche di Gianni Oliva, 323/ Appendice. Le origini della letteratura abruzzese: La Lamentatio di Anonimo aquilano, 331/ Il Detto dell’Inferno, 333/ L’Anunptiatio e il culto mariano, 335/ La Leggenna de sancto Tomascio, 337/ Tommaso da Celano e il Dies irae, 339/ Indice dei nomi, 343.

 

I saggi raccolti in questo libro, benchè scaturiti da circostanze diverse, si prefiggono concordemente di illustrare alcune modalità espressive della letteratura abruzzese fra Sette e Novecento, in rapporto sia alle ragioni storico-culturali di ciascuna età sia alle scelte e ai percorsi dei singoli autori. Sono scritti, dunque, che attengono in prevalenza ai territori concreti dell’invenzione e ai linguaggi, ai temi, ai materiali specifici con i quali l’intellettualità regionale ha inteso partecipare alla ventura civile e letteraria di questi ultimi secoli. Queste ricerche ambiscono anche a verificare la validità di un metodo d’indagine che, attraverso i generi e le forme della testualità letteraria, si propone di rintracciare la complessa rete delle intersezioni e degli scambi che ha sorretto e disciplinato le varie voci della storia regionale, a completamento o a corredo delle più conosciute e studiate realtà estetiche nazionali.

 

 

 

Luigi Murolo

Il labirinto della "Serrata"

Giuseppe Mezzanotte. Tra letteratura e cinema.

Chieti, Solfanelli, 1994, pp. 142

(Coll. "Micromegas")

 

Indice del volume:

Quasi una premessa, 5/ La macchina e il "meraviglioso", 7/ Il personaggio e il suo doppio. Sestilio Morescanti tra "istantaneismo" e investigazione, 15/ Di Serafino Gubbio o dell’"impassibilità", 29/ Mezzanotte, il cinema delle origini e la cultura del "luogo", 36/ Tra Moschino e Antonelli. La genesi di una sceneggiatura, 40/ "La serrata di Pian d’Avenna" dal romanzo alla sceneggiatura, 59/Note, 69/ Giuseppe Mezzanotte "La Serrata di Sangue"/ Argomento, 87/ Personaggi, 92/ Descrizione dei quadri: Il sospeto, 93/ Le due corone: 104/ Il punto debole di Clennam, 105/ Il veleno del serpente, 107/ L’indagine, 109/ La certezza, 128/ La serrata di sangue, 136/ Note al testo, 140.

 

A cento anni dall’invenzione dei fratelli Lumiére, si presenta ricca di sollecitazioni culturali la riscoperta di uno scrittore come Giuseppe Mezzanotte(1855-1935) che, fin dal 1904, si misura sul piano letterario con le straordinarie possibilità tecnologiche offerte dal cinema. Ancor prima degli importanti interventi di Papini e De Amicis (1907), che segnano "ufficialmente" l’irruzione degli intellettuali italiani nel campo della settima arte, un remoto narratore di provincia dal brillante passato giornalistico sa cogliere la complessa novità offerta dall’elettricità e dal fascinoso mondo delle macchine.

 

 

 

Luigi Murolo

Cammini abituali

Variazioni e divagazioni sulla città

Vasto, Il Torcoliere, 1998, pp. 212

(Coll. L’elitropia/ 1)

 

Indice del volume:

Premessa, 9/ I. Strade Chiare/ Aiuola-piazza, carceri vecchie e altro. Cammini federiciani nella città, 15/ La mappa di Alice. Per una carta degli itinerari culturali del Vastese, 43/ Sulla percezione storica dei luoghi. Per l’immaginario antico di un centro rivierasco, 55/Breve profilo di città, 63/ II. Residenze/ La grande casa dei signori del Vasto, 77/ Una casa rossettiana, 81/ Architetture ottocentesche. Due interventi progettuali di Nicolamaria Pietrocola. a. Palazzo Palmieri. b. Palazzo Genova Rulli, 87/ III. I Concerti e la Scena/ Concento in convento, 97/ Una rappresentazione laudese, 101/ Beethoven, il suo "angelo" e un teatro per la piazza. Per la scenografia urbana della Nona Sinfonia, 105/ L’altro barbiere, 109/ Un anniversario di polifonia, 113/ Un’occasione perduta, 117/ Sulle tracce dell’esquimese, 123/ Un concerto vent’anni dopo, 137/ IV Mostre/ Per un’archeologia delle tipognifie locali, 143/ Di una mostra su Jules Verne, 149/ Sul tempio della "cosa", 153/ V. Segni nel Territorio /Alla ricerca del San Nicola, 165/ Un museo del lavoro contadino, 171/ Insediamenti archeologici e tratturi nella valle del Trigno, 181/Note, 193.

 

Pieghevoli, opuscoli, articoli, pezzi dispersi, ciclostilati, foglietti volanti ed altri "oggetti" a stampa o dattiloscritti. Nulla di più. Caratterizzate da un taglio "breve", queste scritture –prima triturate e poi rimescolate hanno favorito la genesi di un volumetto sicuramente "altro" dai testi che l’hanno determinato. Più che soffermarsi sul tono e sulle modalità della cronaca, le pièces in questione hanno tentato di essere traccia e testimonianza della ripresa di quei "cammini abituali" (l’espressione è di Borges) attraverso cui procedere alla scoperta di quanto è ancora obliterato nelle superfici osservabili di un centro urbano e del territorio nel quale esso è inscritto. Così facendo, l’autore ha cercato di intenzionarlo tenendo conto di quel suggerimento calviniano che recita: "Per vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. Occorre [...] scartare tutto ciò che impedisce di vederla, tutte le idee ricevute, le immagini precostituite che continuano a ingombrare il campo visivo e la capacità di comprendere. Poi occorre saper semplificare, ridurre all’essenziale [...] e collegare i frammenti sparsi". La sensibilità del flâneur è forse l’unica a saper ritrovare, nel vagabondaggio "involontario" tra i cammini abituali, il senso benjaminiano di quei singolari "monumenti di un non essere più". Ecco perché, riscoprire l’incanto della strada di sempre, può portare a riconoscere con lo scrittore argentino che "la città vive [...] come tin poema che non m’è riuscito di fissare in parole".

 

 

 

Gianni Oliva

Giuseppe Mezzanotte e la Napoli dell’Ottocento

tra giornalismo e letteratura

Bergamo, Minerva Italica, 1976, pp. 301

(Coll. "Saggi e ricerche di lingua e letteratura italiana"/ 10 ).

 

 

Indice del volume:

Premessa, 5 / Vicenda umana e letteraria di Giuseppe Mezzanotte, 9 / La narrativa di Giuseppe Mezzanotte, 33 / D’Annunzio e Giuseppe Mezzanotte ( Lettere inedite di Gabriele D’Annunzio ), 68 / Giuseppe Mezzanotte e la Napoli dell’Ottocento tra giornalismo e letteratura ( Carteggi inediti ), 102 / Nota introduttiva ai Carteggi, 103 / Lettere di Roberto Bracco, 117 / Lettere di Salvatore Di Giacomo, 169 / Lettera di Valentino Gervasi, 223 / Lettere di Vincenzo Morello, 227 / Lettere di Ugo e Fernanda Ojetti, 231 / Lettere di Vittorio Pica, 237 / Lettere di Ferdinando Russo, 269 / Lettere di Edoardo Scarfoglio, 277 / Lettere di Matilde Serao, 283 / Lettera di Federico Verdinois, 291 / Indice dei nomi, 293 / Indice dei giornali e delle riviste, 299.

 

Il libro è frutto di un’ampia ricerca svolta in Abruzzo presso biblioteche ed archivi privati. Il risultato è quello della scoperta, attraverso gli epistolari rinvenuti, della statura di un letterato abruzzese, autore fecondo di novelle e romanzi e giornalista attivo nelle maggiori riviste letterarie d’ambiente centro - meridionale, sorte a cavallo tra Ottocento e Novecento ( egli collaborò tra le altre al "Corriere di Napoli", a "Il Pungolo", ai giornali romani "Capitan Fracassa" e " Domenica letteraria" ). I carteggi inediti che l’autore ha pubblicato mettono in luce il cosmopolitismo e il fervore intellettuale che si respiravano a Napoli, dove Mezzanotte operò, luogo di naturale approdo per gli intellettuali meridionali del tempo. Questo libro segna il primo concreto apporto al progetto di configurazione di un’identità letteraria regionale, dischiudendo un orizzonte insospettato e complesso.

 

 

 

Gianni Oliva

Capuana in archivio

Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1979, pp. 384

 

Indice del volume:

Il primo Capuana (1857-1860): a proposito di un abbozzo drammatico inedito, 11/ "Giacinta" dal romanzo al dramma, 67 / Capuana, D’Annunzio, "Le Martyre", 105 / La mitizzazione di Garibaldi e una novella inedita, 131 / Capuana nella critica recente (19601878 ), 167 / L’ALBUM DELLA POSTA: A Ferdinando Martini (1869-1912), 241 / A Telemaco Signorini (1868-1899 ), 291 / A Pietro Siciliani e a Cesira Pozzolini (1871-1908), 305 / A Pio Rajna (1880-1912), 331 / A Enrico Nencioni (1881-1882), 341 / A Onorato Fava (1885-1886), 345 / Ad Angelo Solerti (1881), 351 / A Francesco Pasta (1891), 355 / A Piero Barbèra (1903), 361 / A Vincenzo Picardi (1909), 365 / Indice dei nomi, 371

 

Risultato d’una serie di ricerche preso diverse biblioteche italiane, questo libro offre un contributo di primo piano all’approfondimento dell’attività letteraria di Luigi Capuana. Il materiale inedito studiato permette di sottolineare un metodo che giunge al discorso critico partendo dalla scaltra interrogazione del documento. In questa luce, se l’abbozzo drammatico giovanile ritrovato tra le carte di Mineo funge da pretesto per risalire al lavoro perduto della fase pre-veristica di Capuana, l’esame attento del processo di estrazione del dramma dal celebre romanzo omonimo fa scoprire un articolato sistema di elaborazione che contraddice l’idea dello scrittore prolifico e superficiale. Conclude il libro un fitto epistolario inedito che dà conto della fitta rete di rapporti intrecciati dallo scrittore, dagli anni di Firenze alla grande stagione del naturalismo.

 

 

 

Gianni Oliva

I nobili spiriti

Pascoli, D’Annunzio e le riviste dell’estetismo fiorentino

Bergamo, Minerva Italica, 1979, pp. 755

 

Indice del volume :

Premessa, 7/ I "Nuovi Goliardi" tra metodo storico e carduccianesimo, 15/ Critica e poesia nella "Vita Nuova" (1889-1891), 63/ Giuseppe Andrea Fabris, 81/ Diego Garoglio, 89/ Angiolo Orvieto, 99/ Giuseppe Saverio Gargàno, 107/ Dal "Germinal" alla "Nazione letteraria", 127 / L’avventura estetica del "Marzocco", 137/ All’insegna della "pura bellezza",/ Angelo Conti "dolce filosofo", / La campagna pascoliana del Gargàno, 177/ Società e cultura nel "Marzocco", 209 / Letteratura e politica, 211/ La difesa dalla civiltà industriale e altri problemi sociali, 229 / Qualche opinione sul problema della lingua, / D’Annunzio e "dannunzite", 249 / "Il Marzocco" e "La Voce", 257 / L’archivio dei "nobili spiriti". Note e carteggi inediti, / Carteggio Pascoli-Gargàno, 273/ Carteggio D’Annunzio-Gargàno, 351 / Documenti per Angelo Conti, 369 / Un carteggio del Pascoli con Romualdo Pàntini, 409 / Culto dannunziano, 435 / Una gita in automobile: Che cosa abbiamo scoperto ?, 463/ Pascolismo e dannunzianesimo del Garoglio, 467/ Gli scritti pascoliani di Giuseppe Saverio Gargàno, 476/ Indici, 727.

 

La prima organica ricostruzione della nascita e dell’evoluzione dell’estetismo italiano attraverso le principali riviste sorte a Firenze dal 1889 al 1908, anno di fondazione de "La Voce". Ne risulta un panorama variegato in cui spiccano le figure di Pascoli e D’Annunzio, ma anche quelle di altri letterati non meno determinanti per l’affermazione della poetica decadente, la quale si origina in opposizione al materialismo positivistico e al metodo storico. Soprattutto è messo in rilievo nel libro il ruolo svolto da Angelo Conti come elemento di raccordo tra i vari gruppi di intellettuali, nonché quello di Gargàno, critico militante, cultore di letteratura italiana ed europea, al quale si deve il lancio di Pascoli e la divulgazione in Italia del simbolismo. La ricca documentazione epistolare inedita e la definizione dell’ideologia del "Marzocco" , anche come propedeutica agli anni de "La Voce", fanno ormai di questo volume un fondamentale contributo dal quale non prescindono i più recenti studi sul Decadentismo italiano.

 

 

 

Gianni Oliva

Le ragioni del particolare

Indagini di letteratura italiana tra storia e microstoria

Roma, Bulzoni, 1984, pp. 350

 

Indice del volume:

Lo spettacolo dell’Eden, 13 / Il "Liber Solatii" e il Boccaccio, 45 / Geografia e storia: Prospetto letterario d’una regione meridionale, 65 / Verga e il recupero del teatro inedito, 177 / Per un’archeologia di Capuana, 199 / Nuovi materiali per Capuana (1976-1982), 217 / Noterelle pascarelliane, 237 / "Cronaca bizantina" : la fortuna d’una rivista, 269 / Medievalismo e francescanesimo nell’estetismo italiano, 297/ Indice dei nomi, 335 / Indice, 349.

 

Il saggio, più che "scarto di laboratorio", è un telaio su cui si tesse un aspetto della civiltà letteraria (come a dire il confine entro cui le cose cominciano ad esistere). Esso è valido come breve esperimento che giunge anche nel suo piccolo ad una verità, ed è perciò in sé già una sorta di micro-universo conchiuso. Da questa premessa va da sé che i centri di interesse del libro sono vari, ma nella convinzione che così debbano essere e che il particolare va comunque salvaguardato come parte del tutto. Esso consiste in una piccola o grande verità connessa alla ricerca idealmente ricollegabile ad una serie di ampie questioni generali. Un tutto, infine, che si ravvisa nella solida proposta metodologica di fondo, bilanciata tra filologia e storicismo, tempo e scrittura, opera e contesto.

 

 

 

Gianni Oliva - Carlo De Matteis

Abruzzo

Brescia, La Scuola, 1986, pp. 277

(Coll. "Letteratura delle regioni d’Italia. Storia e testi").

 

Indice del volume:

Presentazione, 5/ Introduzione, 9/ L’idea di Abruzzo, 9/ I confini storici dell’Abruzzo, 10/ Dalle origini al Cinquecento, 11/ Il "Chronicon Casauriense e i centri monastici, 11/ I primi testi in volgare, 15/ Le leggende agiografiche, 16/ Le laudi aquilane, 17/ Buccio di Ranallo cronista e agiografo, 20/ I seguaci di Buccio all’Aquila, 24/ Il circolo umanistico di Sulmona: Marco Barbato e Giovanni Quatrario, 25/ L’area teramana, 29/ Gli abruzzesi della diàspora, 29/ Tipografie e commercio librario nel periodo rinascimentale, 31/ Il Seicento, 33/ Seicento abruzzese ancora sepolto, 33/ Erudizione e storiografia. Muzio Febonio, 33/ Il "circolo istoniese", 35/ Il Settecento, 37/ Le colonie arcadiche, 37/ Romualdo Parente e la poesia dialettale, 39/ L’erudizione e Ludovico Antonio Antinori, 40/ La diffusione dei "lumi" e il "partito genovesiano", 40/ L’Ottocento, 44/ L’età romantica, 44/ La poesia risorgimentale, 46/ La formazione abruzzese di Gabriele Rossetti e la cultura a Vasto, 47/ L’età del positivismo e il gruppo della "Rivista abruzzese", 49/ La poesia dialettale tra intimismo e verismo, 50/ D’Annunzio e l’Abruzzo, 51/ Altri scrittori realisti: Ciampoli, Mezzanotte, Romani, 54/ Il Novecento, 57/ Dannunzianesimo, riviste, editoria, 57/ La "scoperta dell’Abruzzo e i poeti dannunziani, 60/ Antidannunziani e la poesia nuova, 62/ La poesia dialettale e la lingua di elezione, 63/ Il teatro, 68/ La vita altrove: l’"abruzzesità dei fuoriusciti, 70/ Silone e gli scrittori del secondo dopoguerra, 71/ La ricerca d’una nuova cultura, 74/ Bibliografia, 77/ Antologia/ Dalle origini al Cinquecento/ Lamentatio beate Marie de Filio, 89/ Detto dell’Inferno, 93/ Buccio di Ranallo, 102/ La seconda fondazione dell’Aquila, 103/ La battaglia di Tagliacozzo, 106/ L’incoronazione di Celestino V, 112/ Sonetti sulla carestia, 114/ La peste del 1348 e il terremoto del 1349, 116/ La festa di San Massimo, 125/ Antonio di Buccio, 128/ L’invasione dei grilli, 129/ Barbato da Sulmona, 130/ Lettera a Francesco Petrarca, 131/ Anonimo, 133/ La guerra aquilana di Braccio (La rassegna delle forze aquilane / La battaglia finale e la vittoria aquilana), 133/ Anonimo, 142/ La leggenna de Santo Tomascio (Da "La seconda giornata / Da "Lu terzo dì", 142/ Il Seicento / Muzio Febonio, 156/ Fauna, flora e pesca nel Fucino, 156/ Il Settecento / Arcadi Tegeatini, 161/ Federico Valignani (Per la Colonia Tegea. Sonetto / In rivedere un antico soggiorno), 161/ Bernardo Maria Valera (Dagli "Scherzi ditirambici / O vago argenteo), 163/ Romualdo De Sterlich, 165/ Lettera a Jano Planco, 166/ Melchiorre Delfico, 168/ Memoria sulle majoliche dei Castelli, 168/ Vincenzo Comi, 173/ Dalla Prefazione al "Commercio scientifico", 174/ L’Ottocento / Pasquale De Virgiliis, 175/ Dalla Prefazione a "Filologia abruzzese", 176/ Clemente De Caesaris, 180/ La campana della mia parrocchia, 180/ La "Linea dialettale vastese, 182/ Luigi Anelli (Fujj’ ammèsche / A lu ddazie), 183/ Gaetano Murolo (Ciamarelle / Tutte na vodde!), 184/ Domenico Ciampoli, 186/ Biscione, 186/ Giuseppe Mezzanotte, 196/ La partenza per i bagni di mare, 196/ Fedele Romani, 203/ La festa del villaggio, 204/ Gabriele D’Annunzio, 208/ Campane, 208/ Ne l’Adriatico verdastro, 213/ Aternum, 214/ La figlia di Jorio (Atto III, Scena III), 216/ Le mura di Pescara, 223/ A Luiggine D’Amiche (A Luigino D’Amico), 226/ "L’Illustrazione Abruzzese", 226/ Dalla "Presentazione" della II serie, 227/ Romualdo Pàntini, 229/ Nella valle, 230/ La madre al figlio lontano, 230/ Nicola Moscardelli, 231/ La rama, 232/ Tramonto, 233/ Alfredo Luciani, 234/ N’amore selvagge (Un amore selvaggio), 234/ Cesare De Tàta, 235/ Lu piante de le fojje (Il pianto delle foglie), 236/ Le jenestre (Le ginestre), 237/ La campagna metute (La campagna mietuta), 238/ Vittorio Clemente, 239/ Acqua de magge (Acqua di maggio), 239/ Alessandro Dommarco, 243/ Hè cquéste l’ore de la sére (È questa l’ora della sera), 244/ Andònna vè tutt’acque (Dove va ogni acqua), 245/ A une ch ‘ha mòrt’accise (A uno che è morto ucciso), 245/ Massimo Lelj, 247/ Il raccolto dello zafferano, 247/ Le lucertole affacciate, 249/ Ignazio Silone, 251/ Visita al carcere, 251/ Benedetto Croce, 256/ Il discorso di Pescasseroli, 256/ Gioacchino Volpe, 259/ Infanzia a Paganica, 259/ Raffaele Mattioli, 262/ Lettera aperta a Imbriani Longo, 262/ Indice dei nomi, 265.

 

La letteratura abruzzese, nel corso dei secoli, è stata caratterizzata dalla tendenza a disporsi docilmente sull’asse culturale dei grandi centri: Napoli almeno fino all’età preunitaria, Roma a partire dalla metà del secolo scorso e per tutto il Novecento. L’apertura all’esterno, tuttavia, non deve far pensare ad un ruolo esclusivamente subalterno dell’Abruzzo nel contesto culturale nazionale, giacché la regione ha spesso sottoposto ad un autonomo processo di rielaborazione gli stimoli intellettuali ricevuti, ponendosi alla ricerca costante di una propria identità. Basti pensare alle sue più fiorenti stagioni: all’età medioevale (con l’attività dei centri monastici, i laudari, il teatro sacro e profano, la coscienza morale e civile di Buccio di Ranallo), alla problematica del "partito genovesiano durante l’età dei lumi, a D’Annunzio (con tutto ciò che la sua presenza ha significato anche per la terra d’origine), alla incisiva vocazione dialettale tra Otto e Novecento. Questo libro, tra storia e testi, ripercorre, dall’interno del suo territorio, le vicende letterarie dell’Abruzzo dalle origini ai nostri giorni e affronta la regione come "particolare" che aiuta a completare e a meglio illustrare il quadro d’insieme della cultura nazionale.

 

 

 

Gianni Oliva

D’Annunzio e la poetica dell’invenzione

Milano, Mursia, 1992, pp. 209

(Coll. "Civiltà letteraria del Novecento").

 

Indice del volume:

La poetica dell’invenzione, 7/ Andrea Sperelli e l’"invenzione" del mondo, 19/ La cultura dell’estetismo e gli scritti dannunziani di Angelo Conti, 50/ L’invenzione dei luoghi nella "Figlia di Iorio", 80/ La "Figlia di Iorio" e il teatro "en plein air", 93/ Il teatro conteso, 105/ Il retrobottega di "Alcyone", 119/ Appendice - Scritti dannunziani di Angelo Conti, 131/ L’arte a Roma. Novissimum agmen, 133/ Note bibliografiche. "San Pantaleone", 138/ "Isaotta Guttadauro". Le illustrazioni, 143/ A proposito della "Isaotta Guttadauro", 146/ Cronaca d’arte. "Il piacere", 150/ "Cose d’arte". Il poema moderno, 154/ Per la gloria dell’arte. A Gabriele D’Annunzio, 157/ La "città morta", 162/ "La Gioconda", 166/ Il teatro futuro, 171/ Nota per le "Laudi", 184/ "Il fuoco" di Gabriele D’Annunzio, 189/ "La canzone di Garibaldi", 198/ Fra le stelle con D’Annunzio e Marius Pictor, 202/ Indice dei nomi, 209.

 

Il termine "invenzione" è adottato da D’Annunzio nel suo originario valore semantico di "ritrovamento". Inventare significa, dunque, per lui individuare ciò che è preesistente per rielaborarlo nella opportuna misura della trasfigurazione. Come per il Pascoli del "fanciullino", la poesia è per D’Annunzio "trovare cose", scrutare nelle pieghe del mondo, nei residui, nei dettagli della natura morta. In tal modo i due maggiori poeti del Decadentismo italiano, apparentemente così distanti l’uno dall’altro, sono sorpresi a parlare un linguaggio comune. 

Intorno a questo concetto fondamentale della scrittura dannunziana ruotano gli studi di questo volume, che nel loro insieme tentano una prima ed organica definizione della poetica di D’Annunzio. I vari sondaggi conducono nel cuore della cultura estetistica romana esplorandone le fonti europee, per entrare poi nel complesso sistema del Piacere, il "poema moderno", esaminato sul versante della sensorialità e dei codici cromatici. Inoltre, mentre si ricostruisce capillarmente lo sfondo geo-storico della Figlia di Iorio che il principio dell’ inventio aveva abilmente occultato, si fa luce sulla novità del teatro dannunziano e sul tanto discusso progetto della rappresentazione en plein air.

 

 

 

Gianni Oliva-Vito Moretti

Verga e i verismi regionali

Roma, Studium, 1999, pp. 414

 

Indice del volume:

Premessa, 11/ IL CONTESTO, LA SOCIETÀ, GLI UOMINI, LE IDEE: I. L’Italia postunitaria, 15/ 1. L’unità politica, 15/ 2. La coscienza dell’italianità, 16/ 3. I problemi postunitari, 17/ 4. Le capitali, 19/ II. La cultura positivistica, 20/ 1. L’Italia e l’Europa, 20/ 2. La nuova mentalità, 21/ 3. Il darwinismo, 22/ 4. L’osservazione sperimentale, 22/ 5. Il Positivismo d’Oltralpe, 23/ 6. Il Positivismo italiano, 25/ 7. Gli effetti della scienza e della tecnica, 27/ III. Arti figurative, musica e critica letteraria, 28/ 1. Realismo pittorico, 28/ 2. La musica e il pubblico borghese, 29/ 3. Gli indirizzi della critica, 30/ IV. Stampa quotidiana e stampa periodica, 32/ 1. Il giornalismo postunitario, 32/ 2. I periodici e le riviste di erudizione, 32/ GEOGRAFIA CULTURALE DEGLI ANNI SESSANTA E SETTANTA: I. La «Scapigliatura» e la vita letteraria a Milano, 37/ 1. La metropoli lombarda, 37/ 2. Benessere e contestazione, 38/ 3. Le origini del movimento, 39/ 4. La Scapigliatura lombarda, 40/ 5. Praga fra satanismo e rimpianto, 41/ 6. Tarchetti e la prosa «nera», 42/ 7. I fratelli Boito, 43/ 8. Dossi e la «seconda» Scapigliatura, 44/ 9. Il filone realistico, 45/ 10. La «Scapigliatura democratica», 46/ II. La «Scapigliatura» piemontese, 48/ 1. Torino capitale, 48/ 2. Il nuovo volto della città, 49/ 3. Bersezio e il «Travet», 50/ 4. I periodici e i giovani, 51/ 5. Faldella tra espressionismo e bozzetto, 53/ 6. Gli altri piemontesi, 54/ III. Firenze capitale e la sua cultura, 57/ 1. Vecchi e nuovi fermenti, 57/ 2. La Firenze della «Nuova Antologia», 58/ 3. Immigrati dal Sud e dal Nord, 60/ 4. Il teatro, 60/ IV. Dalla Roma pontificia alla Roma umbertina, 62/ 1. I ritardi culturali, 62/ 2. La «Scuola romana», 63/ 3. Gli esponenti, 64/ 4. Dopo «Porta Pia», 65/ 5. Il tessuto sociale e urbano, 66/ V. La nuova cultura napoletana, 67/ 1. La ripresa universitaria, 67/ 2. La vita teatrale e letteraria, 68/ 3. La satira dell’Imbriani, 70/ 4. I giornali, 71/ NATURALISMO E VERISMO: I. Le basi europee del romanzo realista, 75/ 1. Il Naturalismo e la dottrina di Taine, 75/ 2. Il «romanzo sperimentale» di Zola, 77/ 3. Radici e sviluppi del Naturalismo francese, 78/ 4. Il Naturalismo inglese, 81/ 5. La stagione del romanzo russo, 81/ II. Le origini del Verismo italiano, 84/ 1. Lo zolismo del Cameroni, 84/ 2. Tappe del Verismo, 85/ 3. Le componenti romantiche, carducciane e scapigliate, 86/ 4. L’autonomia dai francesi, 88/ 5. Arte e realismo, 88/ 6. La teoria dell’impersonalità, 90/ 7. I contenuti, 91/ GIOVANNI VERGA: I. L’opera narrativa, 97/ 1. I romanzi «catanesi», 97/ 2. I romanzi «fiorentini», 100/ 3. «Nedda» tra nuovo e antico, 102/ 4. La stagione dei capolavori, 104/ 5. «I Malavoglia» e le inquietudini dal basso, 107/ 6. Uno sguardo alla città: «Il marito di Elena», 108/ 7. La «roba»: legge rusticana e legge urbana, 108/ 8. Il prezzo dell’ascesa sociale: «Mastro-don Gesualdo», 110/ 9. La tecnica narrativa e la lingua, 111/ 10. Il discorso indiretto libero, 113/11. L’incompiutezza del ciclo dei «Vinti» e l’ultimo Verga, 115/ II. Il teatro, 119/ 1. Gli anni a Firenze, 119/ 2. L’attività milanese, 121/ 3. Limiti dell’impegno teatrale verghiano, 122/ III. Le lettere, 125/ 1. L’epistolario intellettuale, 125/ 2. L’epistolario amoroso, 126/ IL REALISMO NELLE REGIONI: I. Varietà regionali del Verismo, 131/ 1. L’approccio regionalistico, 131/ 2. Veristi siciliani: Luigi Capuana, 132/ 3. Veristi siciliani: Federico De Roberto, 138/ 4. Altri scrittori siciliani, 141/ 5. Realisti calabri e lucani, 143/ 6. Veristi napoletani: una città derelitta, 144/ 7. Scrittori abruzzesi, 148/ 8. Veristi romani, 150/ 9. Veristi toscani, 151/ 10. Uno scrittore ligure: Remigio Zena, 153/ 11. Scrittori piemontesi e lombardi, 154/ II. Teatro regionale e dialettale, 157/ 1. Teatro e società, 157/ 2. La riforma del Torelli e i fermenti dialettali, 158/ 3. Siciliani e napoletani, 159/ 4. Dialettalità settentrionale, 161/ 5. Gli interni borghesi, 163/ 6. L’epilogo del teatro verista: Roberto Bracco, 165/ Bibliografia, 167/ DOCUMENTI E TESTIMONIANZE: E.& J. De Goncourt, Prefazione a «Germinie Lacerteux», 181/E. Zola, «Il romanzo sperimentale»: il «senso del reale», 185/ F. De Sanctis, «Studio sopra Emilio Zola»: l’artista Zola, 192/ G. Verga, Prefazione a «Eva», 196/ G. Verga, Introduzione a «L’amante di Gramigna», 200/ L. Capuana, Recensione a «Vita dei campi», 206/ G. Verga, Lettera a Felice Cameroni: i «drammi individuali» e l’ambiente, 212/ G. Verga, Lettera a Salvatore Paola Verdura: la fantasmagoria della lotta per la vita, 215/ G. Verga, Introduzione a «I Malavoglia», 218/ L. Capuana, «I Malavoglia» e la narrativa europea, 226/ L. Capuana, «Per l’arte»: il «documento umano» e l’immaginazione, 233/ L. Capuana, «Per l’arte»: il «regionalismo», 239/ G. Verga, Prefazione a «Dal tuo al mio», 241/ F. De Roberto, «La duchessa di Leyra» e l’incompiutezza del ciclo dei Vinti, 244/ ANTOLOGIA: Emanuele Navarro della Miraglia: notizie sull’autore, 253/ Da «Storielle siciliane», 255/ Federico De Roberto: notizie sull’autore, 264/ Da «I Viceré», 270/ Renato Fucini: notizie sull’autore, 289/ Da «All’aria aperta»: «La strega», 293/ Mario Pratesi: notizie sull’autore, 305/ Da «L’eredità»: «La morte dello zio vinaio», 308/ Gaetano Carlo Chelli: notizie sull’autore, 319/ Da «L’eredità Ferramonti»: «Padron Gregorio Ferramonti», 320/ Domenico Ciampoli: notizie sull’autore, 329/ Da «Trecce nere»: «Biscione», 330/ Giuseppe Mezzanotte: notizie sull’autore, 347/ Da «La tragedia di Senarica», 348/ Matilde Serao: notizie sull’autrice, 363/ Da «Il ventre di Napoli»: «Bisogna sventrare Napoli», 367/ Salvatore Di Giacomo: notizie sull’autore, 372/ Da «Novelle napolitane»: «Assunta Spina», 375/ Nicola Misasi: notizie sull’autore, 387/ Da «Racconti calabresi»: «Cola il lupo», 389.

 

L’elaborazione teorica del Verismo aprì il romanzo ottocentesco all’esigenza di rappresentare la realtà dell’uomo non soltanto in rapporto alle acquisizioni della scienza o ai postulati della filosofia «positiva», ma anche in relazione alle singole identità regionali e agli orizzonti biografici di ciascun autore. La letteratura che dunque ne sortì, pur mutuando le grammatiche narrative e i propri linguaggi dalle esperienze del Naturalismo, si tradusse in una varietà di percorsi nelle aree della «crisi» postunitaria e si specificò in un attento apparato di scelte e di nodi tematici, che predispose il romanzo italiano alle sue occasioni più espressive. In questo volume si ricompone il quadro storico di tali eventi e si mettono in evidenza i problemi, le connessioni, le strategie intellettuali e le necessità di un’Italia che - malgrado tutto - si avviava a ridisegnare la propria fisionomia culturale, in ossequio ai nuovi tempi e ai nuovi ruoli.

 

 

 

collana

 

Varia / Testi

 

 

 

Luigi Anelli

Vocabolario vastese

Introduzione di Ernesto Giammarco

Nota bio-bibliografica di Gianni Oliva

Vasto, Cannarsa, 1980, pp. 136+XXX

 

Indice del volume:

Introduzione, VII / Notizia bio-bibliografica, XIX / Nota al testo, XXX / Vocabolario vastese / Introduzione di Luigi Anelli / Prospetto fonico / Cenni morfologici / Fonti inedite citate nel vocabolario.

 

Pubblicato a fascicoli nel 1901, il Vocabolario vastese è il risultato di una paziente schedatura portata avanti negli anni. L’autore oltrepassa i limiti del curioso dilettantismo sintonizzandosi sull’onda degli studi dialettologici allora correnti e attenendosi alle norme Boselli per la compilazione dei vocabolari dialettali. Poiché il dialetto vastese non presentava una tradizione ortografica ben consolidata, l’Anelli fece in modo di rendere la sua lingua con espedienti di trascrizione facili e piani. Nel lavoro egli poteva far tesoro degli studi dialettali abruzzesi e molisani, tra i quali, quelli del De Nino, del Finamore, del Savini, del D’Ovidio, del Pansa. Purtroppo la schedatura giunge fino alla lettera D.

 

 

 

Luigi Capuana

Ribelli

Roma, Bulzoni, 1981, pp. 106

 

Indice del volume:

Introduzione, 7 / Bibliografia ragionata delle opere teatrali, 24 / Nota sui progetti e sulle opere teatrali perdute, 37 / Nota al testo di Ribelli, 43 / Ribelli: atto I, 51 /atto II, 67 / atto III, 79 / atto IV, 89 / atto V, 99

 

Rimasto inedito dopo la clamorosa caduta al Teatro Argentina nell’autunno del 1908, il dramma Ribelli, preceduto da un ampio e rigoroso apparato filologico, si pone come tessera di sicuro rilievo nella situazione non florida degli studi sulla drammaturgia di Capuana. Nello schema collaudato del teatro borghese e psicologico e nella ferma adesione al progetto verista, qui l’autore cala il tentativo di un’apertura sui problemi sociali, di una presa di coscienza, ma in segno negativo, del rinnovamento in atto nell’Italia contemporanea da parte degli intellettuali socialisti, ritenuti veri e propri ribelli contro l’ordine morale e politico costituito.

 

 

 

Gaetano Carlo Chelli

Racconti

a cura di Gianni Oliva

Bari, Palomar, 1997, pp. 306

(Coll. "Margini" / 26)

 

Indice del volume:

Gaetano Carlo Chelli: L’eredità Ferramonti e i Racconti sconosciuti, 7 / Nota biobliografica, 17 / Nota ai testi, 23 / Vitello d’oro, 25 / Questioni di danaro, 37 / Nevrosi, 47 / Fantasie di Quaresima, 63 / La vendetta del marito, 69 / Grazia, 83 / Burocrazia (Macchiette), 99 / Vendetta,105 / Rancori,115 / Abnegazione, 127 / Abissi, 149 / Fantasmi, 165 / Don Lorenzo, 117 / Sul "caso" dell’avvocato Aristide Pagani, 189 / Amori claustrali, 203 / Di un ritratto di donna, 209 / Onta, 223 / Il palazzo abbandonato, 239 / La "fine dei Borgia", 255 / Inconseguenze, 269 / Anna di Monteverde, 283 / Dispetto, 295.

 

Nell’ambito della letteratura post-unitaria che tendeva alla rappresentazione delle vicende sociali e della loro mutevolezza sotto l’incalzare del metodo naturalista, anche Roma ha in Gaetano Carlo Chelli il suo osservatore attento, analitico e spietato. L’attività di Chelli, toscano di nascita, ma romano di adozione, si riduce a due romanzi (La Colpa di Bianca e L’Eredità Ferramonti, pubblicati con data editoriale 1884, ma in circolazione già dal settembre 1883) e ad una serie di racconti, che qui si presentano, rimasti fino ad oggi sparsi sui giornali della Roma bizantina legata al Sommaruga, dal quale il giovane autore dovette ricevere la giusta attenzione. I racconti risultano degni d’interesse in virtù dell’affresco di una vasta umanità alto-borghese che vi è ritratta in infinite varianti caratteriali e alterazioni psicologiche, prodotte nella loro molteplicità da un unico fattore, la tensione smodata per il guadagno congiunta a quella dell’arrivismo sociale.

 

 

 

Domenico Ciampoli

Fiabe abruzzesi

a cura di Gianni Oliva

Chieti, Solfanelli,1994, pp. 61

(Coll. "Il Voltaluna" /25)

 

Indice del volume:

Introduzione di Gianni Oliva, 5/ Fiabe abruzzesi: La rupe della Zita, 21/ La maggiorana, 29/ Asilo, 36/ Il poema di Corradino, 45/ Il duca zoppo, 53.

 

Domenico Ciampoli aveva dato inizio alla sua produzione narrativa ricalcando il modulo romantico del romanzo patriottico - passionale con Bianca di Sangro (1877). Dopo aver raccolto le esortazioni della " Rassegna Settimanale" a " contribuire alla maggiore unificazione intellettuale e morale della nazione " e dopo aver recepito l’autorevole appello di Pasquale Villari ad assolvere ad un’esigenza documentaria sulla drammatica realtà meridionale seguita all’unificazione, egli entra nel quadro del realismo postunitario, senza tuttavia dimenticare la lezione della narrativa rusticale o campagnola. Infatti racogliendo queste istanze, Ciampoli scrisse tre raccolte di racconti abruzzesi, fino ad arrivare alle Fiabe abruzzesi (1880), bilanciate tra l’osservazione diretta del vero sociale e la messa in opera di un retaggio millenario di leggende, costumi, tradizioni di una terra sconosciuta, dal passato oscuro, che va ad alimentare il mito dell’Abruzzo selvaggio poi ripreso da D’Annunzio. Ciampoli, pur interessato ad indagare la cultura popolare e l’oralità, non era un demologo e, pertanto, perseguiva intenti difformi dalla nuova tendenza alla classificazione rigorosa del dato folklorico in auge in quegli stessi anni. Le sue Fiabe abruzzesi veicolano contenuti popolareschi sempre misti ad una trama narrativa. Esse poggiano su una base storico - antropologica, talvolta geograficamente precisata. L’autore non rinuncia mai ad avvalersi della funzione introduttiva ed esplicativa della cornice, che aiuta a contestualizzare i nuclei narrativi rievocati dal ricco sostrato della tradizione orale montana abruzzese, ma la cornice mostra anche l’unico strumento di mediazione e trasmissione della società contadina: il rito del focolare o della veglia.

 

 

 

Gabriele D’Annunzio

Tutte le poesie

a cura di Gianni Oliva

Introduzione generale di Giovanni Antonucci e Gianni Oliva

Roma, Newton Compton, 1995

 

Indice dei volumi:

vol. I, pp. 468: Primo vere, Canto novo, Intermezzo di rime , Isottèo , Chimera, Elegie romane, Poema paradisiaco. vol. II, pp. 587: Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi: Maia, Elettra, Alcyone, Merope, Canti della guerra latina. vol. III, pp. 226: Poesie in dialetto, per canzoni e disperse

 

 

 

Gabriele D’Annunzio

Tutti i romanzi e le novelle e prose scelte

a cura di Gianni Oliva

Introduzione generale di Giovanni Antonucci e Gianni Oliva

Roma, Newton Compton, 1995

 

Indice dei volumi:

Tutti i romanzi / vol. I, pp. 533: Il Piacere, Giovanni Episcopo, L’innocente / vol. II, pp. 430: Trionfo della morte, Le vergini delle rocce / vol. III, pp. 502: Il fuoco, Forse che sì forse che no / Tutte le novelle / vol. I, pp. 353: Terra vergine, Novelle della Pescara / Prose scelte / vol. I, pp. 578: Solus ad solam, Notturno, da Le Faville del maglio, Il libro segreto.

 

 

 

Gabriele D’Annunzio

Tutto il teatro

a cura di Giovanni Antonucci

Introduzione generale di Giovanni Antonucci e Gianni Oliva

Roma, Newton Compton, 1995

 

Indice dei volumi:

vol. I, pp. 486: Sogno d’un mattino di primavera, Sogno d’un tramonti d’autunno, La città morta, La Gioconda, La Gloria, Francesca da Rimini, Parisina, La figlia di Iorio / vol. II, pp. 363: La fiaccola sotto il moggio, Più che l’amore, La nave, Fedra / vol. III, pp. 520: Le martyre de Saint Sébastien (con trad. it. di Ettore Janni), La Pisanelle (con trad. it. di Ettore Janni), Le Chèvrefeuille, Il Ferro.

 

La presente edizione dell’opera dannunziana è ordinata secondo un criterio cronologico di pubblicazione. I testi riproducono quelli dell’edizione nazionale di tutte le opere avviata dallo stesso D’Annunzio alla fine degli anni Venti (1927) e poi ripresa nell’edizione de "L’Oleandro" (1931-1937), quindi, a partire dal 1939, nell’edizione a cura di Egidio Bianchetti apparsa nei "Classici Contemporanei Italiani" dell’editore Mondadori, la più diffusa fino a questo momento anche nella collezione "I Meridiani". Sono stati però corretti i refusi dell’edizione corrente. Sono state eliminate le originali titolature Versi d’amore e di gloria, Prose e romanzi, Prose di ricerca, di lotta, di comando, ecc., Tragedie, sogni e misteri e sostituite con le più generiche ma più ovvie Tutte le poesie, Tutte le novelle, Tutti i romanzi, Tutto il teatro. Di conseguenza sono state tolte le sezioni che separavano le opere l’una dall’altra: es. Primavere della mala pianta, Femmine e Muse, ecc. Il volume Prose scelte è, per necessità editoriali, antologico rispetto agli altri (comprende il testo integrale del Solus ad solam, del Notturno, del Libro segreto e un ampia scelta delle Faville del maglio). Talvolta sono state corrette le date apposte da D’Annunzio, che spesso contravvenivano ai fatti (es. Terra vergine aveva la data 1882 quando invece riproduceva anche due novelle apparse nell’ed. I 884 [Bestiame e Ecloga fluviale]), tendendo, com’è noto, più al rispetto di un’ideale e personale sistemazione, di taglio metastorico, della sua Opera omnia, che a dar conto delle più elementari ragioni filologiche. Per le ragioni della cronologia si è preferito ridare importanza al Canto novo 1882 senza annullarlo in quello del 1896, ampiamente rimaneggiato e da considerare quasi una nuova opera. In questo caso, come per quello dell’intermezzo di rime del 1883 e dell’intermezzo del 1894, si è preferito dare il testo completo della prima e della seconda edizione collocandoli alle rispettive altezze cronologiche dell’attività produttiva. La prima scheda introduttiva dà conto, ovviamente, della storia dei singoli testi dal versante dell’elaborazione, da quello editoriale, tematico e della fortuna critica. Questa, del resto, è la funzione di tutte le schede che precedono i testi. Rispetto alla vecchia edizione, infine, si è reso necessario l’ampliamento delle Poesie sparse dopo i risultati ottenuti dalle ricerche degli ultimi anni.

 

 

 

Alessandro Dommarco

Poesie in dialetto

a cura di Antonella del Ciotto

premessa di Gianni Oliva

Milano, Libri Scheiwiller, 1996, pp. 220

 

Indice del volume:

Premessa, 5/ Introduzione: I. Il dialetto nelle poesie di Alessandro Dommarco, 9/ II. Care persone scomparse: i morti nell’immaginazione del poeta, 13/ III. Il fluire inarrestabile del tempo e l’osmosi continua del passato nel presente, 16/ IV. L’insostituibile presenza della terra, 17/ V. Il ricordo commosso dell’infanzia, 19/ VI. L’arte del tradurre: dal dialetto eolico al dialetto ortonese, 24/ Note, 24/ Scheda bio-bibliografica di Alessandro Dommarco, 26/ Notizie bibliografiche: I.Bibliografia di Alessandro Dommarco, 31/ II. Dommarco in antologia(1933-1995), 33/ III. Bibliografia della critica (1951-1995), 38/ Nota filologica, 40/ Varianti: varianti primo ordine, 41/ varianti secondo ordine, 46/ Parte prima: Da mò ve diche addìje. Sigle dei dizionari maggiormente consultati, 50/ Avvertenza alla prima edizione, 51/ Parte seconda: poesie sparse / Traduzioni sparse, 156/ parte quarta: Poesie inedite, 169 / Appendice I da Tèmbe stòrte, 185/ Appendice II: da Passeggiate ortonesi, 204.

 

In oltre duecento pagine viene riunita in questo volume tutta la produzione in dialetto di Alessandro Dommarco suddivisa in più sezioni. Corredato di un’ampia introduzione sugli aspetti del suo dialetto ortonese e sulle tematiche maggiormente care ai suoi versi, oltre che di una scheda bio-bibliografica e di un apparato variantistico, il volume va delineandosi in quattro sezioni e due appendici che raccolgono per la prima volta tutte le poesie dell’autore quelle già pubblicate, quelle sparse su riviste e quelle inedite. Il presente lavoro si propone dunque di sistemare filologicamente, e in via definitiva, una produzione da destinare ad una più attenta e vasta considerazione critica, come sottolinea Gianni Oliva nella sua prefazione al volume, oltre che di recuperare il dialetto, inteso come strumento di comunicazione di affetti e sentimenti spontanei, profondamente e drammaticamente vissuti. Dommarco, con la sua poesia, dimostra in modo consapevole che non esiste frattura tra lingua e dialetto, ma solo continuità tra essi.

 

 

 

Giuseppe Mezzanotte

Massime immorali e pensieri vani

a cura di Giorgio Pannunzio

Chieti, Noubs, 1997, pp. 63

(Coll. "Hortus Deliciarum"/ 1)

 

 

Indice del volulme:

Introduzione, 5/ Massime immorali e pensieri vani, 19/ Nota al testo, 57.

 

Le Massime mezzanottiane, qui raccolte in volume, vennero pubblicate, a varie riprese, sul settimanale "Giornale di Chieti" fra il gennaio 1901 e il febbraio 1903. Esse partecipano di quel milieu che è facilmente reperibile negli intellettuali della stessa epoca, e segnatamente in quegli ambienti che avevano assistito al crollo degli ideali positivistici e del modello narrativo romantico-verista. L’estrapolazione dal contesto meramente giornalistico e l’ordine cronologico attraverso cui gli aforismi vengono riproposti, suggeriscono l’idea del dipanamento di una matassa mentale che si snoda senza precisi percorsi, tra voglia di sondare l’insondabile della realtà e la parcellizzazione di essa in un microcosmo puntigliosamente ricco. Nella parte introduttiva il curatore rintraccia un’ampia schiera di referenti culturali e letterali dell’autore e ne illustra gli impulsi speculativi di fondo.

 

 

 

Gaetano Murolo

Sonetti dialettali (1886-1898)

a sura di Tito Spinelli

Vasto, Cannarsa, 1979, pp. 132+XLII

 

Indice del volume:

Introduzione, VII / Notizia bio-bibliografica, XXXVII / Nota ai testi, XXXVIII / Abruzzo, 1 / Ciamarèlle, 17.

 

 

Suddito borbonico per nascita, italiano per occasione, vastese per elezione, Gaetano Murolo (1858-1903) si trovò a operare nel periodo più difficile dell’avvio del nuovo stato italiano, sorto da frantumazioni di diverse realtà politiche e linguistiche. Molto legato alla sua terra, intuì che il legame fra tradizione popolare e un modo di far poesia possedeva una sua logica, anche alla luce di certe posizioni romantiche, le quali, in verità, e in più di un’occasione, avevano infiacchito il nesso esistente fra creatività subalterna e livelli più alti di ricezione e di trasformazione. Tra i primi poeti dialettali abruzzesi, Murolo eleva a dignità artistica il "parlar rozzo" della sua città in due raccolte di sonetti, Abruzzo e Ciamarèlle, qui ripresentate come testimonianza storica dei modi e del costume della sua gente.

 

 

 

Romualdo Pàntini

Tutte le poesie

a cura di Gianni Oliva

premessa di Silvio Pasquazi

Firenze, Marinucci, 1976, pp. 370

 

Indice del volume:

Premessa, I / Introduzione, 9/ Nota bio-bibliografica, 41/ Nota filologica, 51/ Torquato Tasso, 77 / Canti, 85/ Antifonario, 107/ Canti di vita, 133 /Poesie sparse, 205.

 

Nella Firenze provinciale del metodo storico, tra gli ultimi scorci dell’Ottocento e i primi anni del nuovo secolo, fermenta la generazione degli intellettuali del "Marzocco", che in margine all’attività militante intesa ad imporre un vigoroso dibattito estetico-sociale all’insegna della "pura Bellezza", coltiva un particolare genere di poesia, in cui sono riconoscibili echi multiformi. Accanto agli inevitabili influssi dei numi tutelari della rivista, D’Annunzio e Pascoli, balzano i riflessi dell’avanguardia europea, non tanto sul versante del simbolismo francese, troppo etereo e "difficile", quanto su quello dell’estetismo anglosassone, che non disdegnava la concretezza della tradizione italiana rinascimentale cara ai " marzocchini". Tra le personali rielaborazioni della poetica di Poe e di Keats e la frequentazione affettiva e culturale di Dante Gabriel Rossetti (non escluso un tardivo bagaglio romantico), Romualdo Pàntini approda ad una concezione della poesia come effetto dello stato di revêrie, prodotto eccezionale dell’"attimo" sognante. Personalità epigonica ma complessa, il poeta abruzzese (fiorentino d’adozione) vive interamente il travaglio dei suoi tempi, partecipando della riflessione spirituale in atto. Frutto d’una paziente ricerca, quest’edizione criticamente condotta di tutte le sue poesie, più che un curiosare erudito, costituisce un affondo storico notevole su un intrigato tessuto culturale tra i meno frequentati dalla critica.

 

 

 

Pirro Schettino

Opere edite e inedite

Edizione critica a cura di Valeria Giannantonio

Firenze, Olschki, 1989, pp. 408

(Coll. "Biblioteca dell’"Archivum Romanicum", Serie I/ 217)

 

Indice del volume:

Introduzione, 7/ I. Descrizione dei manoscritti e delle edizioni a stampa/ 1. I manoscritti, 9/ 2. Le edizioni, 19/ II. Collazione e storia dei testimoni/ 1. N2 ed N1, 23/ 2. L’edizione Ra, 36/ 3. L’editio princeps e le stampe Ri e P, 49/ 4. V1 ed M, 55/ 5. C e C1, 58/ 6. Il ms. N, 63/ 7. Conclusioni, 69/ 8. Stemma codicum, 71/ Errori in Cat., 72/ Tavole sinottiche dei componimenti di Pirro Schettino, 75/ III. Criteri di edizione/ 1. Gli interventi, 91/ 2. Scelte testuali, 94/ 3. L’ordinamento dei testi, 96/ 4. L’apparato, 96/ Nota bibliografica, 99/ Opere citate, 103/ Abbreviazioni particolari, 105/ Opere volgari, 107/ Opere latine, 289/ Appendice, 343/ Individuazione, schema metrico e illustrazione dei componimenti volgari, 345/ Individuazione, schema metrico e illustrazione dei componimenti latini, 379/ Indici, 387/ Indice dei capoversi delle poesie volgari, 389/ Indice dei capoversi delle poesie latine, 395/ Indice delle tavole fuori testo, 397/ Indice dei nomi, 399.

 

La ricostruzione della storia dei testi schettiniani si basa sull’esame dei rapporti intercorsi tra le stampe B, Ra, FD e i manoscritti C, C1, N, V che hanno trasmesso l’opera dell’autore nelle sue fasi redazionali. Tra gli altri testimoni sono innanzitutto i mss. N1 ed N2 a richiamare maggiore attenzione, in quanto, risultando esemplati direttamente sull’unico ms. autografo N, presentano una realtà assai complessa. Il testo è stato stabilito proprio sull’autografo N, privilegiato rispetto agli altri testimoni poiché, pur manifestando il penultimo stadio redazionale della produzione poetica di Schettino, nondimeno ne costituisce la silloge più completa e rappresenta l’unica copia autografa disponibile. In appendice ai testi l’edizione critica presenta alcune pagine dedicate all’individuazione, allo schema metrico e all’illustrazione dei singoli componimenti.

 

 

 

Giovanni Verga

Teatro

a cura di Gianni Oliva

Milano, Garzanti, 1987, pp. 572

 

Indice del volume:

Giovanni Verga: la vita. Profilo storico-critico dell’autore e dell’opera. Guida bibliografica, V/ Teatro: I nuovi tartufi, 3/ Rose caduche, 103/ Cavalleria rusticana, 207/ In portineria, 231/ La lupa, 277/ La caccia al lupo, 325/ La caccia alla volpe, 341/ Dal tuo al mio, 353/ Frammenti teatrali: L’Onore I, 419/ L’Onore II , 431/ Dopo, 447/ La commedia dell’amore, 453/ Libretti d’opera: G. Verga-F. De Roberto, La lupa, 471/ Il mistero, bozzetto per un dramma lirico, 509/ G. Verga-G. Monleone, Il mistero, libretto di Giovanni Monleone con chiose del Verga, 521/ Sceneggiature cinematografiche: Caccia al lupo (inedita), 535/ Caccia alla volpe, 543/ Storia di una capinera, 553/ Storie e leggende, 562/ Cavalleria rusticana (Quadro I ), 571

 

La prima raccolta organica e completa del teatro di Verga rivisto sui testi originali. Ritenuta in passato secondaria rispetto alla narrativa, oggi la produzione drammaturgica verghiana è una delle più significative dell’Italia post-unitaria con la sua carica sperimentale. Il concetto di semplicità , che implica l’adozione della gestualità e del linguaggio quotidiani e quindi il diretto coinvolgimento degli attori nella rappresentazione, si inquadra in un più vasto panorama europeo, anticipando aspetti del teatro di Checov e alcune teorie di Stanislasvkij.

 

 

 

Giovanni Verga

"Vita dei campi" e altre novelle

a cura di Gianni Oliva

Milano, Mondadori, 1992, pp. 424

(Coll. "Scrittori italiani di ieri e di oggi")

 

Indice del volume:

Introduzione, VII/ Nedda, 3/ Guida alla lettura, 26/ Vita dei campi: Fantasticheria, 33/ Guida alla lettura, 41/ Jeli il pastore, 44/ Guida alla lettura, 75/ Rosso Malpelo, 79/ Guida alla lettura, 96/ Cavalleria rusticana, 100/ Guida alla lettura, 107/ La Lupa, 112/ Guida alla lettura, 118/ L’amante di Gramigna, 122/ Guida alla lettura, 131/ Guerra di Santi, 135/ Guida alla lettura, 144/ Pentolaccia, 147/ Guida alla lettura, 153/ Novelle rusticane: Il reverendo, 159/ Guida alla lettura, 169/ Il mistero, 173/ Guida alla lettura, 181/ Malaria, 184/ Guida alla lettura, 193/ Gli orfani, 196/ Guida alla lettura, 204/ La roba, 207/ Guida alla lettura, 216/ Storia dell’asino di S. Giuseppe, 221/ Guida alla lettura, 234/ Libertà, 237/ Guida alla lettura, 245/ Per le vie: In piazza della Scala, 251/ Guida alla lettura, 256/ Il canarino del N. 15, 259/ Guida alla lettura, 266/ Semplice storia, 269/ Guida alla lettura, 275/Via Crucis, 277/ Guida alla lettura, 283/ L’ultima giornata, 286/ Guida alla lettura, 292/ Vagabondaggio: Vagabondaggio, 297/ Guida alla lettura, 319/ Il maestro dei ragazzi, 323/ Guida alla lettura, 344/ Nanni Volpe, 347/ Guida alla lettura, 357/ Don Candeloro e C.i: Don Candeloro e C.i, 363/ Guida alla lettura, 373/ Fra le scene della vita, 377/ Guida alla lettura, 384/ Novelle sparse: La caccia al lupo, 389/ Guida alla lettura, 395/ Appendice: Materiale di lavoro, 401/ Glossario, 413/ Riferimenti bibliografici, 417.

 

Le novelle riunite in questo volume sono tratte dalle più significative raccolte verghiane e offrono il quadro di un Verismo non solo rusticano, in coerenza con gli intendimenti del Verga che ne faceva una questione di metodo da applicare a qualsiasi contesto, senza una precisa implicazione contenutistica. La successione dei testi consente di seguire l’itinerario narrativo dell’autore dall’esordio campagnolo fino all’esito nichilista, con la conseguente interpretazione dell’esistenza come continuo vagabondaggio in un tessuto sociale contraddistinto dall’inautenticità e dall’assenza di qualsiasi valore positivo. Ciascuna novella, analizzata mediante scansione in sequenze e individuazione delle coordinate spazio-temporali, del punto di vista, ecc., è corredata da note esplicative e da una "guida alla lettura" che ne ricostruiscono la vicenda editoriale e il processo genetico, anche alla luce di considerazioni rivelatrici tratte dagli epistolari. Inoltre, la ricca bibliografia e il materiale di lavoro, di notevole e sicura utilità, offrono spunti per altri e specifici approfondimenti.

 

 

 

Giovanni Verga

Mastro-don Gesualdo

a cura di Gianni Oliva

e di Maria Lucia Zito

Brescia, La Scuola, 1996, pp. 526

 

Indice del volume:

Introduzione: La vita e le opere di Verga: La prima formazione e il periodo catanese, 5/ Il periodo fiorentino, 8/ Il periodo milanese, 9/ L’ultimo periodo a Catania, 14/ Il Mastro Don Gesualdo: Il 1889 e i tempi del romanzo, 16/ Il Mastro nella produzione verghiana: la fase sperimentale, 17/ La lunga elaborazione, 20/ Tra prima e seconda edizione (1888-1889), 24/ La roba e il nichilismo verghiano, 25/ Stile, struttura e tecnica di rappresentazione, 29/ Bibliografia essenziale, 32/ Mastro Don Gesualdo: Parte prima, 39/ Parte seconda, 221/ Parte terza, 331/ Parte quarta, 458.

 

Commento nuovo ed originale al grande romanzo verghiano. L’annotazione capillare e le ampie schede di lettura capitolo per capitolo ne fanno uno strumento fondamentale per lo studio. I curatori puntano principalmente sul rilievo di atti e gesti, nella convinzione che la tecnica dell’impersonalità è soprattutto rappresentazione fotografica. La folla dei personaggi, da quelli principali alle figure minori e minime, vivono in effetti per il loro essere "in scena" e Verga li ritrae facendo attenzione alla loro linea fisiognomica (tratti del viso e del corpo e modo di vestire, alla mimica, ai movimenti volontari e involontari, alla modulazione della voce). Il commento, dunque, mette in rilievo tali caratteristiche isotopiche, le quali rinviano a loro volta ad uno status socio-culturale ed economico, insomma, ad un ruolo che il personaggio occupa nel contesto in cui agisce.

 

 

 

Luigi Capuana

Teatro italiano

a cura di Gianni Oliva e Luciana Pasquini

Palermo, Sellerio, 1999, 2 voll., pp. 656 e 313

 

Indice del volume I (a cura di Gianni Oliva e Luciana Pasquini):

Capuana e il progetto teatrale verista di Gianni Oliva, XI/ Cronologia della vita e delle opere, XXXIX/ Riferimenti bibliografici, XLIV/ Nota sui progetti e sulle opere teatrali perdute, LIII/ Avvertenza, LIX/ Il piccolo archivio (1886): Nota introduttiva, 5/ Nota al testo, 11/ Personaggi, 13/ Il piccolo archivio, 15/ Giacinta (1890): Nota introduttiva, 25/ Nota al testo, 36/ Prefazione, 41/ Personaggi, 43/ Giacinta, 45/ Malìa (1891): Nota introduttiva, 105/ Nota al testo, 113/ Personaggi, 115/ Malìa, 117/ Serena (1899): Nota introduttiva, 157/ Nota al testo, 162/ Ai lettori, 165/ Personaggi, 167/ Serena, 169/ Gastigo (1901): Nota introduttiva, 223/ Nota al testo, 227/ Personaggi, 229/ Gastigo, 231/ Il Cavaliere Pedagna (1903): Nota introduttiva, 251/ Nota al testo, 254/ Personaggi, 257/, Il Cavaliere Pedagna, 259/ Il mulo di Rosa (1905): Nota introduttiva, 299/ Nota al testo, 303/ Personaggi, 305/ Il mulo di Rosa, 307/ Ribelli (1908): Nota introduttiva, 331/ Nota al testo, 335/ Personaggi, 339/ Ribelli, 341/ Un brindisi (1910): Nota introduttiva, 413/ Nota al testo, 415/ Personaggi, 417/ Un brindisi, 419/ Riricchia (1912): Nota introduttiva, 437/ Nota al testo, 441/ Personaggi, 443/ Riricchia, 445/ La trista lusinga (1912-1913): Nota introduttiva, 463/ Nota al testo, 467/ Personaggi, 469/ La trista lusinga, 471/ La buona vendetta (1912): Nota introduttiva, 523/ Nota al testo, 526/ Personaggi, 529/ La buona vendetta, 531/ Un vampiro (1913): Nota introduttiva, 545/ Nota al testo, 549/ Personaggi, 551/ Un vampiro, 553/ Il paraninfo (1914-1919): Nota introduttiva, 569/ Nota al testo, 574/ Personaggi, 575/ Qualche nota intorno ai caratteri dei personaggi, 577/ Il paraninfo, 579/ Appendice: Garibaldi (1861): Nota introduttiva, 635/ Nota al testo, 637/ Garibaldi, 639.

Indice del volume II (a cura di Gianni Oliva):

I. Melodrammi (1893-1913): Malìa (1893): Nota introduttiva, 15/ Nota al testo, 18/ Personaggi, 21/Malìa, 23/ Il Re vergine (1896): Nota introduttiva, 51/ Nota al testo, 52/ Personaggi, 53/ Il re vergine, 55/ Il filtro (1906-1911): Nota introduttiva, 81/ Nota al testo, 83/ Personaggi, 85/ Il filtro, 87/ Milda (1913): Nota introduttiva, 107/ Nota al testo, 110/ Personaggi, 113/ Milda 115/ II: Teatro per burattini e sceneggiature per l’infanzia (1892-1915): Nota introduttiva, 131/ Nota ai testi, 132/ Spera di sole, 135/ Personaggi, 137/ La commedia dei grandi rifatta dai piccini (1893), 161/ Personaggi, 163/ Fata Fiore… così vuole, 171/ Personaggi, 173/ Fata Rosabianca, 199/ Personaggi, 201/ Re Mangia-Mangia, 217/ Personaggi, 219/ III. Frammenti (1857-1913): Nota introduttiva, 239, Nota ai testi, 244, Sordello, 247, Principessa, 267, Ghisola, 273, Su l’orlo, 277, Prima dei Mille, 279.

 

Si pubblica per la prima volta in questo libro tutto il teatro italiano di Luigi Capuana: il primo volume comprende testi pubblicati dal 1886 al 1915; il secondo i libretti per musica, il teatro per burattini, le sceneggiature per l’infanzia e i frammenti. Ogni testo è preceduto da una Nota introduttiva che ne ricostruisce la genesi, l’elaborazione e la fortuna scenica attraverso i carteggi editi e inediti e le recensioni sui giornali dell’epoca. A lungo ignorato o emarginato, il teatro di Capuana è stato sfiorato dal dibattito critico solo in anni recenti, quando lo si è visto da un lato come lo specchio della crisi nazionale post-unitaria, dall’altro come documento “minore” di una vasta attività di scrittura. Si comprende, dunque, l’importanza di quest’opera che offre l’intero repertorio teatrale in lingua dell’autore siciliano al fine di valutarne il significato ed il valore nella storia del teatro italiano. La drammaturgia capuaniana, che tenta fin dalle origini la strada del realismo, per poi allestire in concreto un progetto verista, sul quale si innesta lo studio delle anime, traccia un lungo percorso creativo, che se non altro merita di essere conosciuto per essere stato l’immagine fedele del gusto teatrale post-unitario.

 

 

 

collana

 

Varia / Carteggi

 

 

 

 

Edoardo Boutet e la società teatrale italiana

fra Otto e Novecento

Carteggi inediti

a cura di Rosanna Silvestri

premessa di Gianni Oliva

Chieti, Ufficio per il Diritto allo Studio Universitario,1990, pp. 382

 

Indice del volume:

Premessa, 7/ I. Per un ritratto di Edoardo Boutet / La formazione napoletana, 11/ Il periodo romano, 13/ "Il Carro di Tespi" e gli altri giornali di teatro, 16/ I romanzi della scena, 18/ Direttore del Teatro Argentina e l’ultima fase, 21/ II. Edoardo Boutet e l’idea di teatro / Il critico e l’idea di teatro, 31/ La messinscena, 37/ L’interprete, 39/ La funzione del direttore artistico, 42/ La compagnia, 45/ Lo stile, 45/ III. Note introduttive ai carteggi / Il fondo Boutet, 53/ I nuclei epistolari, 59/ Nota ai testi, 61/ Bibliografia, 64/ Indice dei corrispondenti, 371/ Indice dei nomi, 373 .

 

Frutto d’una lunga ricerca presso la Biblioteca romana del Burcardo, si pubblicano in questo volume 470 lettere, in gran parte inedite, di 66 corrispondenti di Edoardo Boutet, tra attori, attrici, capocomici e autori teatrali. Una sorprendente documentazione che offre una miniera di dati per conoscere da vicino la vita teatrale di una complessa stagione di trapasso del teatro italiano ed europeo. Direttore di riviste, critico penetrante e arguto, polemista irriducibile, responsabile della Stabile Romana, Boutet è stato "regista" di un’epoca che vedeva ancora attivi i testimoni della scena romantico-verista, ma anche le giovani leve del teatro nuovo. Tra i nomi dei corrispondenti spiccano quelli di D’Annunzio, di Capuana, di Pirandello, di Bracco, di Antonelli, della Duse, di Butti, di Bontempelli, di Ojetti, di Di Giacomo, di Borgese, di Martoglio, di Lopez, di Praga, ecc.

 

 

 

Gabriele D’Annunzio

Lettere ai Treves

a cura di Gianni Oliva

con la collaborazione di Katia Berardi e Barbara Di Serio

Milano, Garzanti, 1999, pp. 837

 

Indice del volume:

Introduzione, 5/ Nota filologica, 31/ Avvertenza, 45/ Glossario, 47/ Lettere a Emilio Treves, 53/ Lettere a Giuseppe Treves, 517/ Lettere a Guido Treves, 629/ Appendice I: Lettere e telegrammi non databili, 769/ Appendice II: Emilio Treves a Gabriele D’Annunzio di Ilvano Caliaro, 785/ Indice dei nomi, 811/ Indice delle opere, 827.

 

Si pubblicano in questo libro, per la prima volta in edizione integrale, le lettere di Gabriele D’Annunzio ai suoi editori, Emilio, Giuseppe e Guido Treves: una ricostruzione filologica delicata e complessa, che restituisce negli aspetti più segreti i rapporti commerciali e al tempo stesso affettivi che legarono il poeta all’azienda e alla famiglia del più grande editore italiano tra Otto e Novecento. Ne emerge un incontro-scontro tra l’autore che rivendica la propria libertà creativa e l’editore che se ne fa pratico intermediario e diffusore. È una relazione di lavoro e di amicizia, tra minacce e riprese entusiastiche, ma comunque intrisa di sottile complicità.

Il monumentale carteggio (884 tra lettere, cartoline e telegrammi) documenta passo passo la vita e l’attività di D’Annunzio dal 1885 al 1932, dal tempo del Piacere (1889), attraverso le difficoltà sorte per l’Innocente (1891), alla grande stagione delle Laudi, fino al progetto dell’Opera Omnia messo in cantiere dopo la morte di Emilio.

D’Annunzio perfeziona la sua sperimentata politica promozionale e pubblicitaria, adottando spesso soluzioni inedite e singolari con lo scopo di suscitare curiosità e mistero intorno alla propria opera. Dall’officina dell’autore a quella tipografica, fino alle vetrine dei librai e all’accoglienza dei recensori, i documenti, in gran parte inediti, delineano un importante capitolo di storia dell’editoria e di sociologia della cultura.

 

 

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